Sequestri in forte aumento e rotte sempre più consolidate attraverso il Sahel: l’Algeria rafforza controlli, strumenti legislativi e cooperazione internazionale per contrastare le reti del narcotraffico.
Di Michele Vollaro
L’Algeria è sempre più esposta al traffico internazionale di cocaina, con sequestri in costante aumento e una rotta ormai consolidata attraverso il Sahara. È quanto emerge da una serie di articoli pubblicati negli ultimi giorni dal quotidiano El Khabar, in un momento in cui anche altri media locali riportano con crescente frequenza operazioni di sequestro nel Sud del Paese, e in cui le autorità algerine intensificano gli sforzi diplomatici e legislativi per arginare il fenomeno.
La rotta e i numeri
Secondo dati citati dal quotidiano e attribuiti all’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), l’Africa occidentale e il Sahel sono ormai tappe chiave della rotta della cocaina dal Sud America al Nord Africa. Il percorso, lungo oltre 7.000 km, parte da Colombia e Brasile — dove le reti sudamericane vendono i carichi a organizzazioni criminali nigeriane — transita via mare nei porti dell’Africa occidentale (Costa d’Avorio, Benin, Nigeria, Camerun), attraversa il Sahel (Mali, Niger) e raggiunge infine l’Algeria attraverso le piste sahariane, passando nelle mani di 3-8 trafficanti diversi lungo il tragitto, con un prezzo che si moltiplica di due o anche tre volte rispetto al punto di partenza.
I numeri confermano la tendenza: dai circa 256 kg sequestrati nel 2023, si è passati, nel solo 2025, a 934 kg sequestrati dall’esercito, oltre 665 kg dalla Direzione generale della sicurezza nazionale e 728,3 kg dalle dogane. Nel primo semestre di quest’anno, l’esercito algerino ha sequestrato altri 730 kg, con oltre 1.092 trafficanti fermati. Episodi recenti confermano il trend: a metà agosto i militari hanno sequestrato quasi 2 milioni di pillole psicotrope e 43,5 kg di cocaina in una settimana; il 17 agosto un’operazione ha portato al sequestro di oltre 86 kg di cocaina, con accusa anche di riciclaggio di denaro. Circa il 90% dei sequestri si concentrerebbe su due rotte nel Sud, soprattutto quella Bordj Badji Mokhtar-Adrar, con una percentuale pari al 70% del totale.
La lettura degli esperti
Il politologo Oussama Bouchmakh, interpellato da El Khabar, attribuisce l’esposizione dell’Algeria alla sua posizione geostrategica tra Maghreb, Mediterraneo e Sahel, e segnala la crescente centralità delle accuse di riciclaggio nelle inchieste giudiziarie, volte a colpire le risorse finanziarie delle reti criminali oltre ai sequestri fisici. Gli articoli dei media locali segnalano inoltre un elemento di preoccupazione ulteriore: l’Algeria si starebbe progressivamente trasformando da semplice Paese di transito a mercato di consumo della cocaina.
La risposta istituzionale
Il fenomeno si inserisce in un quadro di crescente attenzione politica ad Algeri. Le autorità hanno varato lo scorso anno una Strategia nazionale per la prevenzione dalle droghe e dalle sostanze psicotrope per il periodo 2025-2029, che punta a coniugare prevenzione, presa in carico terapeutica e repressione, affiancata da una recente revisione legislativa volta ad aggiornare l’impianto normativo alle nuove modalità operative della criminalità organizzata.
Il governo ha più volte ribadito, anche in occasione della Giornata mondiale contro la droga, l’impegno a rispettare le convenzioni internazionali in materia, sottolineando la necessità — riconosciuta anche da funzionari come il primo ministro Sifi Ghrieb — di un coordinamento rafforzato tra apparati di sicurezza, giustizia e amministrazione, oltre che di una cooperazione internazionale strutturata con le Nazioni Unite, l’Interpol e i Paesi limitrofi per contrastare reti criminali che, per loro natura, operano su scala transfrontaliera. Un approccio che riflette la crescente consapevolezza, da parte di Algeri, che la sola dimensione nazionale non è sufficiente ad arginare un traffico le cui radici affondano a migliaia di chilometri di distanza, sull’altra sponda dell’Atlantico.



