Senegal, il grande ritorno dei lottatori

di claudia
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Dopo un anno senza combattimenti, oggi alcuni dei lottatori senegalesi più celebri tornano alla Pikine National Arena, a pochi kilometri da Dakar. La pandemia di coronavirus non è terminata, ma a metà marzo sono state tolte le restrizioni. Tutto è pronto per far sognare di nuovo il pubblico di appassionati.

di Angelo Ravasifoto di Christian Bobst

I lottatori senegalesi si preparano al grande ritorno. Questa domenica riprendono i combattimenti. Dopo un anno, a causa delle restrizioni per la pandemia da coronavirus, i lottatori torneranno nell’arena. È da giorni, ormai, che i lottatori si preparano all’evento. Sulle spiagge di Dakar, intonando una canzone tradizionale in wolof “mamma, prega per me”, hanno ricominciato ad allenarsi. Un anno senza combattimenti ufficiali e senza guadagni, tanto che anche i più famosi hanno dovuto arrangiarsi con altri lavori, spesso molto precari. Ma il giorno è arrivato. La lotta senegalese, le cui origini risalgono alle cerimonie che celebrano la fine dei raccolti tra i gruppi etnici Serer e Diola, è molto popolare, quasi più del calcio. La vita, durante gli incontri, si ferma. Chi può va all’arena, gli altri davanti ai televisori, e tutti sono rapiti da questo sport che ha origini mistiche.

Questa domenica alcuni dei campioni più celebrati torneranno alla Pikine National Arena, il tempio di questa disciplina, a una decina di chilometri dal centro di Dakar. La pandemia non è terminata, ma a metà marzo sono state tolte le restrizioni. Per questo intorno al campo di combattimento si assieperanno migliaia di persone, forse diecimila, anche se l’Arena ne contiene ventimila. Sono cinque gli incontri in programma, ma il più atteso è quello che vedrà scontrarsi due delle stelle di questo sport: “Eumeu Sène” e “Lac 2”. Il ritorno ai combattimenti ufficiali darà nuova vita ai senegalesi, un vero e proprio shock, almeno ne è convinto il promotore degli incontri, Gaston Mbengue, e sicuramente ne gioveranno anche le sue finanze.

L’attesa è enorme. L’allenamento è stato duro. Nella periferia della capitale senegalese, a Petit-Mbao, Eumeu Sène – il suo nome vero è Mamadou Ngom – si è allenato in riva all’oceano senza risparmiarsi e in compagnia di altri lottatori, forse non del suo calibro, ma sicuramente amati dai senegalesi come “John Cena”, “Tyson 2” o “Building”. Tutti soprannomi, alcuni evocativi, un può per fare scena e un po’ per incutere rispetto nell’avversario. A torso e mani nude, si spingono, si picchiano – negli incontri ufficiali sono ammessi anche i pugni – si strattonano, cercando con la forza e l’astuzia di far cadere l’avversario. Ma non si va oltre la preghiera. Quando il muezzin chiama alla preghiera tutto si interrompe, i lottatori tornano a casa. Non sono ammesse deroghe.

Domenica Eumeu Sène – 42 anni e 120 chili di peso – proverà a riconquistare il prestigioso titolo di “Re delle Arene”, che aveva conquistato nel 2018 e perso nel 2019. Nel 2020 non si è combattuto. Una vittoria con “Lac 2” potrebbe rilanciarlo nella riconquista dello scettro di re: “Questo incontro è della massima importanza per me. La mia carriera dipende da questo, non devo assolutamente perdere il combattimento”, ha fatto sapere Eumeu.

La lotta senegalese non è solo una questione fisica, di allenamento duro, ma fondamentale, per poter prevalere sull’avversario e la “preparazione mistica”. È di capitale importanza sia per i professionisti sia per i dilettanti. Per evitare il maraboutage – sfortuna – nessuno può avvicinarsi al combattente nei giorni che precedono l’incontro, tanto meno gli stranieri. Khalifa Ababacar Miang, il responsabile della squadra Tayshinger, che ha tra le file Eumeu Sène, spiega che la presenza di uno straniero o di un’altra persona, che non appartenga all’entourage, può rendere pigro, far perdere la voglia del combattere, far girare la testa all’atleta, vanificando così il duro lavoro di mesi di allenamento. Le squadre tengono molto ai loro campioni, non fosse altro perché sono un’enorme fonte di guadagno, e non solo per chi paga per assistere agli incontri, ma anche e forse soprattutto, per le scommesse che ruotano intorno ai combattimenti. Quest’ultima non è proprio una pratica mistica.

L’industria dei combattimenti spera nella ripresa dell’attività, così da poter voltare pagina, e assicurare agli oltre ottomila affiliati dell’Associazione nazionale di Wrestling, un guadagno degno, così come agli impresari. In molti, infatti, hanno dovuto arrangiarsi. Ngarafe Ndiaye, un giovane promettente – 22 anni dai capelli tinti di biondo soprannominato “Fils de Sadio” o “le gosse” – all’inizio della pandemia ha iniziato a vendere telefoni e ora, proprio perché non è ancora affermato, dovrà trovare un altro lavoro per sbarcare il lunario.

Ma adesso è giunto il momento di combattere, di spalmarsi sul corpo il “liquido magico”, agghindarsi caviglie e polsi con degli amuleti, far sognare i fans, e per Eumeu Sène di vincere contro Lac 2 e sperare, così, di tornare ad essere il Re dell’Arena.

(Angelo Ravasi – foto di Christian Bobst)

Queste foto sono state pubblicate nel servizio di copertina del numero 2/2021 della rivista. Per acquistare una copia della rivista, clicca qui, o visita l’e-shop.

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