L’Africa cresce all’interno dei BRICS

di claudia

Di Carmen ForlenzaCentro studi AMIStaDeS

Egitto ed Etiopia entrano a far parte del gruppo BRICS, unendosi al Sudafrica e accrescendo il peso del continente africano nell’alleanza. Perché tra i tanti candidati la scelta è caduta su questi due Paesi? Che effetti avrà la loro adesione?

I BRICS e l’Africa

Il 1 gennaio di quest’anno Egitto ed Etiopia sono entrati ufficialmente a far parte del gruppo BRICS (insieme all’Iran e agli Emirati Arabi Uniti), in seguito all’invito all’adesione ricevuto durante l’ultimo summit BRICS, tenuto a Johannesburg nell’agosto del 2023.

In quell’occasione i Paesi membri cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, senza chiarire ufficialmente i criteri per l’adesione all’alleanza, avevano scelto i nuovi membri da un gruppo di 22 candidati, tra i quali c’erano altri due Paesi africani: Algeria e Nigeria.

Il gruppo BRICS a 9 rappresenta oggi il 32% dell’economia mondiale, sorpassando il gruppo dei Paesi del G7 con il loro 30%, e più del 40% della popolazione mondiale.

Nei primi anni duemila Jim O’ Neill, economista della banca di investimento statunitense Goldman Sachs, coniò l’acronimo BRIC per indicare un gruppo di Paesi in rapida crescita che sembrava destinato a dominare in futuro il mercato globale: Brasile, Russia, India e Cina.

Nel settembre 2006 a New York i ministri degli Esteri di questi quattro Paesi diedero vita a un foro di discussione permanente, a margine di una Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Questo coordinamento diplomatico informale di economie emergenti si strutturò presto, stabilendo riunioni annuali tra i rispettivi capi di Stato e di governo a partire dal 2009. Nel 2010 fu ammesso nel gruppo il Sudafrica e i BRIC diventarono BRICS.

Mentre i quattro Paesi BRIC fanno parte delle prime 10 economie del mondo, il Sudafrica nella classifica del 2022 della Banca Mondiale occupava la trentatreesima posizione e i nuovi ammessi Egitto ed Etiopia rispettivamente le posizioni n°19 e 57. Il Paese di Cyril Ramaphosa era però al tempo della sua entrata nel gruppo l’economia più avanzata dell’Africa Subsahariana e il Presidente un leader regionale riconosciuto, com’è ancora oggi.

L’affiliazione di Egitto ed Etiopia in un gruppo BRICS+ a9, porta l’Africa a 1/3 dei membri, ampliando la voce del continente in questa alleanza internazionale, che dal punto di vista economico è determinante per il suo inserimento nelle catene globali di valore, e dal punto di vista geopolitico e diplomatico è visto sempre più dai Paesi del cosiddetto Sud Globale come un agente di un nuovo multilateralismo, in un mondo di istituzioni dominate dagli Stati Uniti.

Comune all’interno dei BRICS è la volontà di minare il predominio del dollaro come moneta di riferimento per le transazioni internazionali, utilizzando le valute dei membri e promuovere lo sviluppo delle economie emergenti non tanto con l’aiuto e la cooperazione allo sviluppo ma attraverso il commercio e gli investimenti internazionali.

Genera grandi aspettative anche la New Development Bank, perché richiede condizioni meno stringenti per l’accesso al credito rispetto alle istituzioni multilaterali di Bretton Woods a guida prevalentemente occidentale come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, senza richiedere interventi di politica economica interna ai Paesi debitori.

In generale i Paesi BRICS possiedono risorse significative in termini di capitale, tecnologie ed expertise, il cui trasferimento ai nuovi membri potrebbe supportare lo sviluppo delle infrastrutture, dell’agricoltura e dell’industria nel continente africano. Il rischio principale per la partecipazione dei Paesi africani al gruppo potrebbe essere quello di restare invischiati nelle logiche anti-occidentali di aperto confronto portate avanti in diverse sedi dai due giganti BRICS: Russia e Cina.

brics

L’adesione dell’Egitto

In Egitto la situazione economica è alquanto complessa. L’inflazione è alle stelle, quasi al 30% e la lira egiziana ha perso circa la metàdel suo valore rispetto al dollaro. Per un Paese che importa molto, soprattutto grano, la cui fornitura è stata fortemente compromessa dal conflitto russo-ucraino, la situazione è critica. L’Egitto ha anche un forte deficit della bilancia commerciale, ma resta una potenza continentale: il terzo Paese per popolazione nel continente, con un’economia complessa, riserve di petrolio, un grande potenziale turistico e un valore strategico inestimabile per il Canale di Suez. Questi fattori insieme ai legami pre-esistenti con Russia e Cina sono stati probabilmente decisivi per la sua ammissione nel gruppo BRICS.

L’Egitto si aspetta di sfruttare l’alleanza BRICS per portare a una crescita di accordi commerciali in valute diverse dal dollaro, come lo yen cinese e il rublo russo, diversificare il proprio portafoglio di valute estere e in futuro tentare di usare con gli altri Paesi del gruppo anche la lira egiziana.

Non sorprende perciò che dal governo e dalla stampa allineata al regime di Abdel Fattah al-Sisi, l’entrata nei BRICS è presentata come una vittoria della diplomazia egiziana e un riconoscimento del ruolo del Paese nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Africa.

Dal punto di vista economico l’affiliazione BRICS potrebbe portare a una crescita dei volumi commerciali con gli altri membri e a una diversificazione delle esportazioni egiziane, oltre adattirare investimenti in progetti infrastrutturali nelle aree dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni offrendo più visibilità al Paese nell’arena globale.

Voci indipendenti sottolineano però che l’entrata nel gruppo non è una comoda soluzione per i problemi dell’Egitto ma un atto formale senza conseguenze significative nel breve periodo. Se il Paese vuole davvero beneficiare di un aumento dei volumi commerciali con i partner BRICS dovrà innanzitutto investire in una politica di industrializzazione orientata all’esportazione.

L’entrata nel gruppo potrebbe aprire le porte per ottenere prestiti agevolati dalla New Development Bank, i cui poteri di voto sono distribuiti equamente tra i Paesi membri BRICS +, ma al momento l’Egitto presenta un deficit commerciale con alcuni degli stessi membri e alcune voci nazionali denunciano il rischio che gli altri BRICS creditori finiscano con chiedere in cambio di pagare in lire egiziane per l’utilizzo del canale di Suez, contribuendo ad aumentare la svalutazione della moneta nazionale. Infine, la Cina, forte investitore in Africa, potrebbe incrementare i suoi investimenti diretti nel Paese.

Tuttavia c’è il rischio di creare un spaccatura tra il Cairo e le sue controparti occidentali, in particolare dagli Stati Uniti. L’Egitto dovrà quindi fare attenzione a non farsi trascinare in una forte polarizzazione internazionale.

L’adesione dell’Etiopia

L’Etiopia non si può definire una potenza regionale, né economicamente né in termini di influenza regionale, ma è il secondo Paese per popolazione nel continente (dopo la Nigeria) con una crescita demografica importante.

Probabilmente la scelta dell’Etiopia è frutto di considerazioni più simboliche nel contesto del posizionamento dei BRICS alla guida del Sud Globale. L’Etiopia è stato il primo Paese indipendente d’Africa, è stato fondatore delle Nazioni Unite ed è la capitale diplomatica del continente, dato che ospita la sede dell’Unione Africana.

Bisogna considerare comunque anche la centralità nel Corno d’Africa, dato che nonostante il lungo conflitto interno nella regione del Tigray, ha giocato finora un ruolo di forza stabilizzatrice nelle crisi dei Paesi vicini come Somalia, Sudan, Sud Sudan ed Eritrea e, come l’Egitto, è uno snodo importanteper la Nuova Via della Seta.

Secondo il governo etiope l’ingresso dell’Etiopia nei BRICS porterà aun aumento di commerci e investimenti all’interno di tutto il blocco della Comunità dell’Africa Orientale a partire dall’Etiopia con un effetto a cascata sui Paesi vicini.

D’altro canto si temono misure ritorsive da parte di governi occidentali dopo l’entrata del Paesenel gruppo dei BRICS. Uno studio della EthiopianEconomics Association prevede che il flusso di fondi e prestiti dai governi occidentali potrebbe declinare fortemente e Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale potrebbero fare pressioni sul governo per svalutare la moneta nazionale, il Birr. Lo stesso studio però evidenzia anche i potenziali benefici derivanti dalla de-dollarizzazione operata attraverso prestiti concessi dalla NDB.

Come per l’Egitto, gli effetti dell’entrata nel gruppo dipenderanno da quanto l’Etiopia saprà sfruttare le potenzialità date dalla vicinanza con gli altri Paesi membri, dall’utilizzo della New Development Bank e dalla capacità di saper rimanere equidistante dai Paesi occidentali e dal blocco anti-statunitense Russia-Cina, sfruttando al contempo una aumentata visibilità in sede internazionale.

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