In Repubblica Centrafricana si vota, ma la pace è lontana

di claudia
elezioni in centrafrica

di Enrico Casale

Urne aperte domani 28 dicembre in Repubblica Centrafricana. La popolazione è chiamata a scegliere tra l’attuale presidente Faustin‑Archange Touadéra, il ministro Anicet‑Georges Dologuélé, il ministro Henri‑Marie Dondra e altri nove candidati. Il contesto sembra migliorato rispetto al passato, ma la realtà in Centrafrica rimane dura.

La Repubblica Centrafricana cerca di risollevarsi dopo anni di conflitti, colpi di Stato e violenze intercomunitarie, ma la pace rimane un traguardo lontano. È in questo contesto che domani, domenica 28 dicembre il Paese si prepara alle elezioni nelle quali il presidente in carica Faustin‑Archange Touadéra sfiderà Anicet‑Georges Dologuélé, ex primo ministro (1999‑2001) e leader del partito di opposizione Union pour le Renouveau Centrafricain (Urca); Henri‑Marie Dondra, ex primo ministro e candidato di spicco dello schieramento politico Unir; e altri nove candidati.

Il contesto sembra migliorato rispetto al passato. “Si notano miglioramenti, soprattutto nelle città principali, ma la situazione generale resta fragile e instabile – racconta a L’Osservatore Romano, padre Antonio Triani, missionario cappuccino a Bouar -. Il conflitto generalizzato che devastava il Paese nel 2015 è terminato, ma nelle regioni periferiche operano ancora gruppi armati che vivono di furti e rapine. Anche la capitale soffre per l’alto tasso di criminalità e la mancanza di sicurezza, aggravata dall’arrivo di sfollati”.

Dal 2013, quando la coalizione ribelle Seleka ha assunto il potere con la forza, la Centrafrica è stata definita più volte «il cimitero degli accordi di pace»: trattati firmati in Gabon, Ciad, Congo, Angola, Kenya, Roma e Khartoum sono rimasti in gran parte inapplicati. Un segnale incoraggiante è arrivato nel luglio 2025, quando due gruppi armati, Upc e 3R, hanno annunciato la cessazione delle ostilità. Il presidente Touadéra ha ringraziato pubblicamente la Comunità di Sant’Egidio, attiva da anni come mediatore discreto ma determinante.

Centrafrica

Sul piano internazionale, Bangui guarda a Mosca. Il 15 gennaio 2025 Touadéra è stato ricevuto al Cremlino da Vladimir Putin e insieme hanno firmato un memorandum sulla gestione delle risorse naturali, aprendo la strada a nuovi investimenti russi. La presenza della compagnia di sicurezza Wagner, oggi Africa Corps, ha sostenuto l’esercito nella riconquista di diverse regioni, imponendo però un sistema di sicurezza parallelo e controverso. “Molti centrafricani ritengono che i russi siano più efficaci dei Caschi Blu dell’Onu – osserva padre Triani – ma la loro presenza solleva interrogativi su ingerenze politiche e sfruttamento delle risorse”.

La Francia, storicamente legata a Bangui, ha perso influenza: gli ultimi militari transalpini hanno lasciato il Paese nel marzo 2024. Nel frattempo, la Cina ha rafforzato la propria presenza economica, finanziando infrastrutture come l’Ospedale dell’Amitié e lo stadio nazionale della capitale. Al Forum Cina-Africa del settembre 2024, Touadéra ha incontrato Xi Jinping, consolidando un partenariato basato su infrastrutture e materie prime.

Sul piano locale, la Chiesa cattolica rimane un’istituzione stabile e rispettata. Durante gli anni di guerra, parrocchie e missioni hanno accolto migliaia di sfollati. “Le persone trovano rifugio e ascolto nelle nostre comunità”, spiega padre Triani. L’accordo quadro tra la Santa Sede e il governo, firmato nel 2016 e ratificato nel 2019, riconosce il ruolo delle scuole e dei centri sanitari religiosi.

La realtà rimane però dura: la povertà è diffusa, l’aspettativa di vita non supera i 55 anni e oltre metà della popolazione è analfabeta. L’agricoltura di sussistenza è compromessa da anni di violenze e sfollamenti. “Un bambino che nasce in un villaggio remoto parte con un handicap – commenta padre Triani – molte zone restano isolate durante le piogge e le strade sono impraticabili, rendendo difficile portare cibo, medicine o aiuti”.

Nonostante tutto, la popolazione mostra una fede profonda e straordinaria resilienza. “Le celebrazioni religiose sono molto partecipate, piene di canti, danze e gratitudine. Anche nella povertà, le persone manifestano una gioia di vivere che colpisce chiunque arrivi da fuori”. Padre Triani cita Barthelemy Boganda, primo sacerdote cattolico e “padre della nazione”, il cui motto “Zo kwe Zo” (“Ogni uomo è uomo”) racchiude lo spirito del popolo centrafricano: la speranza non muore, nemmeno dove tutto sembra perduto.

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