Zimbabwe: ancora crisi. Prezzo del pane raddoppia in un giorno

di Marco Simoncelli
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La crisi economica che da anni colpisce lo Zimbabwe non sembra avere fine. Gli zimbabwani stanno chiedendo al loro governo di intervenire per risolvere i problemi che affliggono il Paese, dopo i recenti aumenti che martedì hanno portato al raddoppio del prezzo del pane.

Martedì, il dollaro Rtgs è stato infatti scambiato a 3,19 dollari sul mercato interbancario e a 5 dollari sul mercato nero. Ciò significa che una pagnotta di pane costa circa 70 centesimi di dollaro, in un Paese in cui il reddito medio è di circa 4 dollari al giorno.

Il paese non ha avuto una sua valuta dal 2009, quando abbandonò il dollaro dello Zimbabwe a causa dell’iperinflazione che aveva raggiunto i 500 miliardi per cento. Per frenare l’inflazione rovinosa, adottò un sistema multi-moneta dominato dal dollaro Usa. Tuttavia, una carenza di dollari in contanti spinse il governo, nel 2016, a emettere una valuta surrogata denominata ‘bond note’, da utilizzare insieme al denaro elettronico, che consiste in fondi depositati elettronicamente in conti bancari.

Nel tentativo di arginare il peggioramento della crisi economica – che ha comportato un aumento dell’inflazione, la mancanza di carburante, farmaci e cibo, e l’esplodere di proteste popolari represse con violenza –, lo scorso febbraio il governo ha introdotto una nuova valuta, denominata Real time gross transfer dollars (dollari Rtgs), che sta però perdendo valore, costringendo le aziende ad aumentare i prezzi.

L’inflazione su base annua è salita al 66,8% a marzo, rispetto ai 59,39% del mese precedente, secondo l’agenzia di statistica Zimstats.

«Il pane è diventato un lusso. Quante persone possono permetterselo a questo ritmo?», ha confidato ad Africanews Sarah Chisvo, una madre di tre figli mentre faceva la spesa in un supermercato nel centro di Harare. «Il governo deve fare qualcosa prima che questo sfugga di mano».

Il pane è il cibo più consumato dopo la farina di mais, e l’aumento segue quello di altri prodotti come olio da cucina, zucchero e latte. A gennaio, un aumento dei prezzi del carburante ha portato a proteste che hanno causato la morte di diverse persone a seguito di una repressione militare.

Mentre i prezzi dei beni di base continuano a salire, i salari sono rimasti largamente invariati, aumentando la rabbia della popolazione nei confronti del governo del presidente Emmerson Mnangagwa. Eppure, secondo diverse stime, sembrava che l’economia fosse in ripresa.

Lo Zimbabwe ha raggiunto un accordo con il Fondo monetario internazionale (Fmi) su un programma di politiche economiche e riforme strutturali che potrebbe aprire la strada, per il Paese, alla ripresa delle relazioni con le istituzioni finanziarie internazionali.

Lo Zimbabwe soffre inoltre gli effetti della siccità e di un ciclone che ha devastato le parti orientali del Paese, che dunque ha bisogno di importare cibo utilizzando dollari Usd, che al momento scarseggiano, il che potrebbe mettere un’ulteriore pressione sul tasso di cambio e sui prezzi, secondo gli analisti.

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