Il Marocco vota per il parlamento: un test di fiducia nella politica

di Tommaso Meo
marocco bandiera

Al voto 16 milioni di cittadini tra l’impennata dei prezzi, il calo del potere d’acquisto e una diffusa crisi di fiducia nella classe dirigente

di Céline Camoin

Oggi si vota in Marocco per le elezioni parlamentari, con 27 partiti in lizza, 395 seggi da assegnare e 16 milioni di elettori registrati. Secondo la lettura del giornale marocchino Le Collimateur, la questione centrale non è chi vincerà, ma se queste elezioni permetteranno ai cittadini di liberarsi delle figure e dei partiti che ritengono direttamente responsabili del deterioramento delle loro condizioni di vita o se aggraveranno la crisi di fiducia e di credibilità che affligge le istituzioni partitiche. La maggioranza dei marocchini, secondo il quotidiano percepisce un significativo calo di fiducia nei partiti politici.

Carovita e disuguaglianze sociali

«Le prossime elezioni non possono essere considerate separatamente dal deterioramento socio-economico che costituisce il contesto essenziale della campagna elettorale. Le classi medio-basse soffrono per l’impennata dei prezzi e il forte calo del potere d’acquisto. Nonostante i tentativi del governo di rafforzare il potere d’acquisto attraverso misure come l’assistenza sociale diretta, diversi funzionari, anche all’interno dei partiti al governo, ritengono che tale aiuto sia stato reso inefficace dall’aumento senza precedenti dei prezzi», si legge su Le Collimateur.

Istruzione, sanità e occupazione sono i temi più sensibili. I rapporti dell’Alto Commissariato per la Pianificazione confermano la persistenza di disuguaglianze sociali e territoriali, indicando che le disparità sociali continuano ad ampliarsi.

Un dibattito privo di idee

La coalizione di governo guidata da Aziz Akhannouch punta a rinnovare il proprio ruolo, forte del suo operato, mentre i partiti di opposizione, capeggiati dal Partito Giustizia e Sviluppo (Pjd islamista moderato e conservatore), cercano di capitalizzare il malcontento popolare, soprattutto giovanile, per riconquistare terreno sulla scena politica. «Tuttavia, secondo le analisi dei giornali, la campagna elettorale è priva di un autentico dibattito politico su programmi e alternative. Alcuni accademici ritengono che le elezioni siano state private del minimo indispensabile, di scambio di idee e si siano trasformate in una mera competizione tra élite. Le promesse elettorali vengono definite finanziariamente irrealistiche e mancano di chiarezza riguardo ai meccanismi di finanziamento, alimentando ulteriormente i dubbi», scrive ancora Le Collimateur.

La coalizione attualmente guidata dal primo ministro Akhannouch comprende i partiti Rni (Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti, orientamento centro-destra liberale), il Pam (Partito dell’Autenticità e della Modernità, centrista e filo-monarchico), e l’Istiqlal (Partito dell’Indipendenza, di centro-destra, liberale e conservatore).

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