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Edizione del 25/09/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero

QUADERNI AFRICANI

Blog a cura di Amistades – www.amistades.info

    QUADERNI AFRICANI

    Verde e cattiva: l’energia rinnovabile del Marocco prodotta nei territori sahrawi occupati. Con la benedizione di Bruxelles

    di Tommaso Meo 20 Settembre 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Il piano Offre Maroc sta trasformando le province del sud in un hub energetico green

    di Ilaria Carmen Restifo – Centro Studi Amistades

    Il diavolo ĆØ nel dettaglio, recita un proverbio. Eppure i dettagli scarseggiano quando si parla del controverso progetto Taqa-Moeve, avviato a febbraio 2026 (con i primi risultati tecnici convalidati a giugno 2026) nell’ambito del programma ministeriale Offre Maroc per l’export di idrogeno verde. La stessa Iea (International Energy Agency) mette nero su bianco l’obiettivo del Marocco: fino a 905.000 tonnellate l’anno al 2030; e fino a 9,2 milioni di tonnellate/anno al 2050, di cui il 75% destinato all’export. Peccato che l’upstream della filiera sia pensato in un territorio che non appartiene al Marocco: il Sahara Occidentale.

    Per contrasto, si dovrebbe pensare di essere in paradiso, tale ĆØ la vaghezza strutturale che circonda l’iniziativa Taqa-Moeve. O meglio, la poca trasparenza. Ma il diavolo resta, eccome. Resta anche nel linguaggio e negli escamotage: il Land Reservation Agreement (eufemismo burocratico per allocare riserve fondiarie in territori altrui), qui suona più come green grabs, per parafrasare le denunce di Western Sahara Resource Watch (Wsrw) e altre ong. In altre parole, secondo i critici del progetto, l’assegnazione di terre in un’area contesa rischia di consolidare attraverso gli investimenti una situazione territoriale non risolta. E poi, di quali dimensioni territoriali si tratta? Limitarsi alla stretta penisola di Dakhla, quel finis terrae di appena trecento km2 proteso sull’Atlantico e utile per le strutture portuali, o estendersi nell’entroterra? Considerando che il programma Offre Maroc prevede lotti tra i 10.000 e i 30.000 ettari per ogni progetto approvato – su una platea complessiva di un milione di ettari individuati -, ĆØ probabile che la concentrazione dei siti finisca inevitabilmente per investire la regione di Dakhla-Oued Ed-Dahab, un’area desertica di circa centotrentamila chilometri quadrati che si estende fino al confine con la Mauritania.

    Ma se la frontiera con la Mauritania ricalca il tracciato ereditato dal periodo coloniale, diversa ĆØ la sorte del confine settentrionale, che separa il Sahara Occidentale dal Marocco: una linea tratteggiata sulle mappe e una demarcazione amministrativa de facto. Su quest’area l’Onu non riconosce alcuna sovranitĆ  marocchina, classificandola formalmente come territorio non autonomo. Eppure, Rabat la amministra come parte delle sue province meridionali: una narrativa istituzionale che si riflette anche nei comunicati industriali, tanto che una nota diffusa da Taqa il 5 febbraio 2026 identifica il progetto come Ā«situato nelle regioni meridionali del MaroccoĀ». 

    ƈ su quella linea invisibile che si regge anche l’accordo commerciale tra Bruxelles e Rabat, applicato provvisoriamente dal 2 ottobre 2025 in modifica dell’accordo Ue-Marocco su agricoltura e pesca. Settori diversi, ma stessa sentenza da disinnescare: quella con cui la Corte di Giustizia Ue, nell’ottobre 2024, aveva vietato di trattare come marocchine le risorse del Sahara Occidentale. Due paralleli, un obiettivo di fondo.

    L’iniziativa tra la marocchina Taqa e la spagnola Moeve prevede la realizzazione di un parco eolico e fotovoltaico genericamente Ā«situato nella regione di DakhlaĀ», come indicato fin dall’accordo preliminare di febbraio 2026. Da allora il progetto ĆØ avanzato: a giugno 2026 i comitati governativi hanno validato i moduli intermedi sugli studi di fattibilitĆ , che dureranno in totale diciotto mesi. Ma l’avanzamento non sembra aver portato a una maggiore trasparenza sulla localizzazione. Si tratta, in ultima analisi, di un’ambiguitĆ  d’insieme – tra aspetti cartografici e tecnici – che i mercati europei in primis trovano comodo ignorare. Ma in che modo l’Europa entra in fabula?

