• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Festa 100 afriche
    • Bella Ciao (registrazione)
    • Dialoghi sull’Africa
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • Archivio eventi
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • Arabo in tasca
    • “Disordine Globale” (geopolitica)
    • Orizzonti di Sabbia (registrazione)
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • NUOVO NUMERO (3/2026)
    • PENULTIMO NUMERO (2/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • BENIN E TOGO
    • COSTA D’AVORIO
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • MADAGASCAR
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • REUNION
    • SAO TOME
    • SENEGAL
    • SUDAFRICA
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”
  • FESTA 100 afriche
  • Arabo in tasca

Edizione del 14/05/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

sahel

    FOCUS

    La nuova offensiva in Mali scuote l’intero Sahel

    di Tommaso Meo 9 Maggio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Marco Trovato

    Per l’analista Luca Raineri l’alleanza tra jihadisti e ribelli tuareg apre una fase inedita che mette alla prova la tenuta delle giunte militari: «Stanno cambiando gli equilibri politici e militari di una regione sempre più strategica e al centro delle nuove competizioni globali»

    Nel Sahel la crisi sembra avere superato una soglia critica. In Mali offensive coordinate tra gruppi jihadisti e movimenti separatisti tuareg hanno colpito il cuore dello Stato, mettendo in discussione la tenuta della giunta militare al potere. La violenza continua a espandersi lungo un asse che attraversa Burkina Faso e Niger, mentre le giunte militari consolidano il controllo interno tra repressione, propaganda e consenso popolare. Sullo sfondo si muovono nuovi equilibri geopolitici: il protagonismo russo, il ridimensionamento dell’influenza occidentale, le accuse rivolte a Francia, Algeria e persino Ucraina.

    Per capire la portata della crisi abbiamo intervistato Luca Raineri, analista e ricercatore in Studi di sicurezza presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, tra i maggiori conoscitori della regione.

    L’analista Luca Raineri

    Secondo Raineri, quanto accaduto in Mali nelle ultime settimane rappresenta allo stesso tempo «l’ennesima fase acuta di un’instabilità ormai cronica» e un vero salto di qualità. «Gli attacchi del 25 aprile hanno colpito contemporaneamente sei città distanti tra loro oltre 1500 chilometri, incluse le principali basi militari del Paese e la stessa Bamako», spiega. L’offensiva ha provocato l’uccisione del ministro della Difesa, il ferimento del capo dell’intelligence e colpito la catena di comando dell’esercito, costringendo la giunta a una temporanea ritirata.

    Per il ricercatore, la novità non è soltanto militare ma anche politica. Nel nord del Mali si è infatti consolidata un’alleanza inedita tra il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim), affiliato ad al-Qaeda, e le formazioni ribelli tuareg riunite nel Fronte di liberazione dell’Azawad. «Non siamo ancora davanti a una fusione vera e propria – precisa Raineri – ma certamente a un’alleanza tattica molto profonda».

    Il cuore della contesa è Kidal, storica roccaforte tuareg e simbolo dell’Azawad, il nome con cui i separatisti identificano il nord del Mali. La convergenza tra jihadisti e ribelli, spiega l’analista, nasce anche dalle scelte della giunta militare maliana dopo il ritiro della missione Onu nel 2023. «Fino a quel momento i tuareg erano interlocutori di un difficile processo di pace. Successivamente sono stati equiparati ai terroristi e trattati come tali».

    A cambiare ulteriormente gli equilibri è stato l’arrivo dei mercenari russi della Wagner, chiamati da Bamako per riconquistare il nord del Paese. La presa di Kidal nel novembre 2023 venne celebrata come una vittoria simbolica della nuova alleanza tra giunta e Russia. Ma nei mesi successivi, racconta Raineri, le popolazioni tuareg sono state bersagliate da violenze e repressioni che hanno finito per spingerle verso un riavvicinamento ai gruppi jihadisti.

    Lo scenario che potrebbe emergere appare inquietante. Secondo il ricercatore, la convergenza tra separatisti e jihadisti potrebbe preludere a «una sintesi politica» fondata su un Mali islamico a struttura federale: uno Stato guidato dalla sharia ma con ampi margini di autonomia per il nord tuareg. «Un modello che in parte ricorderebbe alcune esperienze della Nigeria settentrionale, dove l’applicazione della legge islamica viene mediata da autorità religiose locali», osserva.

    Nel frattempo le giunte militari del Sahel continuano ad accusare potenze straniere di sostenere i gruppi armati. La Francia resta il bersaglio privilegiato della propaganda sovranista, ma secondo Raineri mancano prove concrete di un coinvolgimento diretto di Parigi. Più ambigua appare invece la posizione dell’Algeria, storicamente influente nella regione e accusata da Bamako di ospitare figure vicine alla ribellione tuareg.

