Kemi Seba resta in cella e chiede asilo in Sudafrica

di Tommaso Meo

L’attivista panafricanista Kemi Seba resterà in detenzione in Sudafrica fino all’11 maggio, data a cui è stata rinviata l’udienza per la sua eventuale scarcerazione su cauzione. Nel frattempo, per evitare l’estradizione, la difesa ha formalizzato per il proprio assistito una richiesta di asilo politico nel Paese.

Lo slittamento dell’udienza, come spiegato dal suo avvocato Sinen Mnguni all’emittente Africanews, è dovuto unicamente a concomitanti impegni procedurali del pubblico ministero. Il legale si è detto fiducioso sul futuro accoglimento dell’istanza e ha accusato le istituzioni statali di voler ingigantire intenzionalmente la pericolosità dell’attivista per giustificare la detenzione, sottolineando come i capi d’imputazione sul suolo sudafricano riguardino esclusivamente violazioni delle leggi sull’immigrazione.

Seba, nato in Francia 45 anni fa come Stellio Gilles Robert Capo Chichi e in seguito privato della cittadinanza francese, era stato arrestato due settimane fa in un centro commerciale di Pretoria insieme al figlio diciottenne. Un’operazione di polizia sotto copertura aveva interrotto il loro presunto tentativo di raggiungere lo Zimbabwe con l’aiuto di un cittadino locale, al fine ultimo di volare in Europa. In quell’occasione gli agenti avevano sequestrato contanti per oltre 318.000 rand, equivalenti a circa 16.000 euro.

L’attivista, noto per la feroce retorica antioccidentale e le posizioni filorusse nel Sahel, è ricercato in Benin: l’autorità giudiziaria di Porto-Novo ha emesso contro di lui un mandato di cattura nel dicembre del 2025 per incitamento alla ribellione, a seguito del suo appoggio pubblico al tentato colpo di Stato contro l’ex presidente Patrice Talon. Proprio per rispondere a questo mandato il Sudafrica aveva avviato le iniziali procedure di estradizione.

La vicenda ha avuto immediate ripercussioni diplomatiche anche in altre aree del continente. Nelle ore successive all’arresto a Pretoria, la presidenza del Niger ha dichiarato Seba persona non grata, ritirandogli il passaporto diplomatico e licenziandolo formalmente dal ruolo di consigliere speciale del leader militare Abdourahamane Tiani.

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