Il Somaliland è disposto a inviare soldati a Gaza

di claudia

Il Somaliland, regione settentrionale e separatista della Somalia, è pronta a inviare fino a 2.000 soldati nell’ambito della Forza internazionale di stabilizzazione prevista a Gaza, rimanendo in attesa di una richiesta ufficiale da parte degli Stati Uniti o di Israele. Lo ha affermato il presidente del Paese, Abdirahman Mohamed Abdullahi, che ha però specificato che non si sta offrendo spontaneamente, ma è pronto ad agire qualora giunga una sollecitazione diretta.

La missione a guida statunitense prevede un contingente complessivo di circa 20.000 uomini, ai quali l’Uganda ha già approvato il contributo di circa 1.200 militari e il Marocco fino a 500. Hanno promesso personale anche Albania, Kazakistan e Kosovo. Tra i compiti assegnati alla forza figurano il mantenimento della sicurezza, l’addestramento della polizia palestinese, il sostegno agli aiuti umanitari e l’impedimento di un ritorno al controllo militare da parte di Hamas.

Il Somaliland, che dispone di un esercito di  25.000 soldati e di una guardia costiera di 1.500 effettivi, non ha mai partecipato a missioni dell’Unione africana. A dicembre Israele è diventato il primo Stato a riconoscerne formalmente l’indipendenza, ponendo fine a 35 anni di isolamento internazionale per il territorio che si era proclamato indipendente dalla Somalia nel 1991, pur rimanendo considerato da Mogadiscio parte integrante del proprio territorio. A giugno, durante la prima visita ufficiale di Abdullahi in Israele, è stata inaugurata l’ambasciata del Somaliland a Gerusalemme, la prima sede diplomatica formale al mondo dopo l’ufficio di rappresentanza aperto a Taiwan nel 2020.

La mossa di Israele ha fatto impennare la visibilità internazionale del Paese, che la prossima settimana vedrà il presidente impegnato in incontri al Congresso degli Stati Uniti con figure di spicco come il senatore Ted Cruz, sostenitore del riconoscimento del Somaliland come partner strategico di Washington nel Corno d’Africa. Sebbene non vi siano promesse formali da parte americana, sono in corso colloqui su sicurezza e riconoscimento diplomatico.

Tuttavia, la svolta diplomatica ha inasprito le tensioni con la Somalia e con la Turchia, stretto alleato di Mogadiscio. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito illegittima l’iniziativa israeliana e Ankara ha risposto schierando caccia F-16 nella sua base militare in Somalia. Abdullahi ha ammesso che la situazione ha creato nuovi avversari e spinto il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud e il ministro della Difesa Ahmed Moalim Fiqi a evocare un possibile intervento nel territorio. Pur disponendo delle forze necessarie alla difesa, il Somaliland chiede assistenza tecnologica e militare a Israele e Stati Uniti, non escludendo in futuro la presenza di forze di sicurezza straniere a scopo deterrente.

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