Chi finanzia lo Stato Islamico in Africa

di claudia

di Angelo Ferrari

Il terreno di battaglia privilegiato dell’Isis è diventato l’Africa, dopo la perdita del suo califfato tra Iraq e Siria. Dal Maghreb alla Rd Congo, dal Sahel al Mozambico, si moltiplicano le formazioni jihadiste. E, a sorpresa, tra i grandi finanziatori compare il Sudafrica, diventato un hub di smistamento di denaro

L’Africa diventa una regione sempre più strategica per l’Isis. Il settimanale di propaganda di Daesh, al-Naba, in più occasioni ha incoraggiato i suoi combattenti, sparsi per il mondo, a emigrare a sud del Sahara per stabilirvi nuove basi operative. In un video intitolato Dalla terra dell’Iraq ai leoni dell’Africa, l’Isis dipinge la regione come futura terra delle sue principali operazioni, ed esorta i sostenitori a trasferirsi nel continente per «unirsi al Califfato».

Le cellule jihadiste africane sono numerose e, spesso, ben organizzate. E lo Stato Islamico sta prendendo il comando di formazioni che, inizialmente, appartenevano alla galassia di al-Qaeda. Lo Stato islamico della provincia dell’Africa Occidentale (Iswap) ha preso l’eredità di Boko Haram dopo la morte del suo capo storico, Abubakar Shekau, diventando la più grande cellula dell’Isis in Africa. Ve ne sono altre. Dalla cellula che ha come base il Sinai (Is-Sp) a quella egiziana (Is-Misr), dalla Libia allo Stato Islamico del Grande Sahara (Isgs) alla Somalia, nonostante sull’Isis qui prevalga ancora la forza di al-Shabaab, legato ad al-Qaeda. Fino ad arrivare alle cellule attive in Tanzania, Mozambico, Kenya e Uganda. Una galassia che si è arricchita della falange delle Allied Democratic Forces (Adf) – ribelli ugandesi – che operano principalmente nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, Adf – anche dopo gli ultimi attentati – si rivela essere l’astro nascente del terrore jihadista. E i principali finanziamenti a queste organizzazioni provengono, sorprendentemente, dal Sudafrica.

La locomotiva economica dell’Africa australe è diventata una roccaforte per il sostegno dello Stato Islamico e di altre organizzazioni islamiste nel continente, diventando un vero hub di smistamento di denaro. Lo scorso anno il governo degli Stati Uniti ha sanzionato società e cittadini sudafricani sospettati di facilitare trasferimenti di fondi a favore dell’Isis. Nel marzo 2023, la Financial Action Task Force (Fatf), un’organizzazione antiriciclaggio con sede a Parigi, ha inserito il Sudafrica in una “lista grigia” di Paesi privi di rigore nella lotta al finanziamento di attività illecite. Una sorpresa anche per gli esperti di antiterrorismo di Pretoria. Se Daesh ha preso «slancio» negli ultimi cinque anni, il ruolo del Sudafrica risale «a più di un decennio fa», spiega Ryan Cummings, analista della società di consulenza privata Signal Risk con sede a Città del Capo. «Con la spinta dell’Isis e la presenza diretta in Mozambico» c’è stato un aumento dei «fondi provenienti dal Sudafrica verso il Mozambico e gruppi del continente africano, in particolare la filiale nella Repubblica Democratica del Congo», sottolinea Cummings. E tutto ciò grazie a un cocktail esplosivo: sistema finanziario opaco, democrazia dai confini porosi, corruzione endemica e organizzazioni criminali strutturate da tempo. I proventi arrivano spesso da attività illecite: dal traffico di droga e minerali preziosi alla presa di ostaggi o all’estorsione attraverso falsi profili dell’app di incontri Tinder.

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