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QUADERNI AFRICANI

Blog a cura di Amistades – www.amistades.info

    QUADERNI AFRICANI

    Gibuti, lo snodo strategico dove si intrecciano rotte marittime e crisi alimentare

    di claudia 15 Novembre 2025
    Scritto da claudia

    di Lisa B. e Martino F. – Centro Studi Amistades APS

    Gibuti, snodo strategico sullo stretto di Bāb al-Mandab, attira crescenti interessi geopolitici nonostante una grave crisi idrica e alimentare regionale. A fronte di complesse dinamiche socio-economiche come le migrazioni e la fame acuta, Cina e India adottano approcci divergenti alla cooperazione, tra investimenti infrastrutturali e ā€œdiplomazia della fameā€.

    Affacciato sullo stretto di Bāb al-Mandab, nonchƩ principale choke point marittimo mondiale, il Gibuti gode di una posizione di controllo sulle rotte in uscita ed entrata dal Mar rosso, richiamando gli appetiti di Stati esteri nel voler stabilire basi militari e hub economici nel Paese, di fatto aumentando il peso del Gibuti nelle dinamiche geopolitiche mondiali.

    Nonostante il potenziale peso geopolitico sia favorevole, il Gibuti versa in una situazione ambientale e socio-economica precaria. Con un’estensione di 23000 km2, e a fronte di ripetute ondate di siccitĆ  nel corso degli ultimi cinque anni, il Paese ha affrontato ondate di siccitĆ  sempre più frequenti. Le crisi idriche sono diventate croniche, con effetti devastanti sull’agricoltura e sulla vita quotidiana. Più della metĆ  della popolazione vive in alloggi precari, spesso senza accesso stabile all’acqua potabile, come affermato dal Direttore di Action contre la Faim in Gibuti, ā€œLa realtĆ  ĆØ che la stragrande maggioranza delle famiglie ha appena dei raccordi di fortuna alla rete di acqua potabile […] e molti ricorrono a degli allacciamenti informali, abusivi,[…]ā€. Non solo, ma si stima che nel 2013 più del 20% dei bambini soffriva di ritardi nello sviluppo, e che 1 bambino su 6 era affetto da malnutrizione. Anche gli ultimi reports ICPAC prevedono un aggravamento delle condizioni climatiche nella regione del Corno d’Africa, con previsioni di pioggia sotto la norma e condizioni di caldo estremo più alte del solito, che porteranno ad una diminuzione del bestiame dedito al pascolo e all’allevamento, ad un aumento dei costi del cibo e quindi di casi di insicurezza alimentare acuta e malnutrizione. Tale circolo vizioso di causa-effetto si manifesta con ā€œ[…] più casi di malnutrizione nei bambini durante i periodi di siccitĆ ā€ e contro cui attivisti locali, come le mĆØres conseillĆØres combattono ogni giorno, attraverso programmi mirati, come il programma PROGRES, di lotta contro la fame ed educazione all’alimentazione. Per Fatima, donna che ha beneficiato di PROGRES, il supporto ĆØ stato fondamentale, in quanto ā€œIl programma mi ha permesso di evitare alcune malattie, come la diarrea. Consiglio alle madri del mio villaggio di approfittare di questa occasioneā€.

    La quota di popolazione che si trova in situazione precaria è in aumento, soprattutto se si considera che la forte tradizione di solidarietà e accoglienza della popolazione ha visto il Gibuti accogliere circa 40000 rifugiati dai paesi vicini nel corso degli ultimi anni. Ne è un esempio il centro di rifugiati di Umukwaja, che ospita circa 15000 rifugiati somali, per i quali le condizioni di vita sono sempre più critiche.

    È proprio tra tali interessi geostrategici e condizioni sociali locali, che si sono sviluppate strategie di investimento infrastrutturale e programmi diplomatici per la fame. Di particolare interesse, è il diverso approccio intrapreso da Cina e India, entrambi attori chiave nella regione, che si caratterizzano da metodi alla cooperazione e investimenti divergenti.

