La scuola si sposta a distanza nelle aree della Repubblica Democratica del Congo maggiormente esposte all’Ebola. A partire dall’anno scolastico 2026-2027, il governo introdurrà la didattica a distanza in 18 zone sanitarie considerate ad alto rischio, mentre l’epidemia provocata dal virus Ebola Bundibugyo continua a diffondersi nel Paese a una velocità definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «senza precedenti».
La misura, riferisce l’emittente congolese Radio Okapi, è stata annunciata dalla ministra di Stato per l’Istruzione nazionale, Raïssa Malu, con l’obiettivo di garantire la continuità delle lezioni senza aumentare il rischio di contagio all’interno degli istituti scolastici.
Nelle aree interessate saranno distribuiti ogni quattro settimane materiali didattici stampati, mentre le emittenti radiofoniche locali e comunitarie trasmetteranno lezioni destinate agli studenti. Il piano, realizzato dai ministeri dell’Istruzione e della Salute, comprende anche campagne di sensibilizzazione rivolte al personale scolastico e misure per limitare i grandi assembramenti.
La decisione arriva mentre il quadro epidemiologico continua a peggiorare. Secondo il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, quasi 5.000 persone sono state contagiate e oltre 2.300 sono morte in sei province e 55 zone sanitarie della Repubblica Democratica del Congo.
«L’epidemia è ben lungi dall’essere sotto controllo», ha avvertito Tedros, sottolineando come una delle principali preoccupazioni sia rappresentata dalle persone che continuano a morire nelle proprie abitazioni e nelle comunità, al di fuori dei centri di cura e delle liste dei contatti già identificati. «Ogni decesso di questo tipo indica l’esistenza di una catena di trasmissione non ancora identificata», ha spiegato.
Il rischio ha ormai superato i confini congolesi. L’Uganda è riuscita a interrompere la trasmissione dopo l’introduzione del virus nel Paese, mentre il mese scorso un viaggiatore contagiato ha raggiunto la Francia. «I confini possono rallentare la risposta, ma non fermano un virus», ha ammonito il direttore generale dell’Oms.
Sul fronte della ricerca arrivano tuttavia i primi segnali incoraggianti. Due vaccini sviluppati specificamente contro il virus Bundibugyo sono entrati nella fase di sperimentazione sull’uomo, mentre un terzo candidato, che ha mostrato una protezione crociata negli studi sugli animali, viene preparato per una sperimentazione clinica di Fase III. Lo studio clinico Partners, sponsorizzato dall’Oms, ha già arruolato 100 pazienti.


