Il presidente del governo di transizione del Mali, il leader della giunta militare Assimi Goita, ha assunto ad interim il ruolo di ministro della Difesa in seguito alla morte del generale Sadio Camara, ucciso il 25 aprile negli attacchi coordinati del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim) e del Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla). Il generale Oumar Diarra è stato nominato viceministro con il compito di gestire le attività quotidiane del dipartimento.
Assumendo il controllo diretto del ministero della Difesa, Goita consolida la sua presa sull’apparato di sicurezza. Già tre giorni dopo gli attacchi, prima di parlare al Paese tramite un messaggio alla tv nazionale, Goita aveva incontrato una delegazione dell’Africa Corps russi, i principali partner di sicurezza del Mali: un segno dell’importanza che Bamako attribuisce a questa partnership con Mosca. Fino all’attentato che lo ha ucciso, il principale referente della giunta militare con la Russia era l’ex-ministro Camara.
Anche la nomina di Oumar Diarra è un segnale politico forte. Ufficiale molto vicino a Goita, era stato nominato da quest’ultimo capo di stato maggiore due settimane dopo la caduta del presidente Ibrahim Boubakar Keita, nell’agosto 2020, e proprio la figura di Diarra aveva diviso Camara e Goita. Secondo il primo, infatti, il generale di divisione era responsabile delle pesanti sconfitte subite dalla Forze armate, ma la vicinanza di Diarra con il leader della giunta gli ha garantito posto e carriera.
Inoltre, come ricorda Jeune Afrique, assumendo ora anche le funzioni di capo dello Stato e ministro della Difesa, Goita riacquista prerogative che aveva già assunto quando era vicepresidente della transizione, tra settembre 2020 e maggio 2021. In quel periodo si è occupato di questioni di sicurezza, prima di decidere di licenziare il presidente di transizione Bah N’Daw e il suo primo ministro Moctar Ouane per imporsi alla guida del Mali come unico vertice politico e militare.
Intanto la procura militare del Mali ha avviato un’inchiesta ufficiale sugli attacchi dei jihadisti e dei ribelli tuareg, che hanno causato almeno 23 vittime. Le indagini preliminari ipotizzano il coinvolgimento di figure politiche come l’oppositore in esilio Oumar Mariko e di diversi militari, sia attivi che congedati, accusati di aver facilitato la pianificazione e l’esecuzione degli attentati; l’autorità giudiziaria ha già confermato i primi arresti, mentre prosegue la ricerca di ulteriori responsabili e collaboratori.



