Quattro tra i principali studi legali del Sudafrica hanno avviato un’azione legale contro il governo contestando i nuovi obiettivi su occupazione e proprietà a favore della popolazione nera, giudicati «irrazionali» e difficilmente raggiungibili nei tempi previsti, come riporta Reuters.
Il ricorso, che sarà esaminato dall’Alta Corte di Pretoria, punta a ottenere l’annullamento del nuovo codice settoriale introdotto nel 2024 nell’ambito della politica di empowerment economico dei neri (Broad-based Black Economic Empowerment, B-Bbee). La normativa prevede che le grandi società legali raggiungano il 50% di proprietà nera entro cinque anni, di cui il 25% detenuto da donne nere.
Secondo gli studi coinvolti – Deneys, Webber Wentzel, Werksmans e Bowmans – il percorso verso la partnership richiede tempi più lunghi e deve basarsi sul merito professionale, rendendo l’obiettivo fissato difficilmente realizzabile. Le società sostengono inoltre che il nuovo sistema rischia di imporre risultati «né sostenibili né legittimi”.
La controversia si inserisce in un contesto più ampio di tensioni sulle politiche adottate per correggere le disuguaglianze ereditate dall’apartheid. Il settore legale resta infatti fortemente squilibrato: i bianchi, che rappresentano circa il 7% della popolazione, detengono il 72% delle posizioni di partner nei principali studi.
Parallelamente, emergono accuse di discriminazione interna. Diversi avvocati neri, attuali ed ex dipendenti di alcune delle società coinvolte, hanno denunciato pratiche che avrebbero ostacolato la loro carriera, tra cui disparità nell’assegnazione dei casi, promozioni negate e condizioni di lavoro ritenute discriminatorie. Le società respingono tali accuse e affermano di disporre di procedure per affrontare eventuali reclami.
I dati indicano inoltre un’elevata fuoriuscita di professionisti neri prima di raggiungere ruoli senior: secondo il Legal Practice Council, nel 2024 i principali studi presentavano una maggioranza nera tra gli associati (59%), ma solo circa un quarto tra i partner.
Il governo, per voce della ministra della Giustizia Mmamoloko Kubayi, ha dichiarato di voler difendere il codice, definendolo un elemento centrale per promuovere una maggiore equità nel settore legale e correggere squilibri strutturali ancora persistenti.