    «L’Algeria ha mediato la ritirata delle forze russe da Kidal garantendo sulla disciplina dei ribelli. Questo naturalmente suscita interrogativi», sottolinea l’analista. Anche l’Ucraina viene evocata come attore esterno del conflitto, soprattutto per presunti addestramenti ai ribelli nell’uso dei droni, ma Raineri invita alla prudenza: «Alcuni contatti ci sono stati, ma il loro impatto è stato probabilmente sovrastimato».

    Un nodo centrale resta quello del consenso interno alle giunte di Mali, Burkina Faso e Niger. Nonostante repressioni, arresti arbitrari e il soffocamento della stampa indipendente, i regimi continuano a mobilitare una parte significativa dell’opinione pubblica. «È difficile misurare la realtà di questo consenso – ammette Raineri – ma le manifestazioni di sostegno esistono e sembrano indicare che questi governi non si reggano soltanto sulla forza». La narrativa sovranista, alimentata soprattutto dal presidente burkinabé Ibrahim Traoré, trova terreno fertile nelle frustrazioni accumulate negli anni contro l’influenza occidentale e la percezione di uno sfruttamento delle risorse naturali. Oro, uranio e litio sono diventati il simbolo di una promessa di riscatto nazionale.

    Secondo Raineri, però, la realtà è più complessa della retorica anti-coloniale. «I governi del Sahel hanno effettivamente imposto royalties più elevate sulle attività estrattive e rafforzato il controllo statale sulle risorse. Ma questo non significa una vera rinazionalizzazione». Inoltre, sottolinea, i principali attori del settore minerario restano gli stessi: Cina, Canada, Australia, Sudafrica e, sempre più spesso, anche Stati Uniti e Regno Unito. Gran parte delle nuove entrate viene destinata alla sicurezza e alla spesa militare, senza però risultati decisivi sul terreno. «Nel 2024 e nel 2025 oltre la metà degli attacchi terroristici registrati nel mondo si è verificata nel Sahel», ricorda il ricercatore. In Burkina Faso vaste aree del territorio sfuggono ormai al controllo statale.

    Il Sahel resta anche uno spazio di competizione geopolitica internazionale, sebbene oggi l’attenzione europea sia diminuita rispetto agli anni precedenti. «L’Ucraina, Gaza e il Medio Oriente hanno spostato il baricentro delle priorità occidentali», spiega Raineri. Tuttavia, paesi come Italia, Spagna e Francia continuano a seguire con attenzione la regione, soprattutto per le implicazioni migratorie ed energetiche.

    Nel frattempo l’Alleanza degli Stati del Sahel – il blocco politico creato da Mali, Burkina Faso e Niger – prova a rafforzarsi. Sul piano simbolico i segnali di unità sono forti: passaporto comune, cooperazione militare, dichiarazioni di solidarietà reciproca. Ma nella pratica, osserva Raineri, «i passi concreti restano limitati». Il vero banco di prova riguarda il franco Cfa, la moneta comune ancora ancorata all’euro e percepita dai movimenti sovranisti come uno degli ultimi strumenti dell’influenza francese. «Per ora nessuno dei governi sembra pronto a rinunciare alla stabilità macroeconomica garantita dal Cfa», nota il ricercatore.

    Il grande interrogativo ora riguarda il rischio di regionalizzazione del conflitto verso gli Stati costieri dell’Africa occidentale. In Benin e Togo gli attacchi jihadisti sono ormai frequenti, mentre il nord della Nigeria è sempre più connesso ai fronti saheliani. Ghana, Costa d’Avorio e Senegal sembrano invece ancora relativamente protetti.

    Ma la traiettoria del jihadismo resta imprevedibile. «Il cuore politico e decisionale del Jnim è in Mali – conclude Raineri – e oggi il vero interrogativo è capire cosa accadrebbe se il movimento riuscisse davvero a conquistare il potere. Accetterebbe di restare confinato entro i confini maliani, come i talebani in Afghanistan, oppure punterebbe a un progetto transnazionale fondato sull’idea di una grande comunità islamica? È una domanda strategica che il sistema internazionale non può permettersi di ignorare».

    Condividi
    9 Maggio 2026 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    In Sahel è in corso una guerra dell’informazione

    di Tommaso Meo 8 Maggio 2026
    8 Maggio 2026

    di Celine Dominique Nadler Tra accuse di disinformazione e repressione del dissenso, le giunte al potere nella regione intensificano il controllo sui media e restringono lo spazio civico Tv5 Monde, …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • CONTINENTE VERO

