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Edizione del 28/09/2026

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repubblica centrafricana

    wagner
    CONTINENTE VEROGLOBAL AFRICA - Mario Giro

    Gli affari d’oro della Wagner in Centrafrica

    di Tommaso Meo 23 Agosto 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Nella Repubblica Centrafricana la sicurezza è un business. Il governo di Bangui sta liquidando la Wagner con un riscatto record da 1,37 miliardi di euro, finanziato dagli Emirati Arabi Uniti in cambio di concessioni minerarie. Un’operazione pragmatica che dimostra come gli interessi economici contino più di qualsiasi alleanza politica.

    di Mario Giro

    Si parla tanto della Wagner in Africa, ma in maniera semplificata. Non sempre accade ciò che si pensa in Occidente. Prendiamo l’esempio della Repubblica Centrafricana (Rca), il primo Paese ad aver fatto appello ai contractor privati russi. All’inizio era stata chiesta una deroga alle Nazioni Unite per riarmare l’esercito regolare (Faca) in modo da farlo diventare più efficiente contro le milizie ribelli. Il Consiglio di Sicurezza aveva concesso un permesso per le armi leggere e affidato la questione ai russi, che tuttavia si sono poi allargati.

    Contractor in cambio di miniere: questo è stato il patto con la Wagner originaria, quella di Yevgeny Prigozhin. È noto che poi le cose sono cambiate con la guerra in Ucraina: la Wagner era diventata uno degli strumenti militari più efficienti nel Donbass, fino alla rivolta del 2023 e all’assassinio del suo comandante. Ma in Rca la Wagner è rimasta autonoma, tanto da aver eretto una statua a Prigozhin nella piazza davanti all’ambasciata russa a Bangui: un gesto di sfida. Nessun membro del gruppo paramilitare voleva essere mandato a morire in Ucraina: meglio restare a fare affari in cambio di servizi di sicurezza in Africa.

    Mosca ha cercato di rimettere la «Wagner centrafricana» ai suoi ordini senza riuscirci davvero. L’idea (valida anche altrove, come in Mali) è sostituire la Wagner con l’Africa Corps, raggruppamento sottoposto agli ordini del Ministero della Difesa russo. Il presidente della Rca, Faustin-Archange Touadéra, riconfermato a gennaio con oltre il 76% dei voti, si è tenuto i contractor originari per lungo tempo, resistendo alle pressioni russe, anche per riconoscenza: lo hanno salvato più volte da morte sicura da parte dei suoi nemici interni. Ora però sta cercando di ridurre la sua dipendenza dalle milizie private russe, sostituendole con una forza più ufficiale.

    Dopo una serie di trattative, la Wagner ha deciso di accettare, ma solo contro un colossale risarcimento finanziario di circa 1,37 miliardi di euro. Il governo di Touadéra, invece di reagire male, ha semplicemente chiesto agli Emirati Arabi Uniti, altri suoi sostenitori interessati all’Africa, di pagare il conto affinché la risoluzione del contratto avvenga senza scontri e senza rancori. È un segnale della nuova Africa, dove tutto si può contrattare senza posizionamenti ideologici, ma con assoluto pragmatismo.

    Da una parte c’è un governo che vuole cambiare protettori sotto la pressione dell’estero. Non è solo Mosca a volere il cambio, ma anche i governi occidentali, che non vedono di buon occhio la presenza dei russi e sperano in un downgrading della loro presenza. Dall’altra c’è una forza paramilitare privata che si comporta come una società qualunque e monetizza la propria eventuale partenza. La somma richiesta, colossale per uno dei Paesi più poveri del mondo, equivale a diverse volte il bilancio annuale della Rca. Ma tale «clausola di uscita» mira a compensare la perdita delle concessioni minerarie e delle infrastrutture economiche che il gruppo considera la propria quota di mercato e che si è accaparrato in questi anni.

    Dal 2018, in cambio della protezione contro i gruppi ribelli, il Gruppo Wagner ha intessuto una rete economica assicurandosi l’accesso a miniere d’oro e diamanti tramite società di comodo. La sostituzione della Wagner con l’Africa Corps costa cara, ma è considerata ormai necessaria. D’altronde, la gestione delle miniere che la Wagner lascerebbe andrebbe in parte anche agli Emirati (o a loro alleati).

    Dal canto suo, l’Africa Corps viene presentato come una struttura sotto il diretto controllo russo, con l’obiettivo di «professionalizzare» l’assistenza militare. L’obiettivo del governo di Bangui è rafforzare la propria sovranità trattando con un ente statale, anziché con mercenari i cui metodi sono considerati brutali. Molti vi vedono un tentativo di mantenere l’ombrello di sicurezza russo, cercando al contempo di riabilitare l’immagine della Rca..

    Non è prevista da Touadéra, appena riconfermato presidente, nessuna rottura dovuta al rifiuto di pagare, perché potrebbe creare un pericoloso vuoto di sicurezza. Il suo stile non è mai quello di contrapporsi, ma di dialogare e trovare soluzioni pragmatiche. D’altronde, se la Wagner se ne andasse senza che l’Africa Corps prenda il controllo, i gruppi ribelli, mai completamente sconfitti, potrebbero rapidamente riconquistare terreno.

    Le Nazioni Unite, tramite la missione Minusca, osservano tali sviluppi con preoccupazione. Qualcuno osserva addirittura che il presidente Touadéra contava sugli Emirati in cambio della cessione di parte di Birao (una città settentrionale al confine con il Sudan) per stabilire una base di rifornimento in favore del generale sudanese Dagalo «Hemedti», capo delle Forze di Supporto Rapido, coinvolto nella guerra civile nel suo Paese. Ma ora, forse, la guerra in Medio Oriente sta nuovamente cambiando tutto.

    Questo servizio è uscito sul numero 4/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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    23 Agosto 2026 0 commentI
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