Mali sotto attacco: cosa sappiamo sulla nuova escalation di violenza

di Tommaso Meo
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È stato un fine settimana di fuoco quello appena trascorso in Mali e ancora adesso non è chiara l’entità reale di quanto successo. Ma alcuni punti fermi ci sono: attacchi coordinati in varie zone del Paese sono stati rivendicati da Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Jnim), gruppo legato ad al-Qaida, e dai combattenti tuareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad (Fla); uno dei colpi più pesanti per il governo di Assimi Goita – al potere dal 2021 in seguito a un colpo di stato – è stato portato a Kati (nord di Bamako) dove nel corso di un attacco alla sua residenza privata è rimasto ucciso il ministro della Difesa, il generale Sadio Camara.

Secondo fonti concordanti – supportati da video diffusi in rete – sabato 25 aprile, in mattinata, gruppi di uomini armati hanno fatto esplodere ordigni e hanno quindi sparato nei pressi di Kati, la principale base militare maliana, poco fuori dalla capitale. Più o meno alla stessa ora altri gruppi hanno preso di mira Sevare, nel centro del Paese, Kidal e Gao a nord. Colpi di arma da fuoco sono stati uditi anche in un campo militare vicino all’aeroporto di Bamako, dove hanno sede le forze mercenarie russe; mentre a Kati, dove risiede lo stesso Goita, i conflitti a fuoco sono stati intensi e pesanti. L’esercito ha riferito di aver respinto gli attacchi.

Gli attacchi sono stati condannati da Unione Africana, Organizzazione della Cooperazione Islamica, dagli Stati Uniti e dalla stessa Ecowas, l’organizzazione regionale da cui il Mali si è ritirato insieme a Burkina Faso e Niger per formare l’Aes, Alleanza degli Stati del Sahel.

Jnim e i ribelli tuareg hanno rivendicato la responsabilità degli attacchi sostenendo di avere sostanzialmente occupato Kidal in un’operazione coordinata e di aver conquistato diverse postazioni nei dintorni di Gao. Video diffusi in rete sembrano mostrare uomini armati che entrano in alcuni siti istituzionali. Già in passato Kidal è stata al centro di contese e di passaggi di mano: se la sua presa da parte dei ribelli dovesse essere confermata si tratterebbe di uno sviluppo significativo dal momento che chi controlla Kidal di fatto controlla una buona parte del nord del Mali.

Alcune fonti riferiscono che ai combattimenti a Bamako abbiano partecipato anche i mercenari russi di stanza nella capitale maliana, mentre a Kidal, dove pure erano presenti i paramilitari ex-Wagner – ora inquadrati sotto la bandiera di Africa Corpssi sarebbero ritirati nell’ambito di un accordo raggiunto con i tuareg.

Il ministro della Difesa Camara, ucciso a Kati, secondo molti osservatori era una  figura centrale nel governo militare e la sua morte potrebbe avere effetti significativi anche sulla tenuta dell’esercito. Dalle prime ricostruzioni, contro Camara sarebbe stato organizzato un attentato suicida con un camion bomba e nell’attacco sarebbero morti aalmeno tre familiari del generale.

Nonostante l’escalation, l’esercito ha dichiarato di avere neutralizzato «centinaia» di «terroristi» e di avere la situazione sotto controllo. Secondo l’emittente statale Ortm, solmente 16 persone, tra civili e militari, sarebbero rimaste ferite o uccise negli attacchi, che secondo quanto riportato hanno causato «danni limitati». Intanto a Bamako sono stati istituiti posti di blocco sulle strade che conducono all’aeroporto ed è stato imposto il coprifuoco dalle 21:00 alle 06:00 ora locale.

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