Il ritiro dell’Onu dal Sahara Occidentale è una vittoria per il Marocco

di Tommaso Meo

Dopo 35 anni termina la missione Minurso: per il Fronte Polisario l’addio dei caschi blu non intacca il diritto all’autodeterminazione, mentre Rabat celebra un passo decisivo verso la chiusura del dossier sotto la propria sovranità

di Céline Camoin

La partenza della missione delle Nazioni Unite Minurso dal Sahara Occidentale «non abroga i diritti inalienabili del popolo sahrawi», che resta fermamente impegnato a far valere il proprio diritto non negoziabile e imprescrittibile all’autodeterminazione e all’indipendenza, nonché a difendere i propri diritti con tutti i mezzi legittimi, come sancito dalle risoluzioni delle Nazioni Unite. A dirlo, pochi giorni dopo il mancato accordo al Consiglio di Sicurezza Onu sulla Minurso, dopo 35 anni, è Sidi Mohamed Omar, rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite.

Il movimento indipendentista, in lotta da ormai 50 anni contro l’occupazione marocchina del proprio territorio, sostiene di rimanere impegnato a collaborare agli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per giungere a una soluzione giusta, duratura e definitiva per la decolonizzazione del Sahara Occidentale, definito «l’ultima colonia in Africa». Il Sahara occidentale figura tuttora nell’elenco dell’Onu dei territori non autonomi, mentre l’Unione Africana ne riconosce ufficialmente l’indipendenza con il nome di Repubblica Araba Sahrawi Democratica.

Sul campo, il Fronte Polisario continua a combattere militarmente contro le forze del Marocco e, come fa regolarmente, annuncia offensive difficilmente verificabili in maniera indipendente. Ancora due giorni fa, l’agenzia stampa della Repubblica sahrawi ha scritto che unità dell’Esercito di Liberazione Popolare Saharawi «hanno preso di mira le postazioni delle forze di occupazione marocchine nel settore di Um Dreiga, infliggendo perdite significative tra le loro fila».

Il bilancio di 35 anni senza referendum

La Minurso, che sta iniziando il suo progressivo smantellamento, era stata creata per attuare il piano di regolamento del conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario per la sovranità sul Sahara Occidentale. Nello specifico, il mandato originario prevedeva il monitoraggio del cessate il fuoco – rotto il 13 novembre 2020 – e una roadmap per consentire al popolo del Sahara Occidentale di scegliere tra l’indipendenza o l’integrazione nel Regno del Marocco. Entrambi gli obiettivi sono falliti e la missione è stata oggetto di numerose critiche, per essersi ridotta a un solo ruolo di spettatrice.

Inoltre, tra le missioni di pace create dall’Onu dopo il 1978, la Minurso è stata l’unica priva di un meccanismo per monitorare, indagare e denunciare le violazioni dei diritti umani. Diversi osservatori e la parte sahrawi hanno accusato la Minurso di aver operato come uno «scudo» diplomatico che ha favorito la posizione del Marocco.

Per Rabat è una svolta storica

Per Rabat, al contrario, il mancato rinnovo del mandato della Minurso, come efetto dei veti incrociati di Stati Uniti e Russia, costituisce una svolta molto significativa nel modo in cui la comunità internazionale affronta la controversia. Lo ha detto il presidente della Camera dei Rappresentanti, Ahmed Touizi, parlando di un «passo significativo verso la chiusura definitiva del dossier del Sahara marocchino presso le Nazioni Unite», che segna il passaggio «da una logica di mera gestione a un approccio basato su una profonda trasformazione dei parametri».

La conclusione di questa fase durata 35 anni «impone di trarre le dovute conseguenze da tale cambiamento, tra cui, in primo luogo, la fine della presenza della missione nelle province meridionali del Regno». Una svolta storica, secondo Touizi, che apre per Rabat nuove prospettive che «non si misurano soltanto in base ai risultati diplomatici già conseguiti, ma anche in funzione delle responsabilità che esse comportano: il consolidamento di tali traguardi, il proseguimento dello sviluppo e il rafforzamento della presenza e del ruolo del Marocco sulla scena», ha detto Touizi, ricordando il crescente capitale di sostegno internazionale nei confronti dell’iniziativa di autonomia sotto sovranità marocchina, considerata da sempre più Paesi una base realistica e credibile per la risoluzione di questa controversia. Tra gli altri, nel 2020 gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale e nel 2024 la Francia ha appoggiato il piano di autonomia marocchino.

Il presidente della Camera ha inoltre condannato «la situazione dei nostri fratelli e sorelle trattenuti a Tindouf [i campi sahrawi in Algeria, ndr], utilizzati come strumento di pressione e di ricatto». La loro condizione, ha detto «rappresenta un caso unico di sofferenza, sia nella storia che su scala globale: sono privati dei loro diritti fondamentali – libertà di scelta, di circolazione, di spostamento e diritto all’identità – per non parlare della repressione che subiscono e della confisca del loro diritto naturale all’espressione e all’opinione».

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