18/07/13 – Centrafrica – Paese ostaggio dei signori di guerra, una denuncia

di AFRICA

 

L’intero territorio è in mano alla ribellione Seleka guidata da signori di guerra centrafricani, ciadiani e sudanesi: a quattro mesi dal colpo di Stato a Bangui il cupo scenario è denunciato in un rapporto della Federazione internazionale delle leghe dei diritti umani (Fidh), diffuso al termine di una missione d’inchiesta in Centrafrica. Il documento attribuisce ai ribelli della coalizione, nata lo scorso anno contro l’ex presidente François Bozizé, la responsabilità di più di 400 omicidi, oltre a stupri, rapimenti di civili, racket, saccheggi e incendi ai danni di decine di villaggi, sottolineando che “tutti questi gravi crimini vengono commessi in totale impunità”.

Il capo missione della Fidh, Eric Plouvier, ha avvertito che in pochi mesi il numero di combattenti Seleka (Alleanza in lingua sango) è tre o quattro volte superiore al nucleo originario, stimato in 5000 uomini. Questi seminano violenza e distruzione a Bangui, la capitale, ma altrettanto grave è la situazione che prevale all’interno del paese e nelle zone più remote dalle quali giungono poche informazioni. “In provincia i Seleka detengono tutti i poteri e dettano legge. Lo Stato è totalmente assente, non è in grado di assicurare la protezione della popolazione né di rendere giustizia alle vittime” aggiunge il rapporto dell’organizzazione internazionale.

Rivolgendosi all’Unione Africana (UA) e all’Onu, la Fidh chiede il varo di sanzioni mirate contro i capi della Seleka e azioni concrete per il disarmo dei ribelli oltre che “impegni per la creazione di una forza internazionale e per la tutela dei civili su tutto il territorio centrafricano”.

La scorsa settimana cinque organizzazioni non governative francesi hanno denunciato il “totale abbandono” e “l’indifferenza della comunità internazionale” nei confronti del Centrafrica, in preda al “caos totale” e nella morsa di una grave emergenza umanitaria. L’Onu ha condizionato la ripresa degli aiuti a Bangui alla volontà chiara e permanente degli attuali dirigenti di porre fine all’impunità. L’Unione Europea (UE) ha invece sollecitato il sostegno di partner internazionali per “evitare che il Centrafrica diventi una nuova Somalia, dove gruppi armati terrorizzano la popolazione”.

L’emittente locale Radio Ndekeluka ha riferito che “armi e munizioni di guerra circolano illegalmente a Bangui, in quantità tali da destabilizzare l’intero paese”. Sempre nella capitale, pochi giorni fa sono stati rinvenuti nel fiume Oubangui cinque corpi di giovani senza vita; fonti di polizia hanno puntato il dito contro i ribelli Seleka che, sulla carta, hanno aderito al processo di disarmo e reintegro nelle forze di sicurezza regolari. La transizione politica di una durata prevista di 18 mesi è affidata all’attuale uomo forte a Bangui, l’ex capo ribelle Michel Djotodia,  in cerca di sostegni regionali ed internazionali. – Misna

 

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