L’Alleanza del Sahel, così i golpisti fanno muro

di claudia

di Maria Scaffidi

Posizioni convergenti, dinamiche politiche simili, problematiche comuni. Così, non ha colto troppi osservatori sorpresi, la firma della Carta Liptako-Gourma con cui nel fine settimana i governi frutto degli ultimi golpe di Mali, Burkina Faso e Niger hanno dato vita alla Alliance des États du Sahel (Aes), l’Alleanza degli Stati del Sahel.

La nuova alleanza sottoscritta dai tre capi di Stato – Assimi Goita per il Mali, Abdourahamane Tchiani per il Niger e Ibrahim Traoré per il Burkina Faso – è un patto di difesa collettiva e reciproca contro possibili minacce interne e aggressioni esterne. In altre parole, un patto per far fronte alle pressioni di gruppi ribelli di varia matrice che da anni imperversano nella regione ma anche uno strumento di deterrenza rispetto a possibili azioni da parte di organizzazioni regionali e internazionali. Una risposta a ventilate ipotesi di azioni militari da parte dell’Ecowas, la più importante organizzazione dell’Africa occidentale.

“Qualsiasi attacco alla sovranità e all’integrità territoriale di una o più parti contraenti sarà considerato un’aggressione contro le altre parti” si legge nel testo del documento che vincola inoltre i tre Paesi a lavorare per prevenire o sedare le ribellioni armate. Dando risalto alla notizia sul suo account X, Assimi Goita ha detto che “l’obiettivo è di istituire un quadro di difesa collettiva e di mutua assistenza”.

E, secondo le parole del ministro della Difesa del Mali Abdoulaye Diop, di mezzo ci sarà anche l’economia. “Questa alleanza sarà una combinazione di sforzi militari ed economici tra i tre Paesi” ha chiosato Diop parlando a Bamako nel corso di una conferenza stampa.

Simbolicamente la Carta di Liptako-Gourma prende il nome dalla regione dove le frontiere dei tre Paesi si incontrano, una zona in cui operano negli ultimi anni diversi gruppi armati ribelli.

Già membri insieme al Ciad e alla Mauritania dell’Alleanza G5 Sahel sostenuta dalla Francia e lanciata nel 2017 per affrontare i gruppi armati legati ad al-Qaida e all’Isis, Guinea, Mali e Niger sono state teatro negli ultimi tre anni di più colpi di Stato. L’ultimo ha coinvolto il Niger, dove i militari hanno rovesciato il presidente Mohamed Bazoum.

La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) ha minacciato un intervento militare in Niger a seguito del colpo di stato, ma nelle ultime settimane ha abbassato i toni. Mali e Burkina Faso avevano prontamente risposto, dichiarando che un eventuale intervento sarebbe stato considerato una “dichiarazione di guerra” nei loro confronti.

Nello stesso tempo, le relazioni tra la Francia (ex potenza coloniale e con molti interessi nella regione) e i tre Stati si sono deteriorate. Parigi è stata costretta a ritirare le sue truppe dal Mali – dove sono presenti i russi della Wagner – e dal Burkina Faso. Il Mali ha anche chiesto alla missione di peacekeeping delle Nazioni Unite Minusma di lasciare il Paese e nel frattempo ha visto risorgere nel nord la ribellione tuareg con cui si era arrivati a un accordo di pace nel 2015.

In Niger la giunta ha chiesto alla Francia di ritirare le sue truppe e il suo ambasciatore, Parigi ha finora rifiutato di riconoscere la nuova autorità militare. Niamey ha però trovato un accordo con gli Stati Uniti che in Niger dispongono di una grande base aerea. Altri colpi di Stato hanno interessato la Guinea e più recentemente il Gabon.

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