Una graphic novel racconta la realtà della migrazione

di claudia
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

La strada è deserta. Non c’è nessuno. Ci siamo solo io e la mia valigia vuota”.

Bufiis: parola somala che un tempo voleva dire “gonfiare qualcosa”, oggi usata per descrivere il desiderio di partire, di andare a vivere altrove. «Una sorta di groviglio che ti prende allo stomaco, lo stesso di quando hai una voglia matta di evadere da una prigione – spiega Igiaba Scego nella prefazione della graphic novel Back way. Viaggi di sola andata con ritorno (AA. VV. Mesogea, 2020, pp. 175, € 18,00)–. Non ti dà tregua, ti riempie di angoscia e ti porta a intraprendere viaggi pericolosi».

Ed è proprio di bufiis che parlano gli autori di queste tavole. Cinque fumettiste e altrettanti fumettisti di grande talento e sensibilità, coordinati dal graphic journalist e attivista Gianluca Costantini, che raccontano, ciascuno col proprio stile, la realtà dei migranti. Il progetto è nato da un workshop svoltosi a gennaio all’interno del Progetto Rec (Reti efficienti per il contrasto alle discriminazioni) presso la ong Gus (Gruppo umana solidarietà) di Macerata: grazie a esso, i dieci artisti hanno avuto modo di ascoltare le storie di chi parte e di chi accoglie, di confrontarsi con temi di grande attualità, di esprimere con creatività e un’interessante pluralità di linguaggi vicende che non sempre si ha la possibilità di conoscere.

Da dove inizia il viaggio? Da un back way, come usano dire i gambiani, ossia da un’uscita sul retro, che conduce a un futuro incognito. Un futuro che Giuseppe Lanzone delinea in “Mamasinta” (il progenitore di  tutti i Masai), ripensando il rituale della danza del guerriero attraverso cui i giovani dimostrano di possedere abilità e forza; forse anche quelle di guardare avanti, verso un nuova speranza, oltre il mare.

Una prospettiva che, nel caso di “Radici”, diventa per Andrea Cammareri un viaggio sino all’Italia, in cui il sogno, inizialmente deluso, trova nuova linfa e speranza proprio là dove si sono lasciati i propri affetti. C’è chi, ancora, spezza per necessità quelle radici, e s’incammina, con una valigia simbolicamente vuota, in un’oscurità e una solitudine che anelano alla luce, come per Majid Bita in “I ricordi degli uomini invisibili”; mentre in “Paura del mare” di Letizia Depedri ci si confronta con i propri fantasmi, per arrivare a capire che non sono poi così diversi da quelli che vengono discriminati, considerati “altro”, pericolosi.

Frammenti di vita, aspirazioni, delusioni, emozioni contrastanti, sofferenze. «Sei indifesa, completamente sola», dice la protagonista dell’ultimo racconto, che dà il titolo al libro. Chiara Cesalli inserisce nel suo eloquente bianco e nero un unico colore: il rosso del sottile filo che la donna infila nella cruna di un ago, profilo del cuore dolente di una madre in partenza per dare un futuro ai propri figli, legame con la sua terra.

«Un libro in cui immergersi – sottolinea Scego –, un libro che fa male, un libro necessario».

(Paola Babich)

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