La regina di Nollywood sposa Netflix e mette l’Africa al centro del mondo

di claudia
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La creatrice di EbonyLife Media, Mosunmola Abudu, a oggi una delle donne più potenti in Africa, ha stretto un patto Netflix, piattaforma leader nello streaming, che porterà il cinema nigeriano nel mondo. In programma una ricca serie di film Nollywood, alcuni di questi saranno visibili anche sulla piattaforma italiana.

di Annamaria Gallone

«Così Netflix ha colonizzato anche l’Africa», ha titolato la stampa occidentale un po’ frettolosamente. Perché in realtà i dominatori dello streaming mondiale hanno concluso una jont-venture con una conglomerata multimediale di proporzioni tali che non è chiaro chi abbia colonizzato chi. Si chiama EbonyLife Media, ed è un gruppo di una potenza sorprendente creato a Lagos, Nigeria, quindici anni fa da una persona sola, una donna, Mosunmola Abudu, che quando era a scuola in Inghilterra veniva bullizzata dai compagni piuttosto razzistelli che non sapevano (non volevano) neanche pronunciare il suo nome. Eppure “Mosunmola” nel dialetto Yoruba parlato da 50 milioni di persone nel sud-ovest della Nigeria (i genitori erano di Ondo Town, una delle maggiori città del Paese) ha un suono dolce e significa “benestante”. Così scrive Eugenio Occorso in Affari e finanza di Repubblica il 3 maggio scorso.

Oggi, a 46 anni, “MO”, come viene chiamata, è la donna più potente dell’Africa e ha stretto un patto d’acciaio con la piattaforma leader nello streaming con la sua Holding, Ebonylife Media, una galassia di società operative in tutto il composito comparto della comunicazione e anche oltre.

Cinema transnazionale

Non è più una novità che l’industria cinematografica nigeriana, comunemente chiamata Nollywood, abbia ottenuto un’attenzione significativa da studiosi di cinema, cinefili e investitori in tutto il mondo. E Netflix è ora il nuovo veicolo con cui il cinema nigeriano è reso transnazionale. Uno sguardo ravvicinato a due recenti film di Nollywood, entrambi originali Netflix, Citation (2020) e Oloture(2019), rivela un percorso verso il transnazionalismo formalizzato, il movimento lecito dei film oltre i confini giurisdizionali sovrani delle nazioni. È formalizzato nel senso che si allontana dall’informalità del vecchio Nollywood e dalla circolazione transnazionale piratata. Prima di questa circolazione formale di film, VCD, DVD e canali YouTube facevano circolare i film illegalmente senza restituire i proventi ai registi. 

Netflix era sbarcato in Africa nel 2016. Oggi sono molti i critici a sostenere che l’ondata emergente del cinema nigeriano ha avuto significative trasformazioni estetiche, narrative ed economiche che potrebbero potenzialmente rivoluzionare la geografia del consumo dei media nel continente e in tutta la diaspora. E di questo fenomeno si è ben reso conto Netflix, che nell’ultimo anno ha triplicato la sua offerta di Nollywood.

A differenza del transnazionalismo pirata – che escludeva i registi dai proventi del loro lavoro – il transnazionalismo di Netflix garantisce ritorni economici ai creatori. (Ma questo non significa che le minacce di circolazione illegale siano svanite poiché nuove forme di pirateria accompagnano i rilasci online). Citation (2020) ha raggiunto i primi dieci film più visti su Netflix in sedici paesi.

La strategia di Netflix è quella di cercare registi il ​​cui lavoro è stato costantemente ben accolto con cui collaborare per nuove produzioni, un po’ diverso dal commissionare film a registi emergenti e meno conosciuti in altre parti del mondo. In quanto tale, il boom di Netflix di Nollywood non apre necessariamente le porte a voci nuove o inesperte.

Citation (2020), una produzione Netflix

Nuove narrazioni

Ma questo non significa che il coinvolgimento di Netflix porti necessariamente a narrazioni che rafforzano lo status quo che è per lo più commedie romantiche e drammi familiari. All’interno di questo pool di registi affermati, il coinvolgimento di Netflix offre l’opportunità di affrontare argomenti controversi o vessati che altrimenti non potrebbero essere raccontati. Oloture (2020) di Kenneth Gyang è un film del genere. Il film espone i travagli di una giornalista sotto copertura nel suo tentativo di rivelare l’ecosistema del traffico di esseri umani in Africa. 

In una recente mossa di registi nigeriani e indiani, la prima coproduzione indiano-nigeriana conosciuta, Namaste Wahala (2021), tradotto come Hello Trouble, è stato rilasciato su Netflix il 14 febbraio 2021, un anno dopo la sua data di uscita iniziale. Una storia d’amore tra una ragazza nigeriana e un ragazzo indiano, il film d’esordio di Hamisha Daryani Ahuja è stato strategicamente presentato in anteprima a San Valentino.  Nigeriani e indiani hanno espresso un enorme interesse e attesa per questo film proveniente da due delle più grandi industrie cinematografiche del mondo in termini di produzione annua; e possiamo aspettarci di più da seguire

Importante sottolineare come diverse produzioni africane stiano mettendo l’estremismo sotto il microscopio e attirando il pubblico della diaspora nel processo. Nel commovente dramma nigeriano The Milkmaid , Aisha e Zainab sono sorelle Fulani prese in ostaggio dagli insorti di Boko Haram, il gruppo estremista che nel 2014 ha rapito più di 250 studentesse della città di Chibok. Con ampi paesaggi girati nello Stato di Taraba, nella parte nord-orientale del paese. Il film, scritto e diretto da Desmond Ovbiagele, racconta una storia che apre la speranza a una possibilità di riconciliazione, ma che è straziante nel viaggio per raggiungerla. The Milkmaid , anch’esso programmato da Netflix, “è ancorato a un discorso sociale che stiamo vedendo svolgersi attualmente”, ha detto Mahen Bonetti, fondatrice del New York African Film Festival “, che lo ha scelto il dramma come selezione di apertura il mese scorso per la sua edizione 2021. “Stiamo assistendo a un aumento dell’estremismo e del fanatismo religioso, in particolare tra i giovani, e assistiamo alla disintegrazione delle famiglie e dei legami che un tempo tenevano insieme le comunità. E i giovani registi sono coraggiosi e raccontano queste storie “. Anche in Italia si moltiplicano le case di produzione che offrono un’autorappresentazione senza filtri della comunità nigeriana, anche su temi scottanti come lla prostituzione e l’immigrazione clandestina

E una sorpresa rivela anche la serie Netflix sui samurai Yasuke, che tra le altre meraviglie include stregoni, una donna-orso, duelli sul piano astrale e robot giganti nel Giappone dell’era feudale, ma anche un uomo nero che parla giapponese. Yasuke in effetti rivendica un samurai nero della storia, un africano che nel 1500 prestò servizio sotto lo shogun Nobunaga Oda.

Per quest’anno tutta una nuova serie di film di Nollywood sarà programmata su Netflix: Omo Ghetto, Quam’s Money, Serpente a sonagli, Il re dei ragazzi… Alcuni di questi saranno visibili anche sulla piattaforma italiana: nuove storie, diverse, arricchiranno la nostra visione del mondo.

L’autrice dell’articolo, Annamaria Gallone, tra le massime esperte di cinema africano, terrà a Milano il 16 e 17 Ottobre 2021 il seminario “Schermi d’Africa” dedicato alla cinematografia africana. Per il programma e le iscrizioni clicca qui

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