I tiktoker keniani inizeranno a pagare le tasse

di Tommaso Meo
Un keniano con uno smartphone in mano

A partire dal 1° ottobre i content creator keniani dovranno fornire a TikTok le proprie informazioni fiscali, nell’ambito di un processo di integrazione più rigorosa dei proventi derivanti dai contenuti online nel sistema fiscale ufficiale del Kenya. La piattaforma comincerà a trattenere una tassa del 5% sui pagamenti destinati ai creatori di contenuti. La richiesta di TikTok segue quella di YouTube e Meta, che hanno già iniziato a detrarre le tasse dai loro compensi.

Questo cambiamento non riguarda solo i guadagni dei creator, ma modifica anche chi controlla il processo di riscossione delle tasse dal lavoro digitale: per anni, molti creatori di contenuti hanno guadagnato grazie a piattaforme che operavano al di fuori del Kenya. Un creator poteva ricevere un pagamento da YouTube, un bonus da Facebook o un compenso da TikTok senza dover passare per un ufficio pagamenti keniano prima che il denaro gli arrivasse: l’avviso di TikTok chiede ora ai creator di fornire informazioni fiscali affinché la piattaforma possa accertare la loro situazione fiscale e adempiere ai propri obblighi di pagamento. La richiesta, di per sé, non garantisce che tutti i creator saranno soggetti alla stessa tassazione.

Il governo keniano ha assegnato alle stesse piattaforme il ruolo di esattore delle tasse. Le tre piattaforme utilizzano lo stesso processo: Meta e Google hanno collegato pubblicamente le loro azioni alla ritenuta d’acconto del 5% e lo stesso farà TikTok dal ottobre. Anziché chiedere ai funzionari dell’agenzia delle entrate keniana di rintracciare ogni creator dopo ogni pagamento, il governo chiede alle piattaforma di registrare i dati fiscali di ogni utente e detrarre l’importo dovuto prima di inviare il denaro. La piattaforma, infatti, conosce già l’account del creator, i suoi guadagni e la cronologia dei pagamenti.

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