Al Bashir alla sbarra. Amnesty: “va processato per genocidio”

di Marco Simoncelli

Mentre in Sudan si cerca di voltare pagina procedendo verso la transizione dopo mesi di instabilità, oggi inizierà il processo per corruzione contro il deposto presidente sudanese Omar al Bashir. destituito in un colpo di stato dell’esercito dopo settimane di proteste antigovernative, e arrestato lo scorso 11 aprile dopo essere stato presidente per trent’anni. Omar al Bashir è accusato di corruzione e riciclaggio di denaro dopo che nella sua residenza erano stati sequestrati più di 113 milioni di dollari in contanti.

In precedenza la prima udienza, stabilita per lo scorso 31 luglio, era stata aggiornata per l’assenza dell’imputato. Stando a quanto riportano i media sudanesi, la decisione di rimandare l’apertura del processo è stata presa dopo che gli avvocati di Bashir avevano chiesto la sospensione a causa dell’aggravarsi della sua salute psicologica a seguito della morte della madre, avvenuta a fine luglio.

Nel maggio scorso Bashir aveva ammesso di essere responsabile dei casi di corruzione e riciclaggio che gli sono stati imputati dalla procura generale di Khartoum, rivelando anche i nomi delle persone coinvolte. L’ex leader sudanese era stato inoltre chiamato nei mesi scorsi a giustificare i suoi presunti legami con terroristi che hanno portato il Sudan ad essere inserito nell’elenco statunitense dei paesi che sostengono il terrorismo insieme a Iran, Siria e Corea del Nord.

Intanto ieri è intervenuta Amnesty International che ha fatto appello al governo militare del Sudan affinché consegni al Bashir alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja, dove è incriminato e ricercato dal 2009 per crimini di guerra e genocidio legati ai massacri nella provincia del Darfur avvenuti nei primi anni 2000.

L’ex dittatore deposto, secondo l’Ong umanitaria, “è scampato alla giustizia per troppo, troppo tempo”. secondo Amnesty, per cui il processo a Khartoum “è di per sé un passo positivo”, ma i militari hanno già dichiarato che non intendono estradare Bashir all’Aja malgrado il mandato d’arresto internazionale.

“Le autorità sudanesi devono consegnare al-Bashir alla Corte penale internazionale per rispondere delle accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, poiché le vittime di orribili crimini attendono ancora giustizia e risarcimenti per più di un decennio da quando la Cpi ha emesso il primo mandato di arresto”, ha proseguito. “Mentre i leader militari si avvicinano di più a firmare un accordo politico tanto atteso con la coalizione di opposizione, la nuova leadership del Paese deve ratificare urgentemente lo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale, che il paese ha firmato nel 2000, e cooperare pienamente con la corte”, ha  dichiarato oan Nyanyuki, direttrice dell’Africa orientale, del Corno e dei Grandi Laghi di Amnesty International.

Nel 2016, un’indagine di Amnesty International ha raccolto prove dell’uso ripetuto di quelle che si riteneva fossero armi chimiche contro civili, compresi bambini molto piccoli, da parte delle forze del governo sudanese nella regione del Darfur a Jebel Marra.

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