In Sudafrica torna la xenofobia e cresce la tensione con la Nigeria

di Tommaso Meo

di Valentina Giulia Milani

Le morti di due cittadini nigeriani riaprono un contenzioso ricorrente tra Abuja e Pretoria, mentre disoccupazione e tensioni sociali alimentano un clima ostile verso gli stranieri

Le relazioni tra Nigeria e Sudafrica attraversano una nuova fase di tensione, innescata da recenti episodi che riportano in primo piano il tema, irrisolto, della violenza xenofoba nel Paese dell’Africa australe. La morte di due cittadini nigeriani in circostanze ancora poco chiare ha spinto Abuja ad attivare i canali diplomatici, riaprendo un fronte sensibile.

LunedƬ, il ministero degli Esteri nigeriano ha convocato ad Abuja l’alto commissario ad interim del Sudafrica, Lesoli Machele, chiedendo chiarimenti formali e l’avvio di indagini sulle morti di Nnaemeka Matthew Andrew Ekpeyong e Kelvin Chidiebere Amaramiro. Il primo ĆØ deceduto il 21 aprile mentre si trovava in custodia presso il Tshwane Metro Police Department; il secondo ĆØ morto il 25 aprile in un ospedale dell’Eastern Cape. Secondo Abuja, entrambi i casi presentano elementi che richiedono verifiche approfondite e chiamano in causa possibili responsabilitĆ  delle forze di sicurezza sudafricane.

Il governo nigeriano ha sollecitato Ā«indagini approfondite, trasparenti e imparzialiĀ», chiedendo inoltre pieno accesso per le famiglie alle autopsie e alla documentazione relativa ai decessi. La richiesta si inserisce in un quadro di preoccupazione più ampio: il ministero degli Esteri ha infatti richiamato l’attenzione su episodi giĆ  documentati di maltrattamenti e attacchi contro cittadini e attivitĆ  nigeriane in Sudafrica, sottolineando il rischio di impunitĆ  e di reiterazione delle violenze.

Come riferisce Premium Times Nigeria, il senato nigeriano ha infine deciso di inviare una delegazione parlamentare in Sudafrica per cercare una soluzione diplomatica alle violenze contro cittadini nigeriani. La decisione ĆØ stata adottata dopo una mozione di condanna degli episodi xenofobi preentata in aula. La delegazione, composta da membri delle due camere del Parlamento e guidata dal presidente del Senato Godswill Akpabio, dovrebbe incontrare il governo e il Parlamento sudafricano nei prossimi giorni.

Parallelamente, Abuja ha avviato operazioni di rimpatrio volontario. Secondo quanto riportato da Reuters, circa 130 cittadini nigeriani hanno giĆ  manifestato l’intenzione di rientrare, un dato che potrebbe crescere nei prossimi giorni. La ministra degli Esteri Bianca Odumegwu-Ojukwu ha precisato che tra i richiedenti figurano sia residenti regolari sia migranti irregolari, accomunati dalla percezione di un peggioramento delle condizioni di sicurezza.

Gli sviluppi recenti si inseriscono in una dinamica più ampia e strutturale. Il Sudafrica ospita oltre 3 milioni di cittadini stranieri, pari a circa il 5,1% della popolazione secondo Statistics South Africa. Allo stesso tempo, il Paese registra uno dei tassi di disoccupazione più elevati tra le economie emergenti, superiore al 30% (31,4% nel quarto trimestre del 2025). In questo contesto, le tensioni sociali tendono a tradursi ciclicamente in episodi di violenza contro le comunitĆ  migranti, spesso percepite come concorrenti nel mercato del lavoro informale e nell’accesso ai servizi.

Pretoria ha più volte condannato ufficialmente gli attacchi xenofobi, ribadendo che tali episodi non riflettono la posizione del governo. La questione è stata affrontata anche sul piano bilaterale: nel corso di un recente colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri dei due Paesi, le parti hanno concordato sulla necessità di rafforzare la cooperazione per affrontare le cause profonde delle tensioni legate alle migrazioni e individuare soluzioni di lungo periodo.

Dal lato sudafricano, la rappresentanza diplomatica ha assicurato che le preoccupazioni espresse da Abuja saranno trasmesse alle autoritĆ  competenti, sottolineando l’impegno a preservare relazioni bilaterali considerate strategiche. Allo stesso tempo, il governo nigeriano ha invitato i propri cittadini alla calma e a evitare ritorsioni, segnalando che la vicenda ĆØ seguita ai massimi livelli istituzionali.

Al di là della gestione immediata della crisi, resta aperta una questione più ampia: la difficoltà di conciliare mobilità regionale, pressioni socio-economiche interne e sicurezza delle comunità straniere. Un equilibrio precario che, ciclicamente, torna a mettere alla prova non solo i rapporti tra Nigeria e Sudafrica, ma anche la tenuta delle dinamiche di integrazione nel continente africano.

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