Uganda e Zambia hanno spiato i dissidenti con l’aiuto di Huawei?

di Marco Simoncelli
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Huawei Technologies, la più grande società di telecomunicazioni al mondo, avrebbe aiutato i governi di Zambia e Uganda a spiare gli oppositori politici, secondo un’inchiesta del Wall Street Journal pubblicata qualche giorno fa di cui si può vedere il video in alto.

Il quotidiano statunitense non ha ottenuto prove di attività di spionaggio compiute da o per conto del governo di Pechino in Africa e nemmeno le prove di responsabilità dei top manager di Huawei in Cina, o le prove che fossero a conoscenza delle attività compiute per i governi dei due Paesi. Dalle indagini, però, emerge che i dipendenti di Huawei avrebbero avuto un ruolo diretto nelle azioni dei governi per intercettare le comunicazioni private di alcuni oppositori politici.

Nell’inchiesta si dice che a Kampala i dipendenti Huawei avrebbero aiutato l’unità di sorveglianza informatica governativa a entrare nel gruppo WhatsApp di Bobi Wine, uno dei principali oppositori politici dell’attuale presidente Yoweri Museveni. In Zambia invece i tecnici del gigante delle telecomunicazioni cinese avrebbero aiutato il governo di Lusaka ad accedere ai telefoni e alle pagine Facebook appartenenti ai blogger oppositori del presidente Edgar Lungu e ciò avrebbe dunque permesso all’unità di cyber-sorveglianza zambiana di individuare le loro posizione e farli arrestare.

In una nota, come riportato da Askanews, Huawei ha respinto le accuse, affermando che la società “non ha mai partecipato ad attività di ‘hacking’. L’azienda cinese ha definito le “accuse infondate e imprecise”: “La nostra indagine interna mostra chiaramente che Huawei e i suoi impiegati non hanno mai partecipato a nessuna delle attività di cui sono accusati. Non abbiamo né i contratti, né le capacità per farlo”. Il portavoce della società ha anche spiegato che certe cose sono vietate dal codice di comportamento aziendale.

zIeri è arrivata anche la smentita delle autorità ugandesi e Zambiane seguita da quella delle rappresentanze cinesi nelle due nazioni africane che le ha definite “pure Fake News”, come riportato da africanews.

Dal canto suo il governo di Kampala, pur avendo confermato che i dipendenti di Huawei hanno lavorato con le agenzie d’intelligence e le forze dell’ordine locali per rafforzare la sicurezza nazionale, ha poi dichiarato che “è assolutamente falso affermare che Huawei ha aiutato i governi africani a spiare i loro oppositori politici “, attraverso il portavoce presidenziale ugandese Don Wanyama “Perché spiare Bobi Wine?” ha poi concluso. Per Kampala si tratterebbe di una continuazione della guerra commerciale in corso tra Usa e Cina.

Il portavoce del Fronte patriottico, il partito al potere in Zambia, ha smentito categoricamente le accuse che generano solo “danni” e le autorità “disprezzano come meritano”, ma ha confermato che i tecnici di Huawei hanno aiutato il governo a combattere le “fake news” nel paese.

Huawei è entrata in Africa nel 1998, partendo dal Kenya; ora, connette centinaia di milioni di utenti in circa 40 Paesi. Dal 2012, il governo degli Stati Uniti accusa Huawei, che ha sempre respinto ogni addebito, di essere uno strumento del governo cinese per spiare all’estero.

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