Canestri d’Africa: i playoff Nba sono anche una storia africana

di Tommaso Meo

di Andrea Spinelli Barrile

Dai parquet americani alla Basketball Africa League, il basket globale parla sempre più africano. Con un numero record di atleti tra stelle nate nel continente e figli della diaspora, i playoff Nba consacrano una nuova geografia dello sport dove l’Africa non è più periferia, ma centro pulsante del gioco

Negli Stati uniti sono da poco cominciati i playoff Nba, la fase finale del campionato di basket americano che, quest’anno, vede un numero record di giocatori africani o di origini africane calcare i parquet più prestigiosi e spettacolari del mondo.

Non da oggi, i playoff Nba sono anche una storia africana: non solo per i giocatori nati nel continente, ma per una diaspora sempre più centrale nella pallacanestro globale. Nella stagione 2025-26 oltre 60 atleti con radici africane hanno fatto parte dei roster Nba e diversi sono protagonisti anche nella corsa al titolo. Complessivamente, se consideriamo tutti i giocatori con legami diretti con il continente, arriviamo a quota 94, con la Nigeria che guida la carica (30 giocatori), seguita da Senegal e Sud Sudan. Che questi atleti siano nati a Lagos o a Londra e Parigi da genitori africani, i playoff Nba raccontano e mostrano, quasi plasticamente, una geografia nuova del basket, in cui l’Africa non è più una periferia del gioco globale: è uno dei suoi centri.

Tra i protagonisti dei playoff, alcuni nomi raccontano da soli il peso raggiunto dall’Africa in questo sport, a cominciare da Joel Embiid, nato a Yaoundé e leader dei Philadelphia 76ers: uno dei giocatori più dominanti della lega negli ultimi anni. Accanto a lui, Pascal Siakam, anche lui camerunese, oggi punto di riferimento degli Indiana Pacers, detto “Spicy P” o, meglio ancora, l’Mvp delle Finali della Eastern conference 2025. Nato a Douala e scoperto grazie al programma “NBA without borders”, Siakam ha trascinato i Pacers alle Finals con medie da capogiro (24.8 punti a partita). È l’orgoglio del Camerun e il degno erede dei grandi campioni del passato. E ancora, Bam Adebayo (sotto contratto con i Miami Heat, di origini nigeriane), che con una media di oltre 10 rimbalzi a partita nei playoff e quest’anno in regular season ha messo a referto 83 punti in una sola partita, seconda prestazione ogni epoca in Nba. Bam (il cui vero nome è Edrice) incarna oggi la grinta nigeriana sotto canestro.

Pascal Siakam (a sinistra)

E poi c’è Giannis Antetokounmpo, forse il simbolo più potente di questa Nba para-africana: nato in Grecia da genitori nigeriani, due volte Mvp e leader dei Milwaukee Bucks. La sua parabola, dalla marginalità alla vetta della Nba, è diventata quasi un racconto generazionale della diaspora africana. Se c’è un filo rosso che attraversa i playoff, è prorio quello della Nigeria: il Paese più rappresentato nel basket americano continua a produrre talenti, spesso attraverso la diaspora. Giocatori come il già citato Adebayo, OG Anunoby (New York Knicks) o Precious Achiuwa portano in campo un mix di fisicità e versatilità che è diventato quasi un marchio di fabbrica del basket nigeriano.

Se la Nigeria domina per quantità, il Camerun impressiona per qualità: Embiid e Siakam non sono casi isolati, ma il prodotto di un percorso sempre più strutturato che passa anche attraverso programmi come Nba Academy Africa. Il dato interessante è che molti dei giocatori africani più forti condividono caratteristiche simili: sono lunghi, mobili, tecnicamente completi, non più solo centri tradizionali ma giocatori in grado di gestire il pallone, tirare da fuori, leggere il gioco. Non è, insomma, solo una questione di numeri, di quantità, ma proprio di influenza tecnica. Molti di questi giocatori occupano ruoli chiave, soprattutto nelle posizioni di ala e centro, dove atletismo e capacità difensiva fanno la differenza.

Joel Embiid

Accanto ai giocatori con i natali africani, c’è una seconda squadra, altrettanto importante: quella dei figli della diaspora. Nati in Europa o negli Stati Uniti, ma con radici africane profonde: il caso più noto è quello di Antetokounmpo, il “Greek Freak” greco-nigeriano: anche se gli infortuni lo hanno frenato, resta il volto globale dell’eccellenza africana ma anche di molti altri protagonisti dei playoff. Victor Wembanyama (di origini congolesi ma nato e cresciuto in Francia), gioca nei San Antonio Spurs: soprannominato “Alien project”, in questa stagione si è confermato una stella assoluta e un futuro dominatore dei playoff per gli anni a venire.

Questo fenomeno che racconta qualcosa di più grande del basket: una geografia globale in cui identità e appartenenze si sovrappongono. Il talento non arriva solo “per caso”: l’Nba sta investendo tantissimo nel continente con la Bal (Basketball Africa league), e giovani come Khaman Maluach (del Sud Sudan) stanno già mostrando al mondo di cosa sono capaci.

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