Un’epidemia di colera iniziata all’inizio di maggio nello Stato nord-orientale nigeriano di Borno ha ucciso almeno 74 persone e ne ha infettate più di 7.800. In una dichiarazione diffusa martedì, l’ong Medici senza frontiere (Msf) ha dichiarato che, al 7 giugno, erano stati registrati 7.850 casi sospetti in 14 aree di governo locale, e denunciava un forte aumento dei contagi giornalieri.
L’epidemia sta mettendo a dura prova un sistema sanitario già fragile in una regione al centro di un’insurrezione islamista che dura da 17 anni, di sfollamenti di massa e di scarse condizioni igienico-sanitarie, aumentando il rischio di una diffusione più ampia qualora il contenimento dovesse fallire.
Msf, in collaborazione con il ministero della Salute statale, ha allestito un centro per il trattamento del colera nella capitale Maiduguri per supportare la risposta all’epidemia: «Ogni giorno vediamo arrivare sempre più persone con diarrea acquosa grave e disidratazione, molte delle quali hanno percorso lunghe distanze per ricevere assistenza», ha detto Bienfait Tombola, coordinatore medico del progetto Msf per la risposta all’emergenza a Maiduguri. L’organizzazione ha detto di aver curato 7.439 pazienti, con una media di circa 230 ricoveri al giorno e di aver registrato oltre 500 casi solo il 5 giugno, il numero più alto di ricoveri in un singolo giorno dall’inizio dell’emergenza.
Il colera, una malattia trasmessa dall’acqua, prospera nelle aree prive di acqua potabile e servizi igienico-sanitari. Le autorità locali stanno pianificando una campagna di vaccinazione mentre l’organizzazione umanitaria continua a intensificare le cure, l’igiene e la sorveglianza per contenere l’epidemia.