    Da ormai un decennio, la Cina mostra un crescente interesse nella regione del Corno d’Africa, consolidando la sua presenza nel quadro della Belt and Road Initiative (BRI), sviluppando e investendo in infrastrutture (porti, ferrovie e strade) a supporto del commercio e della distribuzione locale e internazionale. Le immagini satellitari del programma europeo Copernicus mostrano chiaramente come, negli ultimi nove anni, la penisola di Gibuti si sia trasformata in un hub infrastrutturale e militare.

    Qui la Repubblica Popolare Cinese mostra un elevato attivismo, la cui base militare ĆØ incardinata nel Porto Multifunzionale di Doraleh, localizzato 5 km ad occidente della cittĆ  di Djibouti. L’analisi comparativa IMINT evidenzia infatti sia la costruzione ex novo di un pontile di ormeggio all’estremitĆ  occidentale del Porto, in corrispondenza del sedime militare, sia un ampliamento in estensione delle infrastrutture nel retroporto che alimentano la ferrovia Addis Adeba-Djibouti, arteria di collegamento di primaria importanza nell’Africa Orientale.

    L’impatto degli investimenti cinesi nella lotta contro la fame in Africa, e in particolare in Gibuti, si può definire indiretto, in quanto mirato a migliorare l’accesso delle derrate alimentari, tramite investimenti per le infrastrutture e la logistica. Infatti, gli investimenti cinesi in Gibuti avvengono attraverso prestiti e donazioni alimentari limitate, nonchĆ© attraverso accordi bilaterali legati a concessioni strategiche, che spesso non faticano ad essere associate alla definizione di dept-trap diplomacy. Il 3 Ottobre 2025, il Ministero dell’Agricoltura del Gibuti e l’Ambasciata cinese hanno firmato un accordo Sino-Gibutino per la Sicurezza alimentare rurale, che prevede la costruzione di 3 centri di stoccaggio alimentare, la formazione tecnica di agricoltori locali e la donazione di 1200 tonnellate di riso e grano.

    D’altra parte, gli interessi strategici marittimi indiani in Gibuti appaiono meno preponderanti di quelli cinesi, come dimostra l’assenza di basi permanenti indiane in Gibuti. Tuttavia, nella regione, l’India supporta la lotta contro la fame, proponendosi con interventi multilaterali più diretti di quelli cinesi, investendo risorse moderate, con programmi alimentari mirati ai bisogni immediati della popolazione. La diplomazia dello sviluppo si traduce infatti con l’invio di grano, medicine e know-how, anche attraverso enti internazionali e locali (WFO, FAO, ONG locali etc.), come dimostrano la Campagna ā€œDjibouti Nourritā€ e il recente incontro tra l’ambasciata indiana e il ministero della pianificazione di Gibuti, per siglare una ulteriore partnership indo-africana in materia di supporto e invio di grano indiano in Gibuti.

    In questo contesto, le strategie di Cina e India offrono due modelli di intervento distinti: da un lato, un approccio infrastrutturale e strategico, volto a consolidare il controllo logistico e commerciale; dall’altro, una diplomazia alimentare più diretta, orientata al sostegno immediato delle fasce più fragili. Entrambe le traiettorie, se integrate con politiche locali inclusive e sostenibili, possono contribuire a rafforzare la resilienza del Gibuti, ma solo a condizione che gli investimenti esterni siano accompagnati da una reale volontĆ  di empowerment comunitario e sviluppo endogeno.

    Gibuti ĆØ quindi al centro di una partita globale. Ma mentre le potenze si contendono porti e corridoi, la popolazione resta in bilico tra fame, siccitĆ  e promesse di sviluppo. La sfida, ora, ĆØ trasformare la geopolitica in progresso reale. Le crisi idriche, la malnutrizione e la pressione migratoria rendono il Paese vulnerabile a forme di cooperazione che, se non bilanciate, rischiano di accentuare dipendenze strutturali.

    Per scoprirne di più | Eventi locali e iniziative sul tema:

    1. Forum Regionale IGAD sulla Sicurezza Alimentare
    2. Laboratorio ā€œInnovazione contro la PovertĆ ā€
    3. Evento ā€œIndia-Africa Seed Summitā€

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    15 Novembre 2025 0 commentI
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