Togo – Festival e feticci

di Valentina Milani

Per chi ha in programma un viaggio in Togo deve sapere che ogni tre anni, in un bosco di palme in riva al mare, sul confine tra Togo e Ghana, migliaia di seguaci Vudù si incontrano per una spettacolare manifestazione che dura sette giorni. Si tratta delle celebrazioni di Kokuzhan in onore della divinità Flimani Koku, un antico dio guerriero. Il culto di questo dio guerriero ebbe origine un centinaio di anni fa quando i predecessori degli Ewe portarono dal Benin fino in Ghana il feticcio della divinità: una grossa zucca contenente quattordici coltelli sacri. L’equivalente femminile del feticcio è detta Azizan e contiene porzioni di termitai con proprietà medicinali. Dopo l’apertura della zucca gli adepti cadono irrigiditi in uno stato di trance. Considerate miracoli, queste prove sovrumane manifestano lo straordinario potere della divinità. Il dio Koku un tempo garantiva protezione e invincibilità in guerra, oggi si pensa che fornisca difese contro la magia nera.

Per comprendere a fondo la cultura del Paese è necessario conoscere il significato del termino ‘feticcio’ che è stato utilizzato per la prima volta dai portoghesi nel XVI secolo: ‘feitiço’ significa ‘incantesimo’ e negli anni ha assunto, per gli occidentali, una valenza negativa. La parola deriva dal latino ‘facticius’, ossia ‘idolo falso’. I colonizzatori che entrarono in contatto con le popolazioni autoctone del Benin non riuscivano infatti a comprendere le loro usanze religiose secondo le quali le divinità vudù popolano la natura e tutti i suoi elementi: la terra, gli alberi, le pietre e gli oggetti inanimati.

I culti animisti credono che queste divinità si manifestino sotto numerose sembianze e forme: statuette e figure scolpite nella pietra o nell’argilla che vengono quindi venerate. Sono proprio questi oggetti i feticci. Tra i vari feticci si annoverano le statuette-reliquie, ossia statuette antropomorfe che, nella zona del ventre, hanno una cavità per deporvi gli oggetti ritenuti magici: pietre, conchiglie, artigli, denti di leopardo o leone… Questi feticci derivano dai reliquari cristiani, introdotti sempre dai portoghesi nell’intento di cristianizzare le religioni locali. Altri feticci sono a forma di croce ed esistono anche immagini per il culto della fecondità, come quella della madre con bambino. Tra i feticci di carattere maligno ci sono i feticci da chiodi, che consistono in raffigurazioni di uomini e animali che si crede agiscano per magia simpatica: quando si desidera nuocere a qualcuno, si conficca un chiodo nella scultura e si recitano contemporaneamente delle formule magiche prescritte. A Lomé esiste ‘il mercato dei feticci’, situato nel quartiere di Akodessewa.

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