I nuovi africanisti – editoriale Africa n°2-2019

di Matteo Merletto
I nuovi africanisti - giornali

di Pier Maria Mazzola

L’Africa si ritrova, forse per la prima volta dal dopoguerra, al centro dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica (nel nostro piccolo, rileviamo un boom di interessamento all’iniziativa “Africa a scuola” lanciata dalla nostra rivista, che consiste in “lezioni” svolte nelle classi che ne fanno richiesta). Per tanti anni gli operatori dell’informazione su questo continente, rimasta sempre di nicchia, hanno reclamato una maggiore attenzione da parte della grande stampa, sia perché si rompesse il silenzio su tragedie che si consumano sul suolo africano all’insaputa dei più, sia, e soprattutto, perché si offrisse al grande pubblico un’immagine più attuale, più vera, più rispondente alle dinamiche di ogni tipo che, in contrasto con i nostri vecchi cliché, si producono sul continente.

Quel giorno è venuto, ma non nel modo che speravamo. L’Africa si è imposta all’attenzione esclusivamente come serbatoio di emigrazione inarrestabile. L’ultimo rapporto di “Carta di Roma” (l’associazione che si occupa della deontologia giornalistica nei confronti dell’immigrazione), stilato con l’Osservatorio di Pavia (specializzato sull’analisi dei media), riferisce di oltre 4000 notizie sugli immigrati nei tiggì dei primi dieci mesi del 2018: il 10% in più che nell’analogo periodo del 2017 – una dozzina di anni fa eravamo nell’ordine di pochissime centinaia di news. Ahimè. La quantità ha neutralizzato la qualità. Gli spunti per i titoli e le notizie sono quasi sempre di carattere emergenziale e, anche quando si parla di accoglienza, nella gran parte dei casi non è per raccontare storie positive ma per denunciare (giustamente, peraltro) storture, abusi e ruberie. In questo crescendo di disinformazione sostanziale sui migranti, gli “africani” e i “neri” hanno acquisito un rilievo crescente sostituendo, nell’immaginario, l’invasione islamica. «Era facile donare per l’Africa o fare adozioni a distanza quando l’Africa era lontana. Ora che questa gente viene a casa nostra ci rivela che siamo razzisti. Il nero a chilometro zero non piace», scrive padre Zanotelli nel suo Manifesto contro il nuovo razzismo.

E non è tutto. Ultimamente spuntano “esperti” d’Africa che hanno capito tutto, loro, e puntano con sicurezza il dito sulle cause (delle migrazioni, beninteso): la Francia, per esempio, e il celeberrimo franco Cfa, valuta di corso legale nelle ex colonie dell’Esagono. «Per far restare gli africani in Africa, basta che i francesi se ne stiano a casa loro». Basta?! Il neocolonialismo esiste, eccome, francese e non solo. Ma non è forse un’operazione di neocolonialismo mentale – ai danni degli italiani non informati ancor prima che degli africani – leggere la storia e la situazione di un continente con schemi riduttivi fino all’infantilismo? Per di più con finalità palesemente strumentali (certo non per amore dell’Africa).

Il silenzio sull’Africa è stato rotto, sì. Purtroppo. Nel peggiore dei modi. Perché ne è uscito solo un altro rumore che si aggiunge al fragore delle falsità, o delle mezze verità, che già ci assordava. E perché l’Africa e gli africani sono diventati, una volta di più, vittime e non soggetti: di polemica politica, di distrazione di massa, di una comunicazione miope e irresponsabile.


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