Da Abdul El-Sayed a Melat Kiros, una nuova generazione di politici figli dell’immigrazione sfonda puntando su sanità, casa e costo della vita, trainata dalle comunità nigeriane e ghanesi
di Enrico Casale
Le elezioni di metà mandato del 3 novembre negli Stati Uniti sono state un successo non solo per i democratici, ma anche per numerosi candidati con radici africane. Politici e politiche afroamericane si sono affermati nelle rispettive corse al Congresso, per le amministrazioni locali e a livello statale. Dall’egiziano-americano Abdul El-Sayed all’etiope Melat Kiros, fino agli esponenti della diaspora nigeriana e ghanese, il voto di midterm ha confermato la crescente presenza delle comunità africane nella politica americana.
Questi risultati dimostrano soprattutto la forza di una nuova generazione di politici, in molti casi nati da famiglie immigrate. Hanno vinto puntando su temi concreti, partendo spesso da posizioni radicali: sanità, costo della vita, casa e opportunità economiche.
Alcune prime volte tra Camera e Senato
La storia più raccontata in queste ore è quella di El-Sayed, 42 anni, democratico del Michigan e figlio di immigrati egiziani che ha sconfitto il repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato. Sarà il primo musulmano nella storia americana a far parte dell’assemblea. Nato negli Stati Uniti, El-Sayed conserva un forte legame con l’Egitto, dove ha vissuto parte dell’infanzia ad Alessandria. In passato ha guidato il dipartimento sanitario di Detroit e nel 2018 si è candidato a governatore del Michigan. Durante la campagna ha proposto la riforma della sanità, il calo del costo degli alloggi e la riduzione del peso dei grandi finanziatori sulla politica. Gli avversari, compreso Donald Trump, ne hanno attaccato la fede religiosa, ma l’elettorato lo ha premiato proiettandolo sulla scena nazionale.
Altra vittoria storica è quella di Melat Kiros, 29 anni, nata ad Addis Abeba, in Etiopia, e arrivata negli Usa quando non aveva nemmeno un anno. La candidata democratica si è imposta nel primo distretto del Colorado, l’area di Denver. Diventa la prima donna della Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012) e la prima afroamericana dello Stato eletta alla Camera dei rappresentanti. Nelle primarie democratiche aveva già compiuto un’impresa superando la deputata uscente Diana DeGette, in carica da 15 legislature. Avvocata con laurea in Scienze politiche ed Economia, Kiros ha incentrato il programma su economia giovanile, casa, sanità e servizi all’infanzia. Ha conquistato il 78% dei consensi in un distretto tradizionalmente di sinistra.
Un terzo traguardo porta la firma di Adam Hamawy, chirurgo di origine egiziana nato in Egitto e trasferitosi negli Usa da neonato. Cresciuto nel New Jersey, ha conquistato il 18° distretto congressuale dello Stato. Risulta il primo musulmano eletto alla Camera in rappresentanza del New Jersey. Rileva il seggio della democratica Bonnie Watson Coleman, che non si è ricandidata. Hamawy vanta una carriera medica e un passato da militare nella Guardia nazionale dell’esercito. È noto per il servizio in Iraq come chirurgo di guerra: prestò i primi soccorsi alla futura senatrice Tammy Duckworth, ferita gravemente dopo l’abbattimento del suo elicottero.
La rappresentanza afrodiscendente cresce ovunque, trainata da Nigeria e Ghana
La comunità ghanese-americana festeggia Adrian Boafo, figlio di immigrati dal Ghana, eletto nel quinto distretto del Maryland. Nato in Virginia e cresciuto nel Maryland, Boafo ha lavorato nel consiglio comunale di Bowie e nell’assemblea statale. Prende il posto di Steny Hoyer, storico esponente democratico ed ex capogruppo di maggioranza alla Camera, in carica per oltre quattro decenni. Boafo si è formato proprio nello staff di Hoyer, prima come responsabile di zona e poi come capo della campagna elettorale.
Significativo anche il bilancio dei candidati di origine nigeriana nelle competizioni locali e statali. Will Jawando, nato nel Maryland da padre nigeriano e madre americana, guiderà la contea di Montgomery. L’amministrazione gestisce i servizi di un territorio con oltre un milione di abitanti nei settori di scuola, casa, trasporti, sicurezza e welfare. Jawando ha lavorato nella squadra di Barack Obama e dal 2018 siede nel consiglio di contea.
In Texas, il ventisettenne Junior Ezeonu, nato a Onitsha in Nigeria e trasferitosi in America a due anni, entra alla Camera dei rappresentanti dello Stato. Proviene dall’amministrazione locale: nel 2021 è stato il più giovane consiglier eletto a Grand Prairie e nel 2025 è diventato il più giovane vicesindaco pro tempore della città. Ezeonu ha conquistato il seggio vincendo le primarie democratiche contro il deputato uscente Chris Turner, prima di correre senza sfidanti repubblicani nelle generali.
In Pennsylvania, la deputata statale Carol Kazeem, di origine nigeriana, ha confermato il proprio seggio sconfiggendo il repubblicano Michael Bannon col 76% delle preferenze. Eletta la prima volta nel 2022, Kazeem rafforza la presenza nigeriana nelle istituzioni insieme ad altri eletti: Oye Owolewa al consiglio del Distretto di Columbia, Olaleye Onikuyide all’assemblea del Connecticut e Justin Onwenu al Senato del Michigan.
Quattro candidati di origine nigeriana conquistano un seggio nell’assemblea statale della Georgia: Gabe Okoye, Phil Olaleye, Solomon Adesanya e Segun Adeyina. Esther Agbaje ottiene la riconferma alla Camera del Minnesota, mentre Ukeme Awakessien-Jeter vince in Ohio, Odus Evbagharha in Texas e Janelle Anyanonu in New Mexico.
Tra i politici di primo piano, Ilhan Omar, nata in Somalia e giunta negli Stati Uniti come rifugiata, ha ottenuto un nuovo mandato alla Camera per il quinto distretto del Minnesota. In carica dal 2018, Omar resta una delle figure più autorevoli dell’ala progressista democratica e una voce critica sulle politiche migratorie di Donald Trump.
Come osserva Business Insider Africa, la rappresentanza africana nelle istituzioni statunitensi cresce a ogni livello, dai parlamenti locali al Congresso fino alle grandi contee. Non tutte le vittorie segnano un record: accanto ai primi eletti ci sono riconferme e percorsi politici già avviati. Il dato complessivo conferma la crescita dei cittadini americani di origine africana nella vita pubblica.
Un’influenza significativa
Lo scenario potrebbe influire sui rapporti con il continente africano. I membri del Congresso intervengono su commercio, aiuti allo sviluppo, immigrazione e politica estera. Il Senato ha inoltre il potere di ratificare nomine diplomatiche e accordi internazionali.
Tutti gli eletti militano nel Partito democratico. Hanno parlato agli elettori proponendo programmi dedicati alle questioni interne. Le origini familiari definiscono l’identità dei candidati, ma non condizionano automaticamente la linea politica nei rapporti con l’Africa. Per i giovani del continente, queste affermazioni rappresentano comunque un modello di partecipazione e accesso alle istituzioni, un tema centrale in vista delle prossime elezioni in vari Paesi africani e del dibattito sul ricambio generazionale.



