Togo, vodu e castelli

di Valentina Milani
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Incuneato nel groviglio di frontiere dell’Africa occidentale, il piccolo Togo viene spesso trascurato dalle mappe dei turisti. Eppure il suo territorio, che si allunga dal Golfo di Guinea alle aride savane del Sahel, contempla un’ampia varietà di paesaggi e comprende spiagge sabbiose, piantagioni di cacao e cotone, zone boscose, colline punteggiate da villaggi dove lo straniero è considerato sempre un ospite di riguardo.

L’inverno è il momento ideale per partire. Ogni anno in questo periodo, i membri dell’etnia Guen si riuniscono nei villaggi costieri di Glidji e Aneho, non lontano dalla capitale Lomé, per celebrare il festival Epe Epke: un evento gioioso ma soprattutto un momento cruciale del calendario vodu. Non pensate alle malefiche bambole dei film horror tempestate di spilli. Il vodu è la religione tradizionale del Togo (gli esperti ritengono che sia la più antica al mondo), fatta di devozioni e preghiere che scivolano in stati di trance, nonché l’invisibile architrave della società. Altra magica atmosfera si respira nella regione di Kara, nel nord-est: qui vivono i Tamberma, agricoltori e allevatori (un tempo cacciatori e guerrieri) che usano amuleti e feticci per difendere le proprie case di terra, le celebri tata, sorta di fiabeschi castelli fortificati. In mezzo a questi due mondi c’è il cuore segreto del Togo, fatto di sorprendenti parchi naturali (Fazao-Malfacassa), mercati brulicanti di gente (imperdibile il Grand Marché di Lomé), cascate mozzafiato (le Yikpa sul Monte Agou), colorate riserve di farfalle, e castelli coloniali (a Kpalimé). http://www.togo-tourisme.com/

(Marco Trovato) 

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