Algeria e Mali hanno superato oltre 15 mesi di gravissima crisi diplomatica attraverso lo scambio dei rispettivi ambasciatori e la riapertura dei cieli ai voli civili e militari. La svolta è arrivata al termine di un colloquio telefonico tra il capo di Stato algerino Abdelmadjid Tebboune e il leader della giunta militare maliana, Assimi Goita. Il disgelo tra le due nazioni confinanti segue una analoga manovra di riavvicinamento avviata da Algeri con il Niger ed estesa anche al Burkina Faso, ridisegnando gli equilibri geopolitici e strategici nell’inquieta macroregione del Sahel.
La distensione ha azzerato i provvedimenti restrittivi che erano stati introdotti nell’aprile del 2025. I segnali di riapertura sono giunti in modo del tutto inatteso per le diplomazie internazionali, dato che a febbraio dello stesso anno le autorità di Bamako avevano smentito categoricamente ogni voce relativa a una possibile normalizzazione dei rapporti, proseguendo nello scambio di accuse al vetriolo.
Le profonde frizioni tra i due Paesi erano esplose alla fine del 2023, quando Algeri aveva concesso asilo ad alcuni esponenti di spicco dell’opposizione maliana, tra cui l’influente imam Mahmoud Dicko, mossa che Bamako aveva denunciato come una intollerabile ingerenza nei propri affari interni. Il governo militare del Mali accusava lo Stato algerino di sostenere i movimenti indipendentisti tuareg della zona di frontiera e di proteggere capi di organizzazioni terroristiche. La frattura era diventata definitiva nel gennaio del 2024 con la denuncia da parte maliana dello storico accordo di pace del 2015, di cui l’Algeria era garante. La situazione era poi precipitata in un aperto conflitto diplomatico nell’aprile del 2025, dopo l’abbattimento da parte dell’Algeria di un drone militare maliano lungo il confine, un caso finito persino davanti alla Corte internazionale di giustizia.
I dettagli geopolitici e le concessioni che hanno permesso questa improvvisa “pace dei bravi” non sono ancora stati resi noti e i nodi strategici restano irrisolti, ma la riattivazione dei canali ufficiali offre ora alle due capitali uno strumento concreto per gestire la sicurezza regionale in un quadrante cruciale.



