Traffico illegale di rifiuti elettronici: una sfida globale per l’Africa

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di Carla Zurlo –  Centro studi AMIStaDeS APS

Il Global E-waste Monitor 2024 delle Nazioni Unite rivela che la produzione mondiale di rifiuti elettronici cresce più velocemente del riciclaggio documentato, lasciando una perdita stimata di 62 miliardi di dollari di risorse naturali recuperabili e aumentando di gran lunga l’inquinamento.

Il Global e-Waste Monitor 2024 delle Nazioni Unite ha recentemente presentato un quadro inquietante: nel 2022, la quantità di rifiuti elettronici generati a livello mondiale è stata di circa 62 milioni di tonnellate, sufficienti a riempire più di 1,5 milioni di camion da 40 tonnellate. Le proiezioni del report per il futuro non sono positive: se non saranno adottate misure concrete, entro il 2030 si arriverà a produrre oltre 74 milioni di tonnellate di e-waste cioè di rifiuti elettronici.

Per il Financial Action Task Force (FATF) il trasporto illegale di e-waste (rifiuti elettronici) genera profitti stimati tra i 10 e i 12 miliardi di dollari l’anno. Gli attori coinvolti nel traffico sembrano aggirare agevolmente i trattati internazionali, approfittando delle carenze legislative. Un esempio è rappresentato dalla Dichiarazione di Basilea (1989), che non tratta i rifiuti domestici come televisori e frigoriferi. Altre strategie includono la firma di accordi bilaterali per lo smaltimento dei rifiuti con Paesi dove le regole sono meno rigorose o che sono firmatari di una sola delle due Convenzioni. È il caso del Ghana, firmatario della Dichiarazione di Basilea ma non di quella di Bamako (1998) che vieta tutte le importazioni di rifiuti pericolosi in Africa. Nonostante l’esistenza di convenzioni internazionali sul divieto di esportazione di rifiuti pericolosi da parte dei paesi OCSE nei paesi in via di sviluppo, secondo il FATF, il Ghana riceve ogni anno circa 150.000 tonnellate di rifiuti elettronici che poi vengono bruciati con danni significativi sulla salute e l’ambiente. Il paese ospita infatti la più grande discarica dell’Africa con l’85% dei rifiuti provenienti dall’Europa: una fonte di reddito per molti abitanti, soprattutto in un contesto dove, secondo stime della Banca Mondiale, il 27% della popolazione vive in condizioni di povertà.

rifiuti elettronici Agbogbloshie

Questo business illegale non ha conseguenze gravi solo per la salute, ma comporta anche perdite economiche significative che per il Global E-waste Monitor 2024 delle Nazioni Unite ammonterebbero a 62 miliardi di dollari di risorse naturali recuperabili. Secondo le ultime stime del BAN riciclando 1 milione di cellulari sarebbe possibile recuperare : 20.000 libbre. di rame, 550 libbre d’argento, 50 libbre d’oro e 20 libbre di palladio.

Non stupisce dunque che all’inizio di marzo di quest’anno sia stata smantellata una rete criminale che organizzava il traffico internazionale di rifiuti pericolosi diretti in Tunisia per essere illegalmente bruciati, coinvolgendo anche esponenti della Regione Campania. Sempre in Italia, il 5 aprile scorso, sono state sequestrate 82 tonnellate di rifiuti nel porto di Marina di Carrara, con destinazione Africa.

Le iniziative internazionali e regionali stanno cercando di affrontare il problema, come la risoluzione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente del marzo 2023 e la nuova direttiva dell’Unione Europea del giugno dello stesso anno. Entrambe mirano all’applicazione effettiva e all’inasprimento delle leggi contro il traffico illegale di e-waste e promuovere il riciclaggio. Inoltre, c’è un aumento delle organizzazioni e politiche dei governi africani volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e ad adottare un sistema di gestione sostenibile dei rifiuti. Questi sforzi emergono ad esempio nel nuovo programma di governo del neoeletto presidente del Senegal Bassirou Diomaye Faye.

Per tentare di invertire il processo, è necessario applicare concretamente leggi e trattati esistenti, oltre che investire in politiche di riciclo specifiche che vadano a ridimensionare e contrastare l’obsolescenza programmata cioè la strategia di marketing utilizzata dalle aziende di elettronica per ridurre “artificialmente” la durata naturale dei loro prodotti con l’obiettivo di mantenere elevata la domanda e, di conseguenza, stimolare l’acquisto di nuovi modelli. Se non siamo disposti a farlo allora iniziamo a chiederci quale sarà il futuro tanto dei paesi africani che di quelli europei.

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