Di Maria Scaffidi
Il primo ministro del Governo di unità nazionale ha raffreddato i suoi rapporti con la Fratellanza, storica alleata a Tripoli. Sullo sfondo il nuovo corso dei rapporti con Washington
Il clima politico tra Washington e Tripoli ha cambiato direzione, trascinando con sé vecchie alleanze e sodalizi che fino a ieri venivano gestiti dietro le quinte e che oggi vengono rinnegati pubblicamente. Questo mutamento «si riflette chiaramente nella rottura tra Abdul Hamid Dbeibah, capo del Governo di unità nazionale (Gnu), e i Fratelli Musulmani in Libia». Usa queste parole il quotidiano panarabo Asharq al-Awsat per rilanciare la notizia di una significativa rottura politca avvenuta nel Paese nordafricano.
Durante un recente incontro pubblico, Dbeibah ha lanciato un attacco frontale all’organizzazione, accusandola di aver tentato di approfittare delle sue recenti condizioni di salute per scavalcarlo e prendere il potere. Il premier – prosegue Asharq al-Awsat – ha definito i membri del gruppo come «opportunisti», raccontando un episodio specifico: secondo la sua versione, mentre si trovava all’estero per cure mediche, un esponente dei Fratelli Musulmani avrebbe contattato alcune potenze straniere provando in questo modo a farsi spazio.
Al di là di questa ricostruzione, questo riposizionamento avviene in un contesto internazionale dove gli Stati Uniti hanno inserito diverse branche dei Fratelli Musulmani nelle liste globali del terrorismo. Il Gran Mufti Sadiq al-Ghariani, rimosso anni fa dal Parlamento dell’Est ma ancora influente a Tripoli, è intervenuto sulla vicenda attraverso l’emittente «al-Tanasuh». Al-Ghariani ha definito l’attacco di Dbeibah un errore politico che «colpisce una corrente che ha sostenuto l’ascesa del premier al potere», avvertendo che i suoi toni ricordano le pratiche dei servizi di intelligence internazionali che usano il termine «Fratelli Musulmani» come sinonimo di terrorismo. Il Mufti ha cercato allo stesso tempo di «giustificare» Dbeibah ipotizzando che le sue critiche non fossero dirette ai sostenitori leali, ma alla fazione guidata da Mohammed Sawan, che si è staccata per formare il «Partito Democratico» avvicinandosi alle autorità della Cirenaica.
Abdul-Razzaq al-Aradi, ex membro dell’organizzazione, ha invitato Dbeibah a coinvolgere il Procuratore generale per indagare sulle sue accuse di contatti illeciti con potenze straniere. Al-Aradi ha inoltre ricostruito i retroscena del Forum di Ginevra del febbraio 2021, ricordando come i membri del Partito della giustizia e della costituzione (braccio politico dei Fratelli Musulmani) siano stati alleati fondamentali di Dbeibah, votando per lui contro la lista guidata da Aguila Saleh e Fathi Bashagha. Questa partnership è proseguita per anni con una presenza costante all’interno dell’Alto Consiglio di Stato.
La notizia ha trovato eco anche nella stampa israeliana. «Per anni la presenza dei Fratelli Musulmani all’interno del governo di Abdul Hamid Dbeibah è stata un segreto noto a tutti che i diplomatici occidentali hanno preferito ampiamente ignorare» ha scritto The Times of Israel. «Quella che è stata una simbiosi politica reciprocamente vantaggiosa, utile a superare crisi di bilancio e scontri tra milizie, sembra però essere giunta al capolinea in modo plateale, svelando le profonde ipocrisie che governano la transizione libica». Anche secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano, la rottura formale sarebbe stata dettata da una precisa necessità politica individuata da Washington: l’appartenenza o la vicinanza alla Fratellanza è diventata un «fardello insostenibile» nel dialogo con gli Stati Uniti, che hanno progressivamente inasprito la posizione verso le organizzazioni collegate al gruppo in vari Paesi.



