I ribelli dell’M23 hanno sfruttato la recente epidemia di Ebola nelle aree dell’est della Repubblica Democratica del Congo sotto il loro controllo per rafforzare la propria immagine di autorità di governo alternativa a Kinshasa.
Secondo Reuters, che cita documenti ufficiali e fonti coinvolte nella risposta sanitaria, dopo la dichiarazione dell’epidemia il 15 maggio, nelle zone controllate dai ribelli sono stati registrati quattro casi, uno a Goma e tre nei pressi di Bukavu. Alla fine di giugno l’M23 ha dichiarato conclusa l’emergenza dopo 21 giorni senza nuovi contagi.
I responsabili del gruppo hanno detto che circa 400 contatti sono stati monitorati e oltre il 98% ha ricevuto controlli quotidiani. La gestione dell’emergenza è avvenuta attraverso strutture sanitarie e amministrative parallele rispetto a quelle del governo centrale, con una cooperazione limitata alla condivisione di dati epidemiologici. Per sopperire alla mancanza di sostegno da parte di Kinshasa, i ribelli si sono rivolti al Ruanda, accusato dalle Nazioni Unite e governi occidentali di sostenere i miliziani. Kigali avrebbe fornito specialisti, dispositivi di protezione e materiali sanitari.
Gli analisti sottolineano tuttavia che il numero ridotto di casi rende difficile valutare l’efficacia del modello adottato dai ribelli e avvertono che la frammentazione della risposta sanitaria potrebbe complicare il contenimento dell’epidemia qualora il virus dovesse diffondersi ulteriormente nelle zone di conflitto.



