Quando la tecnologia incontra l’estrema instabilità politica, la violenza armata e politiche di progressiva riduzione dello spazio civico, può diventare un’arma letale per il diritto e l’economia ma anche una porta per un enorme afflusso di denaro. È esattamente quello che sta succedendo in Repubblica centrafricana (Rca) che, con le sue spericolate politiche sulle criptovalute, presentate come strumento per la crescita economica, la modernizzazione e lo sviluppo nazionale, sta dimostrando l’opacità e la pericolosità di queste tecnologie se amministrate da mani sbagliate.
La scommessa crypto di Bangui
Nel 2022, la Rca è diventata il secondo Paese al mondo a legalizzare le criptovalute come moneta ufficiale, una scelta criticata dalle istituzioni finanziarie internazionali, dalle autorità di regolamentazione bancaria regionali e dalla Corte Costituzionale del Paese. L’ambizioso programma in ambito crittografico riguardava inizialmente la legalizzazione del bitcoin, seguito dal lancio di una criptovaluta nazionale (Sango Coin) e, successivamente, dall’introduzione di un token basato su meme, denominato $Car. Sebbene la legalizzazione del bitcoin sia stata poi revocata, la legislazione ha consentito la tokenizzazione di terreni e risorse naturali attraverso sistemi basati su blockchain privi di solide garanzie di governance.
Queste iniziative sono state implementate in un Paese in cui l’accesso all’elettricità, alla connettività mobile e a internet rimane fortemente limitato e dove la maggior parte delle persone sono vittime di sfollamenti, insicurezza e povertà. Una partecipazione significativa dei cittadini ai mercati delle criptovalute è ancora oggi in gran parte utopica, se non proprio irrealistica.
Secondo un recente report del Gi-Toc, la narrativa ufficiale del governo centrafricano per promuovere queste innovazioni (“inclusione finanziaria”, “modernizzazione”, “crescita”) non regge se confrontata con le condizioni materiali del Paese: nel 2022, quando il bitcoin viene riconosciuto come moneta legale accanto al Franco Cfa, solo il 15,7% della popolazione era connesso all’elettricità, meno del 40% aveva un abbonamento mobile, e il Pil pro capite era circa 467 dollari l’anno. In queste condizioni, la stragrande maggioranza dei cittadini non può realisticamente “partecipare” a investimenti crypto.
Il sospetto è che queste iniziative nascondano un obiettivo diverso da un reale sviluppo inclusivo: attirare capitali esteri e flussi fuori dai canali tradizionali. In un contesto di frammentazione dell’autorità statale e “esternalizzazione” di sicurezza e risorse a interessi privati perlopiù stranieri, la criptovaluta diventa un nuovo strumento per mettere a valore (e potenzialmente alienare) asset nazionali in modo opaco.
Da Sango Coin a $Car: una truffa annunciata
Mentre veniva archiviato il bitcoin legale, nasceva il Sango Coin, lanciato a metà del 2022 e pubblicizzato come “un progetto economico trasformativo” che offriva agli investitori stranieri accesso a terreni, e-residence e opportunità di investimento nel settore minerario e forestale, promettendo progetti infrastrutturali su larga scala come una “Crypto city”. Nonostante queste ambizioni, l’iniziativa non è riuscita ad attrarre investimenti significativi, con solo una piccola frazione dei token previsti venduti e molti dei risultati promessi rimasti irrealizzati.
Sango Coin è stata però la prova generale per quella che è la madre di tutte le truffe in questo settore: all’inizio del 2025, il governo di Bangui ha introdotto la moneta meme $Car, puntando su una forte promozione social. La moneta è stata estremamente volatile sin dal lancio, con irregolarità tecniche, governance poco trasparente e dubbi sulla manipolazione del mercato. Il rapporto di Gi-Toc documenta come la moneta $Car fosse collegata alla tokenizzazione speculativa di terreni, consentendo l’acquisto di appezzamenti in criptovaluta attraverso piattaforme in gran parte non regolamentate.
Aggirare le banche (e i controlli)
La volontà politica dietro queste iniziative tecnologiche è piuttosto chiara: aggirare i vincoli del sistema bancario tradizionale e creare canali finanziari meno dipendenti dagli intermediari internazionali. Secondo Gi-Toc, l’adozione delle criptovalute in Repubblica centrafricana sembra essere motivata tanto dalla ricerca di autonomia monetaria quanto dalla necessità di facilitare i flussi finanziari con partner sensibili, come la Russia.
Il report descrive la dipendenza del potere dell’ex primo ministro Faustin-Archange Touadera da alleati esterni e identifica come principale tra questi il gruppo russo Wagner, presente nel Paese dal 2017 e che ha avuto un ruolo decisivo nel consolidamento del potere politico durante la fase elettorale 2020–2021 e nell’offensiva successiva contro le milizie. In cambio della protezione, Wagner ha ottenuto accesso privilegiato a risorse, soprattutto miniere e legname.
In un contesto in cui la sovranità economica è già negoziata attraverso sicurezza e concessioni, la blockchain non è “tecnologia neutra”. La tokenizzazione diventa un ulteriore modo di tradurre potere politico in controllo e monetizzazione di asset, con nuovi canali e meno controlli.
Il report ricostruisce un episodio del 2017: una delegazione centrafricana va a Sochi, in Russia, e incontra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Dalle notizie (rese note da Mondafrique) emerge un nodo pratico: le banche centrafricane fanno trasferimenti attraverso conti corrispondenti in Francia e questo “impedisce alla parte russa di fare bonifici”. La soluzione discussa tra russi e centrafricani è brutale e concreta: pagamenti in contanti, consegnati con jet privati. In questo quadro, la frase attribuita a Touadera nel 2022, “l’alternativa al contante sono le criptovalute”, smette di essere un semplice slogan.
Legalizzare le crypto, mettono in guardia da tempo gli esperti, può riflettere il tentativo di attirare investitori “non tradizionali” fuori dai canali convenzionali. E Wagner è il perfetto esempio di attore che potrebbe beneficiare di queste architetture: la blockchain non è soltanto “innovazione”, ma anche un possibile ed efficiente meccanismo di trasferimento di valore e pagamento in un ecosistema politico-economico che già ragiona in termini di cash, concessioni e protezione. Secondo il report di Gi-Toc, la blockchain in Rca viene usata come tecnologia di bypass dei controlli, dei canali bancari e dei vincoli regolatori, oltre che come tecnologia di monetizzazione rapida (token, meme coin, terra tokenizzata), in un contesto già segnato da pesanti influenze esterne e da uno Stato debole.
Terreni tokenizzati
L’ambizione dichiarata del governo centrafricano è di estendere la tokenizzazione dagli appalti ai diritti minerari. La fase più controversa è la tokenizzazione dei terreni tramite $Car: nel maggio 2025, un decreto legge autorizzava la tokenizzazione di 1.700 ettari nella prefettura di Lobaye, con concessioni annunciate per 99 anni, pagabili in criptovalute sulla piattaforma Solana.
Niente carta, niente verifica dell’identità, nessun controllo antiriciclaggio: oggi sono sufficienti un indirizzo email e la disponibilità di criptovaluta per acquistare un terreno in Centrafrica.


