Nel cuore del Sahara, i pastori hanno imparato a riconoscere le rocce cadute dal cielo, che accendono la speranza di fare fortuna. Il commercio di meteoriti è un fenomeno che racconta sogni e contraddizioni del Paese
di Guy Peterson / Panos Pictures
Ogni giorno, secondo le stime degli scienziati, circa 45.000 chili di materiale meteoritico raggiungono l’atmosfera terrestre. La quasi totalità brucia nel cielo, disegnando scie luminose che conosciamo come stelle cadenti. Una piccola parte, però, riesce a toccare il suolo: rocce spaziali rarissime che, se riconosciute, possono valere fortune.
Dai cammelli agli astri
In Mauritania, tra le dune infinite e i deserti rocciosi che sembrano sospesi fuori dal tempo, i pastori hanno imparato a distinguere le pietre cadute dal cielo. La chiave è la cosiddetta “crosta di fusione”, quella superficie scura che si forma durante l’attraversamento infuocato dell’atmosfera e che, a occhi esperti, brilla come un marchio celeste. In questi paesaggi aridi, dove ogni dettaglio risalta contro il beige uniforme della sabbia, la caccia al meteorite è diventata negli ultimi anni non solo un passatempo ma un mestiere, perfino un’ossessione capace di cambiare la vita.

Mohamed Bagouma, pastore nomade che abita dalle parti di Bir Moghrein, ha iniziato a cercare meteoriti dieci anni fa. «All’inizio pensavamo fossero solo pietre inutili», racconta, accarezzando il piccolo frammento custodito con cura sul cruscotto della sua vecchia auto, un cimelio che porta con sé come un amuleto. Con il figlio scandaglia il terreno mentre accompagna i cammelli al pascolo, gli occhi fissi a terra in cerca di un bagliore insolito. Solo una volta, dice, ha trovato una pietra davvero preziosa, ma continua a cercare con ostinazione. Non è difficile capire il perché: conosce bene la storia di un suo vicino che, grazie a un ritrovamento eccezionale, ha potuto vendere la meteorite a un collezionista europeo e trasferirsi con la famiglia in città, abbandonando la vita nomade. Per molti come Mohamed, la speranza è che il deserto, custode di segreti millenari, possa un giorno restituire un frammento di universo capace di riscrivere il destino di un’intera famiglia.
Tra scienza e illusioni
A valutare i reperti ci pensa Lamine Henoun, guardia giurata part-time e appassionato autodidatta di rocce spaziali. Con una lente d’ingrandimento e una striscia magnetica verifica il contenuto ferro-nichel delle pietre portate ogni giorno dai pastori in cerca di fortuna. «La maggior parte non vale nulla», ammette con rassegnazione. Una o due al mese, però, si rivelano autentici meteoriti. In quei casi Henoun si connette a internet tramite Starlink e pubblica foto su Facebook e TikTok, sperando di attirare l’attenzione di collezionisti stranieri. Il massimo che abbia guadagnato finora è stato 55 dollari, poco più del suo stipendio mensile. «Il segreto dei meteoriti, che non è un vero segreto», commenta amaro, «è che i poveri qui non ne traggono beneficio». Henoun agisce come un mediatore, comprando dai pastori rocce che giudica essere meteoriti e che possono essere rivendute nella capitale o a via web livello internazionale. Senza l’ausilio di veri laboratori è quasi impossibile stabilire l’autenticità di un meteorite e distinguerlo da una semplice pietra. Henoun, però, armato solo di strumenti elementari e di un occhio allenato da anni di pratica, riesce a stimare il valore dei reperti e il rischio che corre acquistandoli dai nomadi.

La febbre dei meteoriti nel deserto mauritano sembra contagiosa. Ahmedou Cheikh Abba, giovane imam di provincia, era convinto di aver trovato un frammento celeste e lo cedette a un imprenditore marocchino per 2.500 dollari. Solo più tardi scoprì che si trattava di un falso. «Fa parte del gioco», dice oggi ridendo, anche se quell’incasso, seppur effimero, gli permise di portare i figli in vacanza. A Nouakchott, la capitale, il commercio avviene invece alla luce del sole, sotto tende improvvisate nei quartieri periferici. Qui uomini come Hama Sidi Othaman, che si autodefiniscono “broker di meteoriti”, espongono con orgoglio pietre dai prezzi esorbitanti: fino a 64.000 dollari per un presunto frammento lunare. È un mercato senza regole, alimentato da collezionisti internazionali, speculatori e illusioni che fanno del deserto un palcoscenico in bilico tra scienza, speranza e truffa.
Misteri nel deserto
La Mauritania e il Sahara hanno restituito negli ultimi anni alcuni dei reperti più antichi mai trovati sul nostro pianeta. Nel 2020, nell’Algeria sud-occidentale è stato rinvenuto Erg Chech 002, un meteorite di 4,6 miliardi di anni, più vecchio della Terra stessa. Si tratta di un’andesite rarissima, parte della crosta di un protopianeta poi disgregatosi nelle fasi iniziali del Sistema solare. Un vero “mattone primordiale” che permette oggi ai ricercatori di ricostruire i meccanismi della formazione dei pianeti. La Mauritania ospita inoltre il cratere di Tenoumer, uno dei meglio conservati al mondo: 1,9 chilomteri di diametro e 110 metri di profondità, formato dall’impatto di un meteorite tra 10.000 e 30.000 anni fa. Per decenni lo si è creduto un vulcano, ma le analisi hanno dimostrato che si tratta di roccia fusa sotto l’impatto celeste.

Non mancano gli enigmi. Il più famoso è il “meteorite di Chinguetti”, una presunta mesosiderite gigantesca avvistata nel 1916 dal capitano francese Gaston Ripert. Nel suo racconto, descrisse una collina di ferro alta 40 metri e lunga 100, e portò con sé un frammento di 4 chili da analizzare a Parigi. Nonostante numerose spedizioni, nessuno ha mai ritrovato il colossale meteorite. Oggi tre ricercatori britannici ritengono di averne individuato la possibile posizione sotto una duna, grazie a modelli digitali di elevazione. Se fosse confermato, si tratterebbe di uno dei ritrovamenti più straordinari della storia della geologia.
I segreti dell’universo
Ely Cheikh Ould Mohamed Navee, presidente dell’associazione astronomica della Mauritania e unico dottore in scienze planetarie del Paese, guarda con interesse ma anche con preoccupazione al fenomeno. «I nomadi sono i migliori collezionisti del mondo», riconosce. «Manca però un museo, manca una regolamentazione. I meteoriti trovati qui potrebbero raccontarci molto dell’universo e del nostro posto in esso». E non è solo romanticismo: nel mondo sono stati censiti più di un milione di asteroidi e l’Agenzia spaziale europea (Esa) lavora ogni giorno, attraverso il Planetary Defence Office, per monitorare quelli che potrebbero minacciare la Terra. In questo contesto, anche i frammenti raccolti in Mauritania assumono un valore che va oltre il commercio, diventando parte di un grande archivio cosmico. Per ora, la caccia resta affidata alla fortuna dei pastori e all’occhio esperto di chi vive nel deserto. E mentre la Via Lattea illumina le notti di Bir Moghrein, i cacciatori di stelle cadute continuano a scrutare il suolo, sperando che la prossima pietra scura possa cambiare per sempre la loro vita.
Questo servizio è uscito sul numero 2/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.



