La Corte di cassazione della Tunisia ha respinto tutti i 46 ricorsi presentati nell’ambito del processo per la cosiddetta “cospirazione contro la sicurezza dello Stato 1”, confermando in via definitiva le pesanti condanne inflitte a oltre 40 esponenti dell’opposizione, attivisti, avvocati e uomini d’affari. Lo ha reso noto una fonte giudiziaria all’agenzia di stampa ufficiale Tunis Afrique Presse (Tap).
Nel dettaglio, i giudici della Cassazione hanno rigettato 44 ricorsi nel merito e due per motivi di forma. La decisione rende definitiva la sentenza pronunciata il 28 novembre scorso dalla Corte d’appello di Tunisi, che aveva confermato pene detentive comprese tra cinque e 45 anni di carcere con esecuzione immediata, oltre alla confisca dei beni e alla sottomissione alla sorveglianza amministrativa per diversi imputati.
Immediata la reazione delle difese. L’avvocata Haifa Chebbi, figlia del leader del Fronte di salvezza nazionale Nejib Chebbi, condannato a 12 anni di reclusione, ha dichiarato che la sentenza conferma la mancanza di indipendenza del potere giudiziario. Secondo Chebbi, gli oppositori sono entrati in carcere per decisione politica e ne usciranno solo quando il presidente Kais Saied cadrà. Tra le figure di spicco colpite da pene di 20 anni di carcere figurano Ghazi Chaouachi, Issam Chebbi, Jawhar Ben Mbarek e Ridha Belhaj, mentre all’esponente politico Noureddine Bhiri sono stati inflitti dieci anni.
Le accuse contestate nell’inchiesta, avviata nel febbraio del 2023, riguardano la cospirazione contro la sicurezza interna ed esterna dello Stato, la costituzione di un’associazione terroristica, il tentativo di cambiare la forma dello Stato e l’attentato alla sicurezza alimentare e ambientale. Il ministero della Giustizia tunisino ha ribadito che gli imputati hanno cercato di destabilizzare il Paese, mentre il presidente Saied ha difeso l’autonomia della magistratura, definendo in passato gli oppositori “traditori e terroristi”. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano tuttavia da tempo un condizionamento dell’esecutivo sui giudici, avviato con la sospensione del Parlamento nel 2021 e lo scioglimento del Consiglio superiore della magistratura nel 2022.