    I Fulani, l’anima irrequieta del Sahel

    di Tommaso Meo 26 Aprile 2026
    26 Aprile 2026

    di Enrico Casale – foto di Robin Hammond / Panos Pictures Diffusi dal Senegal al Ciad, e oltre, i Fulani (o Fulbe) costituiscono una delle più vaste comunità africane transnazionali. …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Credibilità e pragmatismo: il dilemma occidentale dal Mediterraneo al Sahel

    di Tommaso Meo 22 Aprile 2026
    22 Aprile 2026

    di Michele Vollaro Oltre la difesa militare, Nato e Ue devono colmare il divario tra retorica dei valori e bisogni concreti in una regione che rivendica sempre più autonomia di …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Lo scacchiere del Sahel: la Germania lascia il Niger, gli Usa ripartono dalla Nigeria

    di Tommaso Meo 24 Marzo 2026
    24 Marzo 2026

    di Andrea Spinelli Barrile L’avanzata jihadista nel Sahel svuota le ambasciate e sposta il baricentro della difesa. Mentre Berlino abbandona Niamey sotto la minaccia dei rapimenti, Washingtoni riparte dalla base …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Cyberattivisti del Sahel offrono aperto supporto all’Iran

    di Tommaso Meo 11 Marzo 2026
    11 Marzo 2026

    I cyberattivisti che sostengono l’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes) hanno manifestato il loro aperto supporto al regime iraniano nella guerra in corso, giustificando questa posizione in nome della difesa …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Il Sahel sempre più epicentro del jihadismo internazionale

    di Tommaso Meo 19 Febbraio 2026
    19 Febbraio 2026

    Nel suo rapporto semestrale al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha messo nuovamente in guardia la comunità internazionale dal rafforzamento dello Stato islamico …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Traoré alla guida dell’Alleanza degli Stati del Sahel: il leader più giovane e discusso dell’Africa

    di claudia 30 Dicembre 2025
    30 Dicembre 2025

    di Andrea Spinelli Barrile Il presidente del Burkina Faso Ibrahim Traoré, 37 anni, è stato nominato leader della Confederazione dell’Alleanza degli stati del Sahel (Aes). Volto più popolare (e controverso) …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    La Costa d’Avorio chiede aiuto gli Stati Uniti contro i jihadisti nel Sahel

    di claudia 13 Dicembre 2025
    13 Dicembre 2025

    La Costa d’Avorio avrebbe chiesto all’amministrazione di Donald Trump di dispiegare aerei spia statunitensi nel nord del Paese per condurre operazioni transfrontaliere contro i jihadisti alleati di al-Qaeda che stanno …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWSSOCIETÀ

    La Voce del Liptako, la nuova radio confederale dell’Alleanza degli Stati del Sahel

    di claudia 30 Novembre 2025
    30 Novembre 2025

    Si chiamerà “Dandé Liptako”, che in fulfulde significa La Voce del Liptako, la radio confederale dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes). L’atto di nascita è stato firmato a Ouagadougou, in …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Sahel: l’onda lunga dei golpe, tra narrazioni comuni e realtà diverse

    di claudia 29 Novembre 2025
    29 Novembre 2025

    di Valentina Giulia Milani La crisi esplosa in Guinea-Bissau si inserisce in un contesto di crescente instabilità in Africa occidentale e nel Sahel, segnato da colpi di Stato e rotture …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Tensioni nel Sahel tra crisi dei carburanti e attacchi terroristici

    di claudia 10 Novembre 2025
    10 Novembre 2025

    La situazione nel Sahel continua a peggiorare, tra tensioni militari, crisi dei carburanti e attacchi terroristici sempre più frequenti. Da ieri circola un documento dello Stato maggiore dell’esercito del Burkina …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    I Paesi del Sahel alzano la voce contro Washington

    di claudia 13 Ottobre 2025
    13 Ottobre 2025

    Il ministero degli Affari esteri maliano ha denunciato la decisione degli Stati uniti di imporre un deposito cauzionale da 5.000 a 10.000 dollari ai richiedenti maliani di visto B-1/B-2 e …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NATURAQUADERNI AFRICANI

    Cambiamento climatico e conflitti nel Sahel: da causa diretta a moltiplicatore di minacce

    di claudia 11 Ottobre 2025
    11 Ottobre 2025

    di Andrea Stucchi – Centro studi AMIStaDeS Negli ultimi anni molte voci autorevoli e numerose pubblicazioni hanno diffuso l’idea che il cambiamento climatico abbia un legame con lo scoppio dei conflitti …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Marocco e Mauritania, nuovi pilastri strategici ai margini del Sahel

    di claudia 8 Settembre 2025
    8 Settembre 2025

    di Céline Camoin Mentre il Sahel sprofonda nell’instabilità, Marocco e Mauritania emergono come partner affidabili per gli Stati Uniti, offrendo sicurezza e stabilità. Secondo l’analisi dell’analista Safae El Yaaqoubi, i …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • 2
  • 3
  • …
  • 14

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Rd Congo, Hrw denuncia uccisioni di civili e stupri durante l’occupazione di Uvira

    14 Maggio 2026
  • Condannato a 75 anni per riciclaggio l’ex ministro nigeriano Saleh Mamman

    14 Maggio 2026
  • Sudafrica, niente nuove richieste d’asilo dopo il rifiuto finale

    14 Maggio 2026
  • L’eterno ritorno di Museveni in Uganda

    14 Maggio 2026
  • Sudan, 50.000 sfollati nello Stato del Nilo Azzurro

    14 Maggio 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 14/05/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl