Il Parlamento sudafricano ha convocato per lunedì 1 giugno una riunione della commissione incaricata di valutare l’eventuale impeachment del presidente Cyril Ramaphosa nell’ambito dello scandalo noto come Farmgate, relativo al furto di una ingente somma di denaro nascosta all’interno di un divano nella sua fattoria privata Phala Phala.
Il caso risale al 2020, quando dalla residenza rurale del capo dello Stato furono sottratti circa 580.000 dollari in contanti. Ramaphosa ha sempre negato irregolarità, sostenendo che il denaro provenisse dalla vendita legittima di bufali a un imprenditore sudanese e che non vi siano state violazioni delle norme valutarie o fiscali. Un’inchiesta della banca centrale sudafricana aveva in precedenza concluso che il presidente non aveva infranto le regole sul controllo dei cambi.
La vicenda è però tornata al centro del dibattito politico quest’anno dopo che, a inizio maggio, la Corte costituzionale sudafricana ha stabilito che il precedente voto parlamentare del 2022, con cui l’African National Congress (Anc) aveva bloccato l’avvio della procedura di impeachment, era stato irregolare. La Corte ha quindi ordinato al Parlamento di riattivare il procedimento e istituire una nuova commissione d’inchiesta.
Ramaphosa, presidente dal 2018, ha dichiarato di rispettare la decisione della Corte ma ha contemporaneamente avviato un ricorso giudiziario contro il rapporto parlamentare del 2022, definendolo «gravemente viziato» e basato su prove indirette. Il presidente ha inoltre fatto sapere che chiederà ai tribunali di sospendere qualsiasi procedura di impeachment fino alla conclusione del contenzioso legale.
Nonostante le pressioni delle opposizioni, diversi analisti ritengono improbabile una destituzione del capo dello Stato. Per approvare l’impeachment è infatti necessaria una maggioranza dei due terzi dell’Assemblea nazionale e, pur avendo perso la maggioranza assoluta nelle elezioni del 2024, l’Anc mantiene circa il 40% dei seggi parlamentari.



