Il generale ribelle Abdoulaye Miskine, il cui vero nome è Martin Koumtamadji, è stato condannato a 15 anni di reclusione dal tribunale penale di N’Djamena, in Ciad, che lo ha riconosciuto colpevole di associazione a delinquere, gravi maltrattamenti, tortura e omicidio per fatti risalenti al 2002 e al 2003.
I tre coimputati di Miskine sono stati condannati a dieci anni di carcere e al pagamento congiunto di 30 milioni di franchi Cfa (46.000 euro) a ciascuna delle 29 parti civili, per un risarcimento complessivo inferiore a un miliardo di franchi Cfa (1,52 milioni di euro). Le parti civili avevano domandato risarcimenti per 25 miliardi di franchi Cfa (38 milioni di euro).
Gli imputati non sono invece stati processati per crimini contro l’umanità, circostanza contestata dall’avvocato dei querelanti.
Il processo ha riguardato l’attività di Miskine e del suo movimento, il Fronte democratico del popolo centrafricano (Fdpc), da lui fondato nel 2004, prima in Ciad e poi in Repubblica centrafricana. Dopo avere partecipato alla guerra civile ciadiana, il generale si è unito alla Séléka, una coalizione di gruppi armati che nel 2013 ha rovesciato il presidente centrafricano François Bozizé.
Arrestato insieme ai suoi tre coimputati nel novembre 2019 nel sud-est del Ciad, Miskine è da allora detenuto a N’Djamena. Bangui ha chiesto al Ciad la sua estradizione, senza successo.
Miskine ha respinto tutte le accuse, mentre il suo legale, Benjamin Mamgo Dibaye, ha definito il verdetto una delusione e ha annunciato il ricorso alla Corte Suprema.