    Un accordo firmato per lettera, tra legge e realpolitik

    Per capire perchĆ© Bruxelles abbia avuto tanta fretta nel ratificare l’accordo commerciale col Marocco, serve fare un passo indietro. Il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola che dal 1975 vede i propri territori occupati per l’80% dal Marocco, ĆØ classificato dall’Onu come ā€œterritorio non autonomoā€. Chi ha memoria di quegli anni ricorderĆ  l’operazione con cui Rabat mobilitò 350.000 civili marocchini nel deserto, spingendo la Spagna a firmare gli Accordi di Madrid, che prevedevano la spartizione territoriale del Sahara Occidentale per due terzi al Marocco e per un terzo alla Mauritania.

    Le Nazioni Unite non hanno mai riconosciuto quell’accordo: secondo un parere dell’Ufficio Legale Onu del 2002, nessuna potenza amministrante può trasferire unilateralmente il proprio status, nĆ© cedere lo sfruttamento delle risorse di un territorio senza il consenso della popolazione che lo abita. Sulla carta, la Spagna resta ancora oggi la potenza amministrante de jure, ma di fatto non esercita quella facoltĆ  da cinquant’anni.

    Su questo precario impianto giuridico, il 4 ottobre 2024 si ĆØ abbattuta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Cgue), che ha chiesto di modificare gli accordi commerciali del 2019 – relativi a pesca e agricoltura – perchĆ© includevano risorse del Sahara Occidentale senza il consenso del popolo sahrawi, violando cosƬ il principio di autodeterminazione. La Corte aveva concesso all’Ue un margine di 12 mesi per conformarsi, fissando la scadenza al 4 ottobre 2025.

    Ed eccoci a noi. Quella dell’Ue ĆØ stata una mossa in extremis per disinnescare una scadenza giuridica che pendeva come una spada di Damocle. La Decisione del Consiglio del 2 ottobre 2025 approva l’applicazione provvisoria dello Scambio di lettere tra l’Unione Europea e il Regno del Marocco, modificando cosƬ i protocolli doganali e commerciali dell’accordo di associazione.  Fino a quel momento, il Marocco applicava le tariffe agevolate anche ai beni provenienti dal Sahara Occidentale, trattando l’area come una propria provincia e etichettando le merci come ā€œMade in Moroccoā€. Una prassi che la Corte di Giustizia europea ha smontato, stabilendo che quel territorio ĆØ ā€œdistinto e separatoā€ e che le sue risorse non possono essere assimilate sic et simpliciter a quelle marocchine.

    Per superare l’impasse, la diplomazia europea ha fatto ricorso a un doppio registro. Da un lato, ha adottato la formula dello scambio di lettere: un accordo internazionale in forma semplificata, negoziato e concluso in soli cinque giorni. Dall’altro, senza avviare una consultazione ad hoc con portatori di interesse filo-marocchini (come era giĆ  successo in passato), ha fatto proprio il linguaggio della sentenza Cgue su benefici ā€œspecifici, tangibili, sostanziali e verificabiliā€ per la regione, sfruttando l’ambiguitĆ  e bypassando il consenso del popolo sahrawi, escluso da qualunque negoziato.

    ƈ qui che si innescano gli interessi europei, anche relativamente alla strategia energetica di Rabat. PerchĆ© i mega-impianti eolici e solari che il consorzio realizzerĆ  attorno a Dakhla per alimentare la produzione di e-fuels destinati all’export sorgeranno proprio nei territori contesi.

    Il trucco della separazione geografica

    Un’automobile assemblata in Germania con acciaio turco ĆØ ā€œmade in Germanyā€. Una maglietta cucita in Portogallo con cotone egiziano ĆØ ā€œmade in Portugalā€. ƈ una regola del diritto doganale dell’UE: un prodotto ĆØ certificato dove avviene la sua trasformazione sostanziale. Questo mette in prospettiva l’intera operazione circa la spartizione geografica del progetto Taqa-Moeve.

    Alla base c’è un disegno strategico, ben riassunto nella nota diffusa dalla presidenza del Governo di Rabat in merito all’avvio dell’iniziativa:Ā  In conformitĆ  con la visione lungimirante di Sua MaestĆ  il Re Mohammed VI, volta a far entrare il Marocco nel club dei Paesi ad alto potenziale nel settore dell’idrogeno verde, il Capo del Governo Aziz Akhannouch, ha presieduto, giovedƬ 6 marzo 2025 a Rabat, una riunione del comitato incaricato dell'”Offerta Marocco”. Nel corso dell’incontro sono stati selezionati 5 investitori nazionali e internazionali per la realizzazione di 6 progetti nelle tre regioni meridionali del Regno.

    Ma non sarĆ  necessariamente l’idrogeno ad arrivare in Europa. L’idrogeno ĆØ solo un gradino intermedio di una filiera industriale articolata in tre fasi: produzione di energia elettrica green, elettrolisi dell’acqua per estrarre l’idrogeno, e successiva sintesi chimica per trasformarlo in carburanti alternativi. Ognuno dei due membri del consorzio ha un ruolo e una localizzazione diversa. Ce lo dice il comunicato stampa sull’accordo delle riserve fondiarie: Taqa Morocco si occuperĆ  della componente elettrica generata nella regione di Dakhla, Moeve guiderĆ  invece la sintesi e la commercializzazione degli e-fuels nel porto atlantico di Jorf Lasfar, circa 1500 chilometri a nord, nel Marocco propriamente detto. E’ qui che, stando al diritto doganale, dovrebbe essere certificata l’origine del prodotto. In un territorio riconosciuto ufficialmente. Ma dove avverrĆ  la scissione dell’acqua per produrre l’idrogeno verde? Su questo, le carte tacciono, come evidenzia un report di Wsrw dello scorso febbraio.

    Ecco il trucco — se di trucco si può parlare, visto che non viola nessuna norma. La separazione geografica tra produzione e trasformazione non ĆØ un dettaglio tecnico: si configura come l’architettura giuridica del progetto. Producendo l’energia a sud del confine e trasformandola in prodotto esportabile a nord, il consorzio può etichettare ammoniaca e e-fuels come “made in Morocco” — senza che nessuna dogana, nessuna sentenza CGUE, glielo impedisca. Sulla carta, quella merce non ĆØ mai stata sahrawi.

    Le tappe del progetto TAQA-Moeve

    DataEvento
    Giugno 2021Il Marocco adotta la roadmap nazionale per l’idrogeno verde
    11 marzo 2024Circolare del Capo del Governo lancia il quadro “Offre Maroc”
    6 marzo 2025Selezionati 5 consorzi per 6 progetti, 319 mld MAD (~30 mld €)
    5 febbraio 2026Taqa-Moeve firma l’accordo preliminare di riserva fondiaria
    11 giugno 2026 Validazione dei primi moduli di valutazione da parte di Rabat e avvio del ciclo studi fattibilitĆ  (18 mesi)

    La domanda ĆØ sempre la stessa: chi ci guadagna? Taqa incassa un altro pezzo del suo portafoglio di decarbonizzazione. Moeve trasforma un vecchio progetto di idrodotto in un business di e-fuels per l’export. Il Marocco consolida l’occupazione progetto dopo progetto. E l’Unione Europea si assicura il suo import di carburanti alternativi, senza violare formalmente la sentenza della propria Corte.

    Chi perde ĆØ la parte che nell’accordo non compare da nessuna parte: la popolazione sahrawi, esclusa dagli accordi sui ā€œbenefici localiā€ promessi in suo nome. Nel nome di un popolo che per la maggior parte vive fuori dalla propria terra, nei campi profughi di Tindouf, in Algeria.

    Almeno per ora, la recente decisione della camera bassa del parlamento spagnolo – approvata il 10 settembre nel pieno delle tensioni legate anche ai fatti di Ceuta – non sembra destinata a incidere sugli assetti reali: la proposta di legge punta a riconoscere la nazionalitĆ  spagnola a chi viveva nel Sahara occidentale all’epoca della dominazione coloniale e ai loro discendenti. 

    Il popolo sahrawi, del resto, ĆØ ormai minoranza nelle proprie terre: tutt’altro che scontato chi, alla fine, ne beneficerĆ  davvero. Il territorio che paga il conto resta, come cinquant’anni fa, quello che nessuno chiama per nome.

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