Una faglia sconosciuta nel bacino del Karoo preoccupa il Sudafrica

di Tommaso Meo
Karoo

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Città del Capo ha invitato a rafforzare il monitoraggio del bacino del Karoo dopo aver individuato prove dell’esistenza di una faglia finora sconosciuta, che potrebbe innescare terremoti in un’area destinata dal governo all’esplorazione del gas di scisto.

Lo studio, ripreso da Reuters e condotto dal Dipartimento di Scienze geologiche dell’ateneo, indica che nel sottosuolo di alcune aree del Karoo potrebbero essere presenti condizioni geologiche analoghe a quelle associate, in altre regioni del mondo, alla sismicità indotta dalle attività di sfruttamento del gas di scisto.

La ricerca ha analizzato uno sciame sismico rilevato nei pressi di Leeu Gamka, nella provincia del Capo Occidentale, iniziato nel 2007 in un’area fino ad allora considerata relativamente stabile dal punto di vista sismico. Da allora sono stati registrati almeno 66 terremoti, compreso uno di magnitudo 4,8.

L’autore principale dello studio, Benjamin Whitehead, ha spiegato, citato dall’agenzia britannica, che i terremoti osservati nel Karoo sono di origine naturale e non sono stati provocati dalla fratturazione idraulica. Tuttavia, ha aggiunto, l’esperienza internazionale dimostra che l’iniezione nel sottosuolo delle acque reflue e le attività legate al gas di scisto possono riattivare faglie preesistenti in determinate condizioni. Per questo, secondo il ricercatore, i risultati non dovrebbero bloccare lo sviluppo del settore, ma contribuire a orientare le decisioni future e a individuare le aree in cui adottare maggiori precauzioni.

L’Agenzia petrolifera del Sudafrica stima che il bacino del Karoo contenga circa 209.000 miliardi di piedi cubi di risorse tecnicamente recuperabili di gas di scisto. Una ricerca pubblicata nel 2017 da geologi dell’Università di Johannesburg ha tuttavia ridimensionato la stima a circa 13.000 miliardi di piedi cubi.

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