Anche lo Zambia si oppone all’accordo sanitario con gli Stati Uniti

di Tommaso Meo
sanità

Il governo dello Zambia ha detto ieri di volersi opporre al tentativo degli Stati uniti di vincolare i finanziamenti per la sanità all’accesso ai minerali critici, fornendo per la prima volta dettagli sul perché i negoziati con Washington sui due accordi proposti siano attualmente bloccati.

Il ministro degli Esteri dello Zambia, Mulambo Haimbe, ha spiegato che gli Stati uniti hanno offerto un sostegno fino a 2 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni nell’ambito di un accordo sanitario che rientra nella strategia internazionale America first, delineata dall’amministrazione Trump dopo la chiusura di enti come Usaid. Tuttavia, ha detto Haimbe, alcune delle clausole relative alla condivisione dei dati violerebbero il diritto alla privacy dei cittadini zambiani.

Un’ulteriore preoccupazione per Lusaka è data dal collegamento tra l’accordo sanitario e quello sui minerali critici. «Il governo zambiano ha sempre sostenuto che gli accordi debbano essere valutati separatamente», ha detto il ministro zambiano, non specificando quali dati sanitari stessero richiedendo gli Stati uniti. Riguardo all’accordo sui minerali critici, il ministro ha detto che lo Zambia era riluttante ad accettarne i termini a causa dell’insistenza sul trattamento preferenziale per le aziende statunitensi.

Lo Zambia si accoda a Ghana e Zimbabwe entrando nel gruppo di Paesi che non hanno firmato gli accordi sanitari bilaterali che l’amministrazione Trump sta cercando di siglare con gli ex-beneficiari degli aiuti allo sviluppo e dell’assistenza sanitaria. Gli accordi proposti da Washington vincolano i finanziamenti all’accesso ai dati sanitari delle cartelle cliniche di tutti i pazienti e cittadini del Paese firmatari, ma ora sta emergendo che anche le attività minerarie possono essere vincolate.

Secondo quanto dichiarato dal portavoce del Dipartimento di Stato americano, ad oggi Washington ha firmato 32 accordi nell’ambito della “Strategia sanitaria globale America First”, per un totale di 20,6 miliardi di dollari di finanziamenti, di cui 12,8 miliardi provenienti dagli Stati Uniti e 7,8 miliardi in «co-investimenti da parte dei Paesi beneficiari».

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