I problemi del Sudafrica non possono più essere nascosti “sotto il tappeto”

di claudia
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Di Federico PaniCentro studi AMIStaDeS

A trent’anni dalle prime elezioni democratiche del Sudafrica (1994), emergono ancora oggi sfide significative. La corruzione dilagante, la persistente disoccupazione, l’aumento della criminalità e le profonde disuguaglianze socio-economiche continuano a mettere a dura prova il Paese.

Lo slogan elettorale “Una vita migliore per tutti” lanciato dall’ANC, African National Congress, il più importante partito politico sudafricano degli anni Novanta, durante la campagna per le presidenziali del 1994, sembra oggi soltanto uno sbiadito ricordo.

La realtà attuale si scontra con quel sentimento di entusiasmo che si respirava nel corso di quelle elezioni, le prime a suffragio universale e senza discriminazioni razziali, che andavano ad inaugurare una stagione di speranza per l’intero Paese. Quel clima di fiducia ha contagiato da subito il popolo sudafricano che ha sposato le principali proposte dell’ANC: crescita e redistribuzione attraverso la cooperazione e un impegno collettivo.

Dalla fine degli anni ’90 il rafforzamento delle finanze pubbliche ha incoraggiato un aumento di sovvenzioni e misure di giustizia sociale. In più, i pagamenti delle pensioni, che durante gli anni dell’apartheid erano stati generosi soltanto per i bianchi sudafricani, sono stati redistribuiti equamente e ha preso vita il programma “Child Support Grant, la principale forma di sostegno ai bisogni primari per famiglie indigenti.

Colui che ride, mentre stritola i suoi nemici”.

Il percorso di riforme tracciato a cavallo del Nuovo Millennio, con un Sudafrica protagonista anche sulla scena sportiva con la Coppa mondiale di calcio nel giugno 2010, è stato soltanto un’illusione.

I primi vent’anni del Duemila hanno visto emergere la ricerca di rendite e nomine guidate dal clientelismo, finendo per guastare il servizio pubblico e le imprese statali. Infatti, se il “Piano di sviluppo nazionale del Sudafrica” “Our future, make it work” del 2012, sotto il mandato di Jacob Zuma, aveva l’obiettivo di invertire la rotta riformando le principali pratiche di gestione pubblica, alla prova dei fatti avvenne l’esatto contrario.

Jacob Zuma

Secondo il rapporto Betrayal of the Promise la presidenza di Gedleyihlekisa (questo il secondo nome di Zuma, ovvero in lingua zulu “colui che ride, mentre stritola i suoi nemici”) ha mirato a ridefinire le istituzioni statali per consolidare un élite di potere centrata sulla sua persona. Una sorta di aristocrazia della politica, la cosiddetta Black Diamonds o i “Diamanti Neri”, che ancora oggi rappresenta l’élite locale che ha scalato i gradini del potere.

I Diamanti Neri hanno spesso respinto le critiche, imputando le colpe ai bianchi ma ad accrescersi è stata la disaffezione della stessa popolazione nera che ancora oggi mostra sempre più la sua insofferenza nei confronti della classe politica e della corruzione del Paese.

Affronteremo la corruzione in tutte le sue forme”.

Eco di questo senso di insofferenza tra i cittadini sudafricani sono state le manifestazioni del 2021, con Cyril Ramaphosa presidente del Sudafrica. Noto anche come “Mr Clean”, Ramaphosa ha assicurato al popolo sudafricano, fin dal suo primo discorso pubblico, di battersi contro la corruzione, dichiarando a gran voce: “Affronteremo la corruzione in tutte le sue forme”.

Ereditando un Paese con l’economia in recessione e i tassi di disoccupazione intorno al 30%, il Presidente ha inoltre promesso un programma di “radicale trasformazione socio-economica” in nome delle speranze portate avanti dagli anni ’90.

Tuttavia, a distanza di trent’anni, la semplice nostalgia per le promesse del passato ha lasciato spazio a sentimenti di delusione e a sfide ancora aperte, con difficoltà in aumento.

La presenza di organizzazioni criminali, il numero di mercanti di armi e il mercato della droga, oltre alle dinamiche intricate del sistema bancario tra capitali illeciti e operazioni sospette, hanno contribuito a far guadagnare al Sud Africa un posto nella lista grigia del Financial Action Task Force (Faft), organizzazione internazionale che combatte il riciclaggio del denaro sporco.

La disoccupazione in Sudafrica continua oggi a crescere, raggiungendo i tassi tra i più alti al mondo. Emergenziale anche l’incapacità dello stato di riuscire a garantire la sicurezza dei propri cittadini rispetto ad azioni di microcriminalità e di violenza. Una recente rilevazione del tasso di omicidi fornita da Institute for Security Studies indica 47 morti ogni centomila abitanti. Se proporzionata alla popolazione, la percentuale di vittime di crimine è sei volte maggiore rispetto a quella degli Stati Uniti.

Cyril Ramaphosa
Cyril Ramaphosa

Una nuova forma di apartheid”.

Chi è ora esasperato della inettitudine della propria classe al governo non è soltanto “l’uomo della strada”. Un j’accuse importante arriva anche da David Makhura, ex governatore del Gauteng, provincia settentrionale ricca del Paese dove si trovano importanti metropoli, come Johannesburg e la capitale politica Pretoria.

Makhura è ora responsabile della formazione quadri dell’ANC e svolgerà un ruolo dietro le quinte per negoziare le alleanze delle prossime elezioni generali, in programma tra pochi mesi. La conclusione di Makhura è impietosa: “di fatto stiamo riproducendo nella sfera socio-economica una nuova forma di apartheid, perché questa economia soddisfa solo i bisogni di una minoranza”.

Gli squilibri economici e sociali del Sudafrica non possono più essere nascosti sotto il tappeto. In vista delle elezioni, ormai imminenti, la leadership dell’ANC dovrà necessariamente mobilitare nuove coalizioni, in grado di avere la meglio su chi ha già acquisito interessi che ostacolano il cambiamento inclusivo.

L’avvio di un nuovo ciclo di rinnovamento dovrà inoltre richiedere un programma d’azione e di sviluppo inclusivo, ancorato a un rinnovato impegno sociale in nome della cooperazione e per il raggiungimento vantaggiosi per tutta la comunità.

Se il Sudafrica merita che le buone intenzioni diventino presto realtà, l’eredità di Nelson Mandela, che si è battuto per i diritti dei sudafricani per tutta la sua vita, lo esige ancor di più.

Fonti:

Brian Levy, Alan Hirsch, Vinothan Naidoo, and Musa Nxele; “South Africa: When Strong Institutions and Massive Inequalities Collide”; Carnegie Endowment for International Peace; 2021:

https://carnegieendowment.org/2021/03/18/south-africa-when-strong-institutions-and-massive-inequalities-collide-pub-84063

Federico Rampini; La speranza africana; Mondadori; 2023.

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