Libia | Riprende la produzione di petrolio

di Enrico Casale
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La National Oil Corporation (Noc), la compagnia petrolifera nazionale della Libia, ha annunciato la ripresa della produzione e delle esportazioni di petrolio che si erano interrotte sei mesi fa. Una prima petroliera dovrebbe iniziare a caricare il greggio nel porto di Al-Sedra, nella parte orientale del Paese, ha precisato la Noc, sottolineando che ci vorrà comunque tempo prima che la produzione torni ai livelli precedenti al blocco.

Ciò garantirà un nuovo afflusso di valuta estera. Anche se le entrate saranno minori di sei mesi fa. Il calo del prezzo legato alla pandemia di coronavirus inciderà notevolmente sulle casse libiche. E poi, dopo una così lunga interruzione, la produzione impiegherà del tempo per raggiungere 1,2 milioni di barili al giorno, il suo livello prima del blocco.

Il fermo della produzione era stato imposto da gruppi fedeli al maresciallo Khalifa Haftar, che controlla la Libia orientale e meridionale, e ha causato danni significativi ai serbatoi di stoccaggio del petrolio greggio e ad altre infrastrutture. Il 17 gennaio, la Libyan National Company aveva invocato la misura di «forza maggiore», che la solleva, in circostanze eccezionali, dalla sua responsabilità contrattuali.

Sul terreno, da quando le truppe del governo di Tripoli si sono avvicinate alla città costiera di Sirte, le battaglie via terra hanno assistito a una relativa tregua. In realtà, secondo alcuni, si tratta di una calma momentanea, che fa pensare ad una nuova violenta escalation.

Secondo quanto affermato dal quotidiano Asharq al-Awsat, le minacce del governo di Tripoli e gli ingenti e sofisticati rinforzi inviati dalla Turchia preludono a una prossima offensiva che potrebbe cambiare le sorti della città costiera di Sirte e della base di al-Jufra, i due obiettivi principali dell’operazione lanciata dall’esercito tripolino. Tuttavia, un tale risultato, specifica il quotidiano, non potrà essere raggiunto senza un maggiore coinvolgimento di Ankara, considerata tra i principali fautori dei cambiamenti negli equilibri di potere degli ultimi mesi. Ma Ankara, al momento, non sembra intenzionata a scatenare una nuova offensiva e, soprattutto, non pare smaniosa di scendere in campo con propri militari.

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