Ugali, la polenta africana

di Luciana De Michele
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Oggi Sapori d’Africa vi presenterà la ricetta dell’ugali, uno degli alimenti base per molte popolazioni dell’Africa orientale e meridionale.

Consumato soprattutto in Kenya e Tanzania, ritroviamo infatti l’ugali (in lingua shawili) anche in altri Paesi, con nomi diversi: sempre in Kenya, i kikuyu (il gruppo etnico più numeroso del Paese) lo chiamano ngima, in Malawi e Zambia è denominato nshima shima, in Uganda posho, in Namibia oshifima, in Zimbabwe sadza e isitshwala  e in Sudafrica pap.

Questo pasticcio di mais può essere paragonato alla nostra polenta, ma è di colore bianco: così come questa lo è stata in Italia, anche l’ugali può considerarsi un “piatto povero”, finalizzato più che altro a sfamare la popolazione. Oggi di solito accompagna spezzatini, verdure, pesce o salse di carne. Il suo sapore delicato si presta infatti bene ad abbinamenti diversi.

Sebbene resti alla base di questa ricetta, la farina di mais può essere tuttavia sostituita dalla farina di sorgo o di miglio, i cereali tradizionalmente coltivati e consumati in Africa fin dall’antichità. Il mais, originario del Centro-Sud America (in particolare del Messico), venne introdotto dopo la scoperta delle Americhe, probabilmente nel XVI secolo dai navigatori portoghesi, i primi esploratori dei mari e delle terre al di fuori del continente europeo e i primi europei a toccare il suolo africano (prima metà del XV secolo), sfruttarne le ricchezze e aprire le porte alla successiva colonizzazione da parte delle potenze europee.

Vediamone ora la ricetta.

Ingredienti per 2 persone:

  • 4 tazze di acqua
  • 2 tazze di farina di mais
  • 1 cucchiaino di sale

 Procedimento:

Riempite una casseruola d’acqua, salate, portate a ebollizione, versate la farina e mescolate con un cucchiaio per evitare la formazione di grumi. La quantità d’acqua dev’essere sempre doppia rispetto a quella della farina. Continuate a mescolare a fuoco basso fino a che il composto inizierà a rassodarsi. Cuocere ancora per dieci minuti, dandogli con il cucchiaio la caratteristica forma a cupola. Quando l’impasto si staccherà facilmente dalla pentola, allora il vostro ugali sarà pronto.

Possibile variante: potete aggiungere una noce di burro o del latte al posto dell’acqua.

Consumazione:

L’ugali è il primo piatto locale che ho assaggiato in Africa, precisamente a Kisumu, villaggio in Kenya immerso tra altissime spighe di mais, dove il rosso della terra e il verde intensissimo della vegetazione la fan da padrone. Sebbene si tratti di molti anni fa, uno dei ricordi più vividi e divertenti nella mia memoria è il momento in cui la donna della famiglia che mi ospitava metteva al centro della tavola, su un vassoio, questo polentone bianco dalla forma di gran pagnotta: ognuno di noi doveva staccarne una porzione destreggiandosi usando le mani con la consistenza a volte collosa dell’ugali, da mangiare a mo’ di scarpetta, con l’accompagnamento.

(Luciana De Michele)

 

 

 

 

 

 

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