Premio per la libertà di pensiero, l’attivista mauritano Biram vittima di ostruzionismo

di claudia
Biram Dah Abeid

L’attivista anti-schiavitù e abolizionista mauritano Biram Dah Abeid, che è anche deputato nel Parlamento di Nouakchott, sarebbe stato vittima di ostruzionismo quando era in lizza per la vittoria del premio Sakharov per la libertà di pensiero dell’Unione Europea, un importante riconoscimento a chi si batte per i diritti umani che spesso è stato il preludio al Nobel per la Pace.

Abeid sarebbe stato candidato al Sakharov nel 2020, quando questo fu vinto dall’opposizione democratica della Bielorussia, ma la sua candidatura sarebbe stata bloccata, secondo quel che rivela Politico citando un documento riservato, nell’ambito di una campagna di influenza condotta dall’ex-europarlamentare Antonio Panzeri e dal suo assistente, Francesco Giorgi, coinvolti poi nello scandalo cosiddetto “Qatargate”.

Abeid, rivelano alcuni documenti della polizia belga visionati da Politico, sarebbe stato escluso dalla lista dei candidati proposta dal gruppo Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo, che avrebbero subito la pressione di Panzeri e Giorgi, una versione che alcuni europarlamentari avrebbero confermato.

Abeid, il cui nome nel documento incriminato viene indicato come “Birame”, si è detto “scioccato e avvilito: ora sappiamo che il Premio Sakharov può essere oggetto di contrattazione tra attori potenti” e ha detto a Politico di aver effettivamente incontrato Panzeri diverse volte, nel 2013 e nel 2019.

Il nome di Biram Dah Abeid tra i finalisti del premio Sakharov si fa dal 2018. Questo importante riconoscimento è stato dato, in passato, a Nelson Mandela (il primo ad esserne insignito, nel 1988), Aung San Suu Kyi, le madri di Plaza de Mayo, Denis Mukwege, Nadia Murad, Malala Yousafzai e, nel 2023, Mahsa Amini.

Condividi

Altre letture correlate: