Mentre i giornali seguono le traiettorie dei missili, in Africa la guerra si legge sulle facce dei conducenti in coda al benzinaio, nel rumore dei generatori che si spengono e sul prezzo del pane, che in mezza Africa dipende dal grano importato. Gasolio più caro significa infatti costi più alti per spostare cibo, medicinali, beni essenziali nei mercati urbani. Lo Stretto di Hormuz bloccato significa anche urea alle stelle. Senza urea non ci sono fertilizzanti e senza fertilizzanti non c’è raccolto.
Il World Food Programme avverte: oltre 28 milioni di persone in più potrebbero scivolare nell’insicurezza alimentare acuta nel 2026, se il conflitto non si ferma entro metà anno. La guerra che nessuno vi racconta è quella che non fa rumore.


