Uganda | L’emergenza silenziosa

di Diego Fiore
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È giunta poche ore fa dall’Uganda la notizia dell’estensione del “lockdown” fino al 5 maggio. Non c’è da stupirsi. Nonostante soli 54 casi, su un totale di 5.664 tamponi effettuati, era impensabile dichiarare il Paese già libero dal COVID-19.
Il coronavirus sta colpendo tutto il continente africano, affondando economie locali, falcidiando vite umane, aggravando situazioni di povertà estrema e allo stesso tempo offuscando altre emergenze sanitarie in corso, ritenute erroneamente non pericolose solo perché meno o per nulla contagiose. Il cancro, per esempio, quel nuovo brutto male che la popolazione ugandese definisce una sentenza di morte chiedendosi: ma non era la malattia dei ricchi?

Il nuovo male

L’Uganda è un Paese che ha visto la secolare presenza di malattie infettive, dall’epidemia di HIV-AIDS degli anni ’90 a quella di Ebola nel 2000. È una rigogliosa e sorridente terra che convive quotidianamente con febbre gialla, malaria e tubercolosi. Qui l’ondata di malattie croniche degli ultimi 20 anni, come il cancro, è stata decisamente sottovalutata dal Governo, fino a quando i numeri non sono diventati allarmanti, soprattutto in termini di mortalità. In Uganda su dieci donne che si ammalano di cancro alla cervice uterina solo due sopravvivono. Non certo perché la malattia è più letale per le donne africane rispetto a quelle italiane. Semplicemente perché le prime non hanno la possibilità di accedere a programmi di prevenzione e diagnosi precoce. Basti pensare che solo il 4% della popolazione femminile ugandese ha fatto uno screening ginecologico nella propria vita. Per i tumori infantili la situazione è ancora più grave. Le cure oncologiche vengono garantite solo al 30% dei bambini che si ammala, rispetto all’80% dei piccoli pazienti che vivono in Paesi sviluppati. L’accesso agli ospedali è un’utopia, fra distanze e difficoltà economiche per raggiungerli. «In Uganda ogni anno vengono diagnosticati 3.000 nuovi casi di HIV e 7.000 nuovi casi di cancro» – spiega il dottor Jackson Orem, Direttore dell’Uganda Cancer Institute di Kampala, augurandosi che i riflettori possano essere finalmente puntati anche sulle malattie non infettive. Il cancro è infatti ormai un’emergenza sanitaria globale e bisogna intervenire al più presto anche in Africa, per evitare di avere «13 milioni di nuovi casi e circa un milione di decessi l’anno», come paventato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2008.

Sottotraccia

Gli epidemiologi chiamano double burden of disease questa convivenza di malattie infettive e croniche nello stesso Paese. Nel mondo occidentale entriamo nel panico di fronte a virus letali come il Covid-19, mentre per fortuna siamo in grado di garantire la sopravvivenza a 5 anni all’87% delle donne che si ammalano di cancro al seno. In Uganda sono già in allerta da mesi e sembrano pronti a fronteggiare una nuova epidemia, come hanno fatto più volte in passato. I medici del Lacor Hospital di Gulu sembrano tranquilli, hanno messo in atto tutte le misure di contenimento del contagio. Piuttosto non hanno armi per tutelare i nostri pazienti oncologici. La chiusura totale dei trasporti ed il coprifuoco notturno impediscono ogni spostamento della popolazione, se non in ambulanza per motivi di salute gravissimi e preventivamente autorizzati. Il punto è che il cancro non va mai in quarantena, neanche ai tempi del coronavirus, e non è considerato una malattia prioritaria nel Paese. Così tante donne e bambini, isolati nei loro villaggi lontani dagli ospedali, dovranno attendere mesi e mesi prima di ricevere le cure chemioterapiche, con conseguenze a dir poco fatali. AFRON non potrà far altro che assistere, impotente, di fronte a questo orrore, sperando che il Paese riapra al più presto le sue porte e ci accolga nuovamente. C’è ancora tanto lavoro da fare. Nel frattempo, come sentiamo ripetere da giorni nel popolare hashtag nazionale, ci sentiamo «lontani, ma vicini». Sicuramente pronti per ricominciare, attendendo l’alba di un nuovo giorno.

(Titti Andriani)


Titti Andriani è dal 2010 è Presidente di AFRON Oncologia per l’Africa, onlus fondata da medici specialisti in oncologia dell’Istituto dei Tumori di Roma “Regina Elena”. Nel 2018 il Presidente dell’Uganda Museveni ha premiato l’impegno di AFRON conferendo una medaglia al valore per il lavoro svolto nel Paese. Nel 2019 il Presidente Mattarella ha insignito Titti Andriani della nomina a “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” per l’umanità e la professionalità profusa nella lotta al cancro nei Paesi africani.

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