Zimbabwe al buio e sempre più in crisi

di Marco Simoncelli
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La crisi economica che da anni colpisce lo Zimbabwe, e dalla quale il governo del presidente Emmerson Mnangagwa non ce la fa a uscire, sta avendo effetti anche sulla distribuzione di energia, con il Paese che resta al buio e vive grossi disagi. Ieri la compagnia elettrica statale zimbabwana (Zetdc) ha annunciato nuove interruzioni nell’erogazione, che nelle prossime settimane coinvolgeranno anche la fornitura alle miniere. Dichiarazioni riprese dai media locali riportano che i vertici di Zetdc hanno precisato interruzioni del servizio fra le cinque e le otto ore.

Le autorità di Harare giustificano i blackout con la produzione ridotta della sua principale centrale idroelettrica, causata dalla forte siccità che ha abbassato i livelli di acqua alla diga, ma, come ricorda Agenzia Nova, il Paese affronta anche una grave penuria di carburante a causa della mancanza di valuta estera.

Di recente Zesa Holdings, un’altra compagnia elettrica statale, aveva chiesto all’Authority nazionale per l’energia l’autorizzazione ad aumentare le proprie tariffe del 30%. L’amministratore delegato di Zesa, Patrick Chivaura, aveva spiegato che la richiesta era stata presentata per contrastare l’aumento del prezzo del gasolio (a gennaio cresciuto del 150%). Chivaura ha sostenuto che un aumento delle tariffe è «necessario» per contrastare la crisi, e detto che se la richiesta verrà  rifiutata il gruppo potrebbe procedere a tagliare gli alimentatori.

«La mancanza di manutenzione provoca blackout in diverse zone; le linee collassano perché non possiamo occuparci del loro stato», ha detto l’Amministratore delegato di Zesa. Il rincaro del prezzo della benzina da 1,24 a 3,31 dollari al litro, deciso a gennaio da Mnangagwa come risposta alla carenza di carburante, ha provocato violente proteste nel Paese.

Già l’anno scorso, secondo i dati resi noti dal centro studi Africa House, lo Zimbabwe aveva un deficit energetico del 14%, o di 250 megawatts,  e si prevedeva che con la ripresa di progetti industriali e minerari il deficit sarebbe potuto aumentare.

Non è un caso, dunque, se sempre Manangagwa ha chiamato ieri Fortune Chasi a presiedere il nuovo ministro per l’Energia, anche se la scelta giunge nell’ambito di una serie di nuove nomine che il capo dello Stato sta effettuando ai vertici del governo. Finora viceministro dei Trasporti e dello Sviluppo infrastrutturale, Chasi sostituisce Joram Gumbo, chiamato a ricoprire l’incarico di ministro di Stato agli Affari presidenziali.

Ad aggravare una situazione già difficilissima, con l’inflazione su base annua al 42%, la disoccupazione attorno all’80% (secondo alcune stime) e i prezzi dei beni di prima necessità ormai alle stelle, va ricordato che a marzo il Paese è stato colpito dall’uragano Idai, che ha provocato ingenti danni e perdite di vite umane nel Paese, in Mozambico e in Malawi. Per sostenere lo Zimbabwe nella difficile ripresa, la Banca mondiale (Bm) ha di recente annunciato di aver aumentato il fondo di emergenza destinato ai tre Paesi, con l’obiettivo di raccogliere fino a 75 milioni di dollari a sostegno delle autorità di Harare con il supporto delle diverse agenzie delle Nazioni Unite.

L’entusiasmo popolare per la deposizione del presidente Robert Mugabe, nel novembre 2017, sembra essere durato poco.

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