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Edizione del 27/09/2026

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sahel

    FOCUS

    Il grande gioco dietro la liberazione degli ostaggi nel Sahel

    di claudia 18 Agosto 2026
    Scritto da claudia

    Novantuno persone tornate libere in pochi giorni tra Mali e Niger, tra soldati, un presunto agente francese, un missionario americano e un comandante dell’Azawad. Dietro le liberazioni si intravede una fitta rete di mediazioni che coinvolge Marocco, Stati Uniti, Libia e diversi attori africani, mentre nel Sahel sembrano ridisegnarsi alleanze ed equilibri.

    Di Andrea Spinelli Barrile

    Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha facilitato la consegna, avvenuta ieri a Gao, nel nord del Mali, di sei militari delle Forze armate maliane (Fama), che erano prigionieri del Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla). I militari, feriti di guerra, sono stati successivamente trasferiti in una struttura medica. Questi sei militari si aggiungono alle 85 persone liberate nel giro di appena 48 ore la settimana scorsa in Africa occidentale, tutti rilasciati da situazioni differenti di cattività e in modalità diverse tra il 13 e il 14 agosto, tutti prigionieri nello stesso contesto di guerra totale. Tra il 13 e il 16 agosto, in totale, 91 persone hanno ritrovato la libertà.

    Giovedì, un presunto agente dei servizi francese è stato graziato da Assimi Goita, il presidente colonnello golpista del Mali, dopo essersi fatto un anno di carcere e avere ricevuto una condanna a 20 anni per “destabilizzazione dello Stato”. Mentre usciva la notizia della grazia, il Fronte li liberazione dell’Azawad (Fla, gruppo separatista touareg nemico del governo di Bamako ed alleato al Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani, Jnim) annunciava ufficialmente la liberazione di ben 82 ostaggi, soldati maliani prigionieri dei ribelli separatisti, alcuni dal 2023, per “ragioni umanitarie” dice l’Fla. Ad oggi, ci sono almeno altri 120 militari delle Forze armate maliane prigionieri dei ribelli azawadiani. Le due versioni di questa vicenda, quella delle Forze armate maliane e quella dell’Fla, differiscono nella forma ma non nella sostanza: nel primo caso si parla di “operazione”, nel secondo di “rilascio”, ma diversi video diffusi sui social da account legati all’Fla mostrano l’operazione di recupero messa in campo con gli elicotteri dell’esercito maliano, in cui gli ostaggi vengono ordinatamente consegnati. In entrambi i casi, però, si parla di 82 persone tornate in libertà.

    Dopo meno di 24 ore, anche il cittadino americano Kevin Rideout è stato liberato, questa volta in Niger: il missionario cinquantenne, rapito in casa sua a Niamey ad ottobre, è stato consegnato dai suoi rapitori a uomini dell’Fbi (modalità di esfiltrazione che fa immaginare più una trattativa che un blitz) lungo il corridoio Sebha-Bengazi, dal nord del Niger verso il nord della Libia. Facendo i conti, siamo arrivati a 84 persone liberate.

    L’85esima persona tornata ha un nome sconosciuto fuori dal Sahel, Inkinane Ag Attaher. Si tratta di un alto comandante del Fronte di liberazione dell’Azawad, il K di picche nel mazzo di carte che circola tra gli Africa Corps russi. Era stato catturato dall’esercito nigerino mentre viaggiava in aree di confine ad aprile 2025, con due passaporti in tasca, ed è l’uomo che ha aperto il mondo all’Azawad, mettendolo in contatto con nuovi fornitori di alta tecnologia da guerra, come i droni Fpv e quelli a fibra ottica. Ag Attaher è stato consegnato all’Fla dalle autorità nigerine il 14 di agosto, l’85esima persona che ha ottenuto la libertà poco prima di ferragosto.

    Di sicuro, molte cose stanno cambiando tra le sabbie del Sahara-Sahel. I primi di agosto, con un comunicato piuttosto inaspettato, anche il Consiglio tuareg della Libia è intervenuto dicendo che «il sangue dei nostri fratelli berberi dell’Azawad è una linea rossa» chiedendo specificatamente alla Turchia di smetterla di fornire droni alle Forze armate maliane, utilizzati secondo i tuareg libici per «commettere crimini contro l’umanità». Un “nuovo” attore, che sale su una scena già molto affollata: mentre sul campo i partner di Mali e Niger sono e restano unicamente i russi di Africa Corps, nelle stanze dei colletti bianchi e dei lussuosi boubou la questione è ben più intricata.

    Le liberazioni di cui abbiamo raccontato ne sono lo specchio: secondo diversi media francesi, sarebbe stato il Marocco a mediare per la liberazione del cittadino francese condannato in Mali, mentre gli Stati uniti, in perfetto stile yankee, hanno messo in campo gli inviati speciali della Casa bianca per l’americano Rideout, che sarebbe stato esfiltrato sì dall’Fbi ma grazie alle garanzie fornite dal clan Haftar, che in Libia controlla proprio Bengasi e che avrebbe garantito la logistica per riportare l’ostaggio a casa. Secondo l’analista beninese Serge Daniel, la mediazione per la liberazione dei soldati maliani sarebbe stata richiesta dall’Fla in una lettera al presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, ma anche un ex-ministro del Burkina Faso e un alto negoziatore maliano avrebbero avuto un ruolo importante. L’Fla avrebbe infatti subordinato la consegna degli 82 militari alla liberazione proprio di Inkinane Ag Attaher, per il quale era necessario intercedere direttamente con le autorità nigerine.

    Nelle ore precedenti le liberazioni, il Mali ha “fatto pace” con l’Algeria, un rapporto ai ferri corti da oltre un decennio e totalmente degenerato negli ultimi due anni, con accuse reciproche anche molto gravi, agli algerini accusati di sostenere il terrorismo e ai maliani di avere violato con droni e bombe la sovranità territoriale algerina. La quale, poche ore dopo la “pace” con il Mali, ha iniziato a perforare un nuovo pozzo in Niger. Certamente non un caso, nel Sahel dell’Alleanza.

    Questo grande dialogo da segrete stanze ha, tuttavia, un antagonista che in questa trama proprio non compare: sono i jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim, legati ad al-Qaeda e guidati da un ex-combattente touareg, Iyhad Ag Ghali), ai quali i tavoli delle trattative sono oggi totalmente preclusi ma che sono incapaci di stare con le mani in mano.

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    18 Agosto 2026 0 commentI
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